Studenti di fronte a una delle sedi dell'Ateneo (foto F.Troccoli)

All’Università di Perugia addio al numero chiuso per sette corsi di laurea. La decisione è stata presa nel corso delle sedute del senato accademico e del cda dell’Ateneo e riguarda Biotecnologie, Scienze Biologiche, Filosofia e scienze e tecniche psicologiche, Valutazione del funzionamento individuale in psicologia clinica e della salute, Scienze motorie e sportive, Farmacia chimica e Tecnologie farmaceutiche e Scienze e tecniche dello sport.

La decisione Il provvedimento dell’Ateneo è stato adottato anche in considerazione della difficoltà dello svolgimento dei test di ingresso e della modalità “mista” in cui verrà svolta la didattica (in parte in presenza e in parte attraverso la piattaforma attivata all’inizio dell’emergenza sanitaria). La decisione, che arriva mentre il ministro dell’Università Gaetano Manfredi ha deciso di aumentare i posti a disposizione a Medicina (per l’Ateneo si parla di un 15% in più), per la Sinistra universitaria-Udu «rappresenta l’esito di un lungo percorso: «Da anni – dicono – ci battiamo negli organi dell’Ateneo perché la pratica del numero programmato sia superata a favore del libero accesso ai corsi di laurea. Questo risultato rappresenta un passo avanti importante da parte dell’Amministrazione e un importantissimo precedente».

TEST MEDICINA, 67 POSTI IN PIÙ

«Diventi strutturale» Angela De Nicola, membro del senato accademico e coordinatrice dell’Udu, parla di una Università all’«avanguardia sul piano nazionale nella direzione di affermare un diritto di accesso all’università pieno, inclusivo e universale, in cui a nessuno debbano essere negate le occasioni di formazione: in tutti i pareri da noi resi negli organi fino a oggi abbiamo sempre sottolineato quanto questa dovesse essere una priorità politica». «Da oggi – aggiunge – lavoreremo con i nostri rappresentanti in due direzioni: in primis collaboreremo con la governance perché l’apertura del numero programmato mantenga inalterata la qualità della didattica e della fruizione degli spazi durante la cosiddetta didattica mista; in secundis perché questa diventi una policy strutturale dell’ateneo, che prescinda in futuro dalla didattica mista».

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