Il rettore Giannini con il collega Filippo Bencardini dell’università del Sannio
Il rettore Giannini con il collega Filippo Bencardini dell’università del Sannio

di Ivano Porfiri

Ci sono la Bocconi di Milano e le due università per Stranieri di Perugia e Siena ai primi tre posti della classifica degli atenei sull’internazionalizzazione, stilata dalla società di ricerca ‘Vision’ e presentata nell’ambito di un convegno su “Il futuro delle Università nel mercato globale delle idee: internazionalizzazione e nuovi competitors”, organizzato dall’Università per Stranieri di Perugia in occasione del Festival internazionale del giornalismo. Il tutto in un panorama in cui l’Italia perde sempre più posizioni nel panorama internazionale.

I parametri La graduatoria tiene conto di diversi parametri: il numero di studenti stranieri sul totale degli iscritti, gli studenti dell’ateneo che fanno un’esperienza di studio all’estero, quelli stranieri in transito per i programmi di studio, i docenti che trascorrono un periodo fuori dai confini, il numero di studenti provenienti dai 4 paesi emergenti (Cina, India, Brasile e Russia), la varietà di nazionalità rappresentate e il tasso di crescita degli studenti stranieri iscritti.

Università degli studi 26esima Subito dopo le prime tre: il Politecnico di Torino, l’Università ‘Carlo Cattaneo’ Liuc, l’Università di Bolzano. Come sottolineato dai ricercatori nel corso di una conferenza stampa, a soffrire sono gli atenei più grandi (il politecnico di Milano è nono, la Sapienza di Roma 18esima) e gli atenei del Sud (la prima è l’Università del Sannio di Benevento, 19esima). L’università degli studi di Perugia è solo 26esima.

Italia snobbata Al di fuori della classifica, un particolare accento è stato posto sulla difficoltà generalizzata che le università italiane hanno nell’attrarre studenti stranieri. Nel mercato internazionale dell’attrattività la quota mercato dell’Italia è del 2%, a fronte del 18,7% degli Stati Uniti, del 10% del Regno Unito, del 7,3% di Germania e Francia. Anche tra le destinazione Erasmus l’Italia soffre con un 8,8% di quota mercato contro il 16,7% della Spagna, del 12,4% della Francia, dell’11% della Germania e del 10,5% del Regno Unito.  Da una stima riportata dai ricercatori, uno studente straniero nel suo corso di studi lascia sul territorio circa 20 mila euro.

L’affondo di Giannini «Nella sofferenza italiana – ha commentato il rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, Stefania Giannini – pesano due condizioni inaccettabili: la miopia sui tagli che non sono indirizzati selettivamente verso gli sprechi, ma colpiscono sia le realtà efficienti che quelle inefficienti, e poi la distrazione del paese sul tema della cultura in senso ampio: se non si torna ad investire sulla ricerca e l’università – ha concluso – siamo destinati a un rapido declino». Giannini ha anche criticato l’approccio che si ha nel parlare di «cervelli in fuga». «Il problema – ha spiegato – non sono gli studenti che legittimamente vanno all’estero a lavorare, il vero problema è la staticità del sistema che non permette loro di rientrare. E’ lo stesso discorso che si fa con il precariato: è normale fare un periodo da precari purché poi non si arrivi precari a 40 anni».

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