di Daniele Bovi
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Un rettore «viaggiatore» e «non in ermellino», che intraprenda subito una strada fatta di «discontinuità netta», un «percorso nuovo per evitare che la nostra università diventi un ricordo che leggeremo sui libri di storia». Di fronte ad una colma sala Dessau di quel palazzo Murena, sede del rettorato al quale vuole dare la scalata il professor Maurizio Oliviero, 47 anni («alcuni pensano pure che sono troppo giovane»), da sei alla guida dell’Adisu, ha presentato venerdì il programma con il quale si presenterà alle elezioni del prossimo 13 giugno. Un programma che ruota attorno ad un concetto ripetuto più volte negli oltre 60 minuti di presentazione: discontinuità. Un cambiamento «netto» necessario per curare un Ateneo «che non gode di ottima salute» e che dovrà rimanere saldamente pubblico: «L’università pubblica – ha detto – è l’unica condizione per una ricerca libera ed eguale. Io credo che il futuro non passi da una fondazione privata».
Cambiamento Il programma del docente di diritto pubblico comparato punta molto sull’idea di cambiamento, «ma non c’è solo narrativa – dice – bensì molte iniziative concrete». Al centro ci sono gli studenti, i giovani «ai quali ridare una speranza. Il problema – spiega – non sono solo le minori iscrizioni ma anche il fatto che dopo poco molti se ne vanno. C’è scarsa affettività e disorientamento». Se eletto Oliviero mira ad essere «un rettore collegiale perché io – sottolinea – non sono un monocrate». Perciò alla platea dei suoi elettori spiega che il suo sarà un governo all’insegna della trasparenza, che non significa solo un palazzo «casa di vetro: come si arriva – si chiede – a certe decisioni? C’è bisogno di più partecipazione perché tutti dobbiamo essere protagonisti per prendere le scelte coraggiose che servono».
Programmazione Due volte all’anno perciò Oliviero promette che darà vita a due conferenze generali di Ateneo per decidere con tutti gli obiettivi e i risultati raggiunti. Altra parola chiave è «programmazione», che viene declinata sotto più ambiti. L’Università che Oliviero ha in mente è infatti un Ateneo a forte tasso di internazionalizzazione: l’idea è quella di una rete internazionale di università che abbia al centro lo scambio di studenti, conoscenze e investimenti congiunti. «Mi piacerebbe – dice Oliviero – che uno studente di Ingegneria facesse l’ultimo anno nella Silicon Valley senza sborsare 65 mila dollari ma pagando solo le tasse qui». Programmazione significa anche razionalizzare le risorse. Secondo Oliviero l’Università ha ad esempio «troppo patrimonio. Non dobbiamo costruire cattedrali ma luoghi di conoscenza».
Dialogo «Occorre trovare risorse da drenare per il nostro Ateneo – dice – così come servirà il dialogo con il mondo imprenditoriale e con le istituzioni locali, ma non è a queste ultime che vanno chieste risorse. A queste si può chiedere supporto politico, condivisione delle scelte all’interno di un percorso programmato». Di certo risorse non verranno sprecate con «investimenti dove sappiamo di non poter essere competitivi». L’Università che Oliviero vuole è poi un Ateneo che tramite i suoi docenti dovrà «parlare un linguaggio diverso: dobbiamo adeguare quello didattico ai nuovi linguaggi» e attraverso questo creare «un insegnamento e una conoscenza da trasmettere con passione». Agli studenti poi viene promessa una semplificazione drastica degli adempimenti burocratici «sulla base di quanto fatto dall’Adisu che in questi anni ha digitalizzato tutto. Vorrei che uno studente andasse una sola volta in uno sportello».
Niente “più due” Sportello che Oliviero ambisce a far diventare unico, superando la frammentazione sul territorio che costringe gli studenti a spostarsi. Una chiusura netta arriva poi sulla possibilità per i docenti 70enni di rimanere in servizio altri due anni chiedendo la famosa proroga: «Noi – dice – non sosterremo il “più due”. In caso tutti la chiedessero per 10 anni non avremmo turn-over e questo ci ucciderebbe». Una scelta legata ad un’altra direzione che Oliviero vorrebbe intraprendere, ovvero quella del ringiovanimento dei ricercatori. L’ultimo capitolo affrontato è quello del personale amministrativo, che Oliviero affronta promettendo meno consulenze esterne «che mortificano le nostre professionalità» e una «valorizzazione delle capacità basata sul merito».
Programmi diversi Di fronte a molti studenti, tecnici e professori, tra i quali il preside di Agraria Francesco Pennacchi e Antonio Bartolini, docente di diritto amministrativo, Oliviero fa un in bocca al lupo a tutti i candidati ma fissa paletti precisi: «Ho letto che uno sostiene che “l’Università che voglio già c’è”, ma non è quella che vogliamo noi. Cercherò di parlare con tutti ma gli obiettivi non sono gli stessi». Con Franco Moriconi (che presenterà il suo programma mercoledì) «su alcune cose mi riconosco» mentre con quelle di Fausto Elisei e Gianni Bidini le differenze sono profonde.
L’esclusione di Volpi Le parole con cui risponde alla stampa a proposito dell’esclusione di Mauro Volpi fanno poi capire che è proprio con lui che si potrebbe saldare un’alleanza elettorale. Volpi dialogherà con tutti e deciderà, Oliviero ne parla così: «Lui – dice – è tra le storie più importanti di questo Ateneo. Nel suo programma noi ci riconosciamo in pieno, aggiungendo un di più di internazionalizzazione e dinamicità. Volpi ha condotto una battaglia di un anno per evitare che l’agonia dell’Ateneo continuasse. Il comitato ha ritenuto di escluderlo e lui per senso di responsabilità non ha fatto ricorsi che avrebbero fatto slittare le elezioni: avremmo ritrovato non un’Università ma un cadavere».
