L'ingresso del rettorato - foto Fabrizio Troccoli

di Daniele Bovi

I nuovi criteri di assegnazione dei fondi ministeriali, l’ossigeno che dà vita agli atenei italiani, non fanno sorridere l’Università di Perugia. Secondo le tabelle pubblicate mercoledì dal ministero dell’Istruzione infatti, lo Studium perugino è tra quel 37% di atenei che si vede ridurre le risorse 2014: 127.899.159 euro contro i 128.582.463 del 2013, ossia 683 mila euro in meno e spiccioli. Data la rivoluzione scattata con questa tornata, fare un confronto tra i due anni non è semplice ma quel che è certo è che palazzo Murena dovrà fare i conti con uno 0,5% in meno di risorse. Gli oltre 127 milioni assegnati per il 2014 si compongono di tre voci: la quota che riguarda il fondo ordinario (100,5 milioni), quella premiale (25,6) e la perequazione territoriale (1,6).

I fondi Il Ministero ridisegnando i nuovi parametri ha deciso di innalzare sensibilmente la quota premiale, che passa dal 13,5% del 2013 al 18% del 2014 (in tutto 1,2 miliardi di euro), distribuita prendendo in considerazione anche l’internazionalizzazione delle università, con particolare attenzione per la partecipazione al programma Erasmus. Su questo 18% pesano i risultati conseguiti nella valutazione della ricerca (70%), delle politiche di reclutamento (20%) e i risultati della didattica con particolare riferimento alle «aperture internazionali» (10%). La quota premiale porta nelle casse dell’Ateneo 25,6 milioni di euro: 17,5 riguardano la valutazione della qualità della ricerca, 5,7 le politiche di reclutamento del personale e 2,3 la didattica sul versante dell’internazionalizzazione. I 17,5 milioni della ricerca permettono a Perugia di stare nel primo blocco della classifica, ovvero intorno alla decima posizione e lo stesso vale per le politiche di reclutamento del personale e l’internazionalizzazione. Un parametro, quest’ultimo, basato sul calcolo del numero degli studenti Erasmus e sui crediti conseguiti all’estero.

Costi standard La vera rivoluzione però è l’introduzione del principio del costo standard, in base al quale il 20% del fondo (cioè un miliardo di euro) viene dato alle università in base al «costo standard di formazione per studente in corso», mentre il restante 80% in base a quanto ricevuto nell’anno precedente. Il costo standard viene calcolato attraverso una formula che mette in relazione i costi sostenuti per i diversi corsi di studio (costi dei docenti, degli amministrativi e tecnici e di funzionamento) alla popolazione studentesca in corso. Il tutto riequilibrato da un correttivo anti-sperequazione che tiene conto delle caratteristiche del contesto territoriale. Un sistema che ha la dichiarata intenzione di mandare in soffitta quello delle assegnazione in base ai criteri storici e di combattere il fenomeno dei fuori corso e gli atenei che hanno troppe cattedre rispetto al necessario. E a non far dormire sonni tranquilli ai rettori c’è il fatto che questa quota aumenterà gradualmente fino al 2018, anno in cui costituirebbe il 100% della quota base.

I numeri Il Ministero ha calcolato che a Perugia ogni studente in corso costa 7.069 euro, più di università come Padova (6.589 euro) o Urbino (5.822). In tutto, secondo le tabelle, sono 16 su 56 gli atenei a sfondare la quota dei settemila euro. Questo 20% del fondo base agganciato ai costi standard vale per l’ateneo perugino 17,2 milioni di euro, mentre l’altro 80% basato sulle cifre dell’anno scorso 83,3 milioni. Risultato, la quota base ammonta 100,5 milioni. Il costo standard è criticato duramente da molte associazione studentesche, che mettono in evidenza come in Italia circa 700 mila fuori corso rischino di veder diminuita la qualità dell’offerta. Questo perché, spiegano, gli atenei punterebbero a liberarsi di questa ‘zavorra’ il prima possibile. Secondo la classifica stilata a fine settembre dal Sole 24 Ore, l’Università di Perugia si piazza a metà classifica con il 39% di fuori corso. Un 33esimo posto tra il record negativo di Potenza (53,3%) e quello positivo dello Iuav di Venezia (28,9%).

Twitter @DanieleBovi

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One reply on “Università, fondi ministeriali: con i nuovi criteri a Perugia assegnati 683 mila euro in meno del 2013”

  1. infatti questo governo considera le persone problematiche (disoccupati, malati, studenti non conformi, disabili ecc) delle zavorre. ecco perchè fa ribrezzo.

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