di Daniele Bovi
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Il groviglio intorno alle elezioni universitarie, sia quelle studentesche che quelle per il rettore, si infittisce ancora di più. Come annunciato da giorni infatti il professor Mauro Volpi, docente di diritto costituzionale, venerdì ha definitivamente sciolto la riserva decidendo di depositare un ricorso al Tar dell’Umbria contro la sua esclusione dalla corsa per il rettorato. Decisione arrivata dopo che la Commissione elettorale centrale dell’Ateneo, nei giorni scorsi, lo ha fatto fuori sulla base di una norma giudicata proprio nelle stesse ore incostituzionale dalla Consulta. Appena dopo la sua esclusione Volpi aveva spiegato che non avrebbe fatto ricorso «per senso di responsabilità: non voglio che le elezioni slittino». Ma ora che le elezioni sono slittate, e non per causa sua, il quadro è differente. Con il suo ricorso Volpi chiede ai giudici amministrativi un pronunciamento nel più breve tempo possibile che, nei suoi auspici, dovrebbe riammetterlo alla corsa.
Le elezioni La sua candidatura nelle settimane passate era stata presentata infatti «con riserva» perché in ballo c’era il contestatissimo articolo 25 del decreto Gelmini del 2010. Norma sulla quale pendeva un ricorso alla Corte costituzionale e con il quale, in sintesi, si dice che docenti e ricercatori devono andare in pensione a 70 anni senza poter restare in servizio fino a 72. Un articolo che lo escludeva dalla corsa perché lui 70 anni li compie nel 2018, mentre il sessennato del futuro rettore si concluderà un anno più tardi. Al momento, in attesa di capire quando il Tar si pronuncerà sul caso Volpi, la data da cerchiare è quella di mercoledì, quando i giudici cercheranno di sciogliere l’altro intricato nodo, quello che riguarda le moltissime liste di Udu-Sinistra universitaria e Alleanza universitaria escluse a causa di una serie di presunti vizi di forma dalle elezioni studentesche che si sarebbero dovute tenere il 24 e 25 maggio.
Pd: serve chiarezza Dopo gli incontri tra rettore e studenti andati a vuoto negli ultimi giorni, convocati con lo scopo di trovare una soluzione, si moltiplicano gli appelli. L’Udu, in una nota, da parte sua vuole mantenere il diritto ad un eventuale secondo grado di giudizio (di fronte al Consiglio di Stato) e chiede che si azzeri tutto e che il rettore convochi quindi nuove elezioni. Venerdì poi è intervenuta anche la segreteria regionale del Pd che, pur mantenendo le distanze dalle questioni che riguardano l’Ateneo, auspica chiarezza «sui tempi di ridefinizione delle strutture e delle cariche d’ateneo e che vengano altresì tutelate trasparenza, democrazia e partecipazione nella determinazione delle rappresentanze». Tutto ciò allo scopo di allontanare lo «spettro del commissariamento». Fantasma di cui si dovrebbe parlare in un appello che in queste ore sta circolando tra i prof più vicini a Volpi. Un documento («ancora in fase embrionale», spiega una fonte) che va nella direzione opposta a quella dei Top italian scientist resa nota nei giorni scorsi.
Lignani: basta il Tar In sostanza, si potrebbe uscire con una presa di posizione dove si dice che le colpe di un eventuale commissariamento non si potrebbero scaricare sulle spalle dell’Udu. Questo perché tanti e tali sono stati i ritardi dell’Ateneo che prendersela ora con l’Udu non avrebbe senso (o meglio, lo avrebbe in senso elettoralistico). Dalla sua postazione invece il consigliere regionale Andrea Lignani Marchesani (di quella Fratelli d’Italia vicina alle liste di Rinascita) in un comunicato indica quella che per lui è una possibile soluzione: fatte salve «equità e trasparenza» secondo Lignani basterà il giudizio del Tar a fare chiarezza e giustizia. «Chi dovesse – scrive -, con ingiustificato accanimento, ricorrere al Consiglio di Stato si assumerà una responsabilità enorme nei confronti del futuro dell’Università e della Regione».
