di Daniele Bovi
Un’Umbria in vetta alla classifica nazionale per quanto riguarda l’uso di legna e pellet, ma sotto la media per impianti di condizionamento e non solo. Sono questi alcuni degli aspetti più importanti che emergono dall’indagine dell’Istat sulle «Dotazioni energetiche delle famiglie», relativa al 2024 e pubblicata nei giorni scorsi.
Legna e pellet Secondo i dati, un terzo delle famiglie umbra utilizza legna per riscaldarsi o comunque per un camino e il 17,4 per cento pellet. Numeri nettamente sopra la media nazionale: in Italia infatti si parla del 16 per cento per quanto riguarda la legna e del 7,8 per il pellet. Oltre 327mila le tonnellate di legna bruciate dalle famiglie umbre e quasi 81mila di pellet; in media nel Cuore verde si bruciano 2,7 tonnellate di legna per ogni famiglia e 1,3 di pellet. Oltre all’Umbria per quanto riguarda la legna in testa ci sono le Province di Trento e Bolzano con rispettivamente il 37,9 e 36,2 per cento, Calabria (35,5 per cento) e, dopo l’Umbria (34,8 per cento) il Friuli-Venezia Giulia (30,3 per cento). In fondo invece si sono Lombardia (6,8 per cento), la Sicilia (7) e la Liguria (9,6).
Condizionamento Venendo invece agli impianti di condizionamento, in Umbria ne ha uno meno di una famiglia su due (44 per cento) contro una media nazionale del 56 per cento, mentre quella delle regioni del Centro è leggermente inferiore (51 per cento). Idem per quanto riguarda i sistemi con pompe di calore, in grado di garantire sia aria fredda che calda: in Umbria ce l’ha il 32,7 per cento delle famiglie contro il 40,4 della media nazionale. A influire, al di là delle caratteristiche dei territori, sono sicuramente i costi, non trascurabili e non alla portata di tutti sia per quanto riguarda l’impianto di condizionamento che per quello che fornisce anche aria calda. Di sicuro però, in Umbria come nel resto d’Italia, complici le estati sempre più roventi nel corso degli anni il numero di impianti è aumentato.
Autonomi e non L’Umbria si distingue poi – certamente date anche le peculiarità dei suoi insediamenti abitativi – per una presenza ben oltre la media di famiglie per le quali l’impianto di riscaldamento unico (o almeno prevalente) è quello autonomo: 79 per cento contro il 69,6 del resto d’Italia. Il centralizzato invece rappresenta la soluzione prevalente solo per 6 famiglie su 100 contro il 14,4 della media nazionale.
L’inquinamento Tornando al grande utilizzo della legna, questo in Umbria ha un impatto importante anche per quanto riguarda l’inquinamento. Nel corso degli anni diversi studi hanno messo in evidenza come camini e stufe tradizionali siano i maggiori responsabili a proposito dell’emissione di polveri sottili come Pm10 e Pm 2,5. Secondo l’ultimo Piano regionale per la qualità dell’aria (risalente al 2022), in Umbria il macrosettore del riscaldamento (cioè stufe e camini) vale da solo il 62 per cento di tutto il Pm10, pari a oltre 5.400 tonnellate all’anno. Tutte sostanzialmente concentrate nel periodo tra ottobre e marzo.
