di Daniele Bovi
Un’accoglienza sul modello degli alberghi diffusi, però dedicata agli studenti universitari che decidono di arrivare a Perugia. Complici l’affaire del nuovo collegio di San Bevignate e il protocollo che si sta scrivendo tra Comune, Regione e istituzioni di alta formazione, il tema dei servizi da offrire agli universitari è al centro del dibattito cittadino. Di questo, ma anche di altro, si è parlato mercoledì mattina nel corso di una tavola rotonda, moderata dal giornalista del Tgr Rai Paolo Raffaelli, organizzata dalla Cisl dal titolo «Quale città per quale università?», alla quale hanno partecipato il rettore della Stranieri Giovanni Paciullo, il sindaco Wladimiro Boccali, il segretario regionale del sindacato Ulderico Sbarra, il professor Roberto Segatori e il direttore dell’ufficio scolastico regionale Domenico Petruzzo. Franco Moriconi invece, rettore dello Studium, ha dovuto dare forfait causa influenza.
Alloggi e bus «Il nostro compito – ha detto Boccali nel suo intervento – sarà quello di offrire un insieme di servizi. In questo quadro stiamo pensando ad un vero progetto di accoglienza che potrebbe essere diffusa, sullo schema di quello che si fa per gli alberghi». Un’idea da mettere nero su bianco con il coinvolgimento «della Regione – spiega il sindaco – e dell’Adisu che avrà un ruolo di ‘calmiere’ e di interazione tra pubblico e privato». Il ‘pacchetto’ pensato dovrà necessariamente riguardare anche i trasporti: sul punto il sindaco sgombra subito il campo da un’ipotesi, ovvero quella di prolungare indistintamente l’orario di funzionamento dei mezzi. «Non si può – dice – far girare tutto a qualsiasi ora e poi dire “se mi va lo prendo”, è una roba da anni Ottanta. Bisogna pensare a servizi specifici ed è per questo che stiamo facendo uno studio su alcune fasce, anche serali, per un trasporto dedicato agli studenti». Tutte idee che dovranno trasformarsi in realtà.
San Bevignate Inevitabile anche un passaggio su San Bevignate. Il sindaco, che all’epoca dell’approvazione del progetto (2007) ricopriva il ruolo di assessore all’Urbanistica, tornando indietro con la memoria a quegli anni quando gravitavano 35 mila studenti parla anche di «foga» nell’ideazione della struttura: «La voglia di primeggiare – ha detto – ci ha fatto mettere un collegio dove non dovevamo metterlo. A quell’epoca c’era molta foga». E quando si parla di un nuovo collegio, e quindi di ulteriori posti letto per studenti, secondo Boccali si scatenano interessi non propriamente legittimi: «Quando dici di volerne aprirne uno nuovo – sostiene – vi assicuro che c’è molto malumore tra chi fa economia non proprio “in bianco”». Quel che è sicuro, almeno secondo le parole del sindaco, è che nei prossimi anni la prospettiva «sarà quella del recupero delle strutture esistenti».
Le responsabilità Di una città che una volta era «più accogliente» ha parlato invece Segatori: «C’erano cinema in centro e servizi mentre ora la situazione è radicalmente cambiata. I servizi ci sono ma la città è meno accogliente. Alla Conca sfido a trovare un parcheggio». Una «elegia del passato» che non è piaciuta a Paciullo, che mette sul banco degli imputati anche le università e soprattutto il modo in cui sono state condotte: «Le abbiamo sviluppate – dice – troppo a misura delle carriere accademiche. Io credo che la maggior parte delle responsabilità sta nelle dinamiche che abbiamo costruito». In tema di servizi poi sul tavolo della sua scrivania a palazzo Gallenga Paciullo sta mettendo insieme un dossier «su come i privati stanno gestendo l’accoglienza», probabilmente non troppo ricco di lati positivi.
Un altro mondo «Siamo in un altro mondo – ha detto Boccali -: spesso quelli che dicono che una volta era meglio è perché allora stavano meglio loro. E poi non credo che si possa scegliere un’università in base alla presenza o meno di un parcheggio. Io credo che culturalmente circondare di macchine le facoltà non sia una roba europea». Quello che secondo Boccali serve è «un’università qualificata, con didattica e ricerca di alto livello. Bisogna lavorare per una Perugia città di alta formazione. C’è un potenziale enorme». In questo quadro ognuno dovrà fare il proprio lavoro come ribadisce Paciullo: «L’apertura del tavolo – dice – va bene, dobbiamo razionalizzare risorse, mettere insieme servizi e comunicazione. Nessuno dovrà più immaginare il proprio percorso in solitaria, anche se ovviamente non annienteremo le nostre identità».
Formazione e lavoro Dal suo osservatorio Sbarra pensa all’integrazione tra la formazione e il lavoro, stabilendo che la bussola dovrà essere orientata verso la produzione: «È da qui – dice – che bisogna ripartire per creare ricchezza. Spesso la ricerca è stata troppo ‘tagliata’ sulle necessità di alcuni professori». Tra i settori nei quali si dovrà cercare di creare nuova occupazione, secondo quanto emerso mercoledì, quello della conoscenza e comunicazione, la green economy, l’assistenza, la cura e la buona formazione.
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