di F.T.
Per definire i dettagli ci sarà bisogno di «altri tre o quattro incontri tecnici», come spiega Massimo Pessina di Norda. I passi avanti compiuti nei giorni scorsi, però, sarebbero stati seguiti da altri, tanto che qualche rappresentante sindacale parla di «soluzione vicina» per i lavoratori della San Gemini.
MASSIMO PESSINA E I LAVORATORI A CONFRONTO
Il tavolo convocato venerdì mattina dal prefetto Gianfelice Bellesini – che ha coordinato la discussione senza mai perdere di vista il nocciolo – ha messo di fronte tutti i soggetti presenti nella partita: i vertici di Norda, i sindacati (Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil e Ugl) e le rsu, i rappresentati di Confindustria e quelli delle istituzioni. Sotto il palazzo, i lavoratori onnipresenti e pronti a far sentire la propria voce.
IL COMMENTO DI GIANNI PASTRELLO (FAI CISL)
Premesse L’incontro nasce dalla lettera inviata dai sindacati, dopo la ‘falsa partenza’ della trattativa: «Nella newco devono entrarci tutti e 102 i lavoratori attualmente in organico». Una missiva mal digerita dai vertici di Norda: «Avrei voluto rispondere di getto, ma la ragione ha avuto la meglio», ha spiegato Massimo Pessina ai presenti. Alla fine, però, al tavolo istituzionale ci si è arrivati con i nervi ben saldi, fondamentali in una partita così delicata.
Numeri Nella discussione, la dirigenza di Norda ha fatto riferimento a «un costo del lavoro che incide in maniera pesante sul fatturato» e di un piano industriale che è «un’opportunità e al tempo stesso un rischio, che l’azienda si assume direttamente». Il tema-caldo, non sfugge a nessuno, è quello del personale: «Noi siamo arrivati fin qui – ha detto Massimo Pessina facendo riferimento ai circa 70 posti previsti da Norda -, i sindacati hanno la loro posizione (102, non uno di meno, ndR). Il punto di caduta si può individuare con il supporto delle istituzioni».
Gli strumenti Chiamato in causa, l’assessore regionale Vincenzo Riommi, non si è tirato indietro: «A noi interessano soprattutto numeri di prospettiva e lo sviluppo dell’azienda – ha detto -. Per questo siamo disponibili a collaborare su misure e strumenti che possano sostenere il piano industriale che c’è e che ha una valenza ben precisa». Poi è entrato nel vivo: «Il gruppo ha tre società (San Gemini, San Francesco/Amerino e Fruit, ndR) e i lavoratori coinvolti non sono solo 102, ma almeno 133. Si arriva al trasferimento di azienda con un esubero evidente e senza che si sia fatta un’ora di cassa integrazione ordinaria. Ma lo strumento c’è ed è una risorsa rimasta a disposizione di tutti i lavoratori».
Prospettive A conti fatti, al netto delle partenze più o meno obbligate, i margini per far rientrare nel progetto il totale della forza lavoro del comparto-minerali ci sarebbero. Poco meno di cento persone che potrebbero alternarsi a seconda dei periodi, con il supporto degli ammortizzatori sociali disponibili. In attesa che il progetto-Norda decolli. Una speranza, questa, che riguarda anche i 23 della ‘Fruit’, per i quali – al momento – ci sarebbe l’impegno a prolungare la cassa integrazione straordinaria.
Soddisfazione Per il sindaco di San Gemini, Leonardo Grimani, «si sono create le condizioni per ragionare insieme con una prospettiva migliore rispetto a quella di qualche giorno fa». Dal canto suo il prefetto Bellesini si è detto «molto soddisfatto del risultato ottenuto. Il mio pensiero e le mie preoccupazioni – ha aggiunto – sono sempre state per le famiglie dei lavoratori che hanno dovuto vivere mesi di angosciosa incertezza. Confido nella buona volontà dichiarata da tutte le parti in causa, nonché sul senso di responsabilità degli attori sindacali, nazionali e locali, che ho potuto apprezzare in tutte le occasioni di confronto».
Per il tavolo tecnico, l’appuntamento è per martedì 11 febbraio in Confindustria. In quella sede verranno approfonditi i contenuti del piano industriale, così come «le soluzioni praticabili e le opportunità offerte dal sistema per tutelare i posti di lavoro in ballo».
