I cinque candidati rettore (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Un tutti contro tutti, partendo però da un’esigenza che è parsa comune: quella del cambiamento dopo il quindicennio bistoniano. Benché declinati con toni e forme diverse infatti sono sembrati proprio i temi legati alla trasparenza e al cambiamento quelli che hanno fatto un po’ da filo conduttore dell’assemblea generale di giovedì all’aula magna dell’Università di Perugia. Un’assemblea (assente il rettore Bistoni) dove si sono confrontati i cinque candidati rettore che hanno presentato in dieci minuti il loro programma, risposto a cinque domande estratte a sorte da docenti e personale tecnico e formulato un appello finale di tre minuti.

Cambiamento A parte le intercettazioni sul caso della presunta ‘spintarella’ in favore di uno studente, la prima parte della mattinata è però dominata dai programmi dei candidati, attraversati dal filo rosso del cambiamento, della trasparenza e della concenzione di un rettore non autocrate ma coinvolgente e aperto al dialogo con tutti per governare al meglio l’ateneo. Una funzione declinata però in più modi: dal rettore-globetrotter che vorrebbe essere Oliviero, impegnato nella costruzione di una rete tra università di tutto il mondo e che vuole un ateneo «non dipendente dalle amministrazioni locali», a quello di Elisei impegnato in un fitto dialogo con queste e presente 12 ore al giorno.

VIDEO – INTERCETTAZIONI, PARLANO BISTONI E GAIA GROSSI

Stati generali dell’Umbria Come ‘garanzia’ Elisei porta i suoi quattro anni da preside di Scienze («è un punto di partenza per estendere il modello») e nei primi 100 giorni propone «gli stati generali dell’Umbria, per capire dove vogliamo andare. E se eletto lavorerò per un ateneo autonomo da poteri politici ed economici». Trasparenza e cambiamento per Moriconi si traducono in un’università «che torni a fare cultura» e che abbia un’amministrazione «semplice e funzionale, che offra più servizi agli studenti». Centrale il tema delle risorse («siamo gli unici a garantire su risparmi e reperimento dei fondi») e quello dell’avvio del Centro di sviluppo e coordinamento della ricerca. Moriconi legge sempre, non sfrutta un minuto a sua disposizione e poi chiede di essere votato: «Io – scandisce – non prometto posti né promozioni ma un profondo rinnovamento e ascolto. Basta alle decisioni prese nei corridoi».

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Il sogno ‘Mediaticamente’, per quanto può valere (cioè poco) in un’elezione dove giocano tanti e complessi fattori, il più efficace è Oliviero. Oltre a mostrare un certo dinamismo il numero uno dell’Adisu punta sul concetto di «sogno». Tra le frasi finite sul taccuino «i sogni non ci devono spaventare», «nessuno ci priverà della forza di credere nei sogni» e «sognare non è un peccato». Il «sogno» è quello di un’università «autonoma dalla politica», che sappia «affrontare le società complesse», all’insegna «della discontinuità, della trasparenza e della partecipazione», che sappia sfruttare l’indebitamento ‘strutturale’ «per investimenti sul personale precario così come permette il ‘decreto del fare’ e inserita in un network internazionale, in grado di garantire più possibilità agli studenti.

Rettore a tutto tondo Qualche sassolino dalle scarpe, più d’uno, se l’è tolto Volpi, che vorrebbe essere un «rettore a tutto tondo, di grande cambiamento e di garanzia»: «I veleni che escono da Medicina – dice – provengono da chi ha problemi con la giustizia». E ancora: «Stiano tutti tranquilli – dice – io ho la schiena dritta e l’unico mio giudice sarà il corpo elettorale dell’ateneo». «Stanchezza, sfiducia e frustrazione» sono i sentimenti che percepisce in un’università «che sarà l’ultima ad istituire i dipartimenti. Il mio ateneo distribuirà i fondi non a pioggia ma su progetti di qualità, porterà via le segreterie da Medicina, sarà a misura di studente, trasparente, partecipata, e non sarà un’azienda. Qui si produrrà cultura. Andate a votare per un cambiamento serio e forte senza promesse miracolistiche». Volpi propone infine una commissione apposita per capire i motivi che hanno portato al calo di iscritti (anche se secondo Oliviero il vero problema sono i trasferimenti) e una «delega alla trasparenza» da affidare ad un ricercatore.

L’Universitas Ricercatori precari che dovrebbero essere la base del futuro secondo Bidini, che punta su un concetto di ‘universitas’: «Noi siamo questo e non sedici dipartimenti divisi che dovranno invece collaborare. Io sarò garante per la libertà di espressione e di ricerca». L’università di Bidini vuol poi offrire più servizi agli studenti, «con i quali mi impegno per garantire più qualità della didattica», e garantire al personale «condizioni operative» ottimali per lavorare al meglio. Un tema trattato da tutti è quello dei dottorati. Se Moriconi ad esempio li vuole in tutti i dipartimenti, Bidini vorrebbe un’impostazione più europea. «In Europa – dice – non sono fatti per garantire un accesso automatico dentro l’università ma per dare un’opportunità. Ne servono uno, due o tre per dipartimento di grande qualificazione».

Punti in comune Se le differenze ci sono vanno però sottolineati anche i punti di contatto. Tra questi il no alla possibilità per i docenti 70enni di rimanere in carica altri due anni (Oliviero propone la figura del professore emerito), lo stop a qualsiasi ipotesi di fondazione, la necessità di una programmazione seria e niente esternalizzazioni. La priorità è quella di sfruttare tutte le competenze interne che ci sono nell’ateneo. Ora non resta che aspettare che il 10 ottobre quando si apriranno le urne. Sette giorni si potrebbe tornare a votare nel caso (probabile) nessuno raggiunga il 51%, mentre il 24, sempre in mancanza del 51%, si andrà all’eventuale ballottaggio tra i due più votati. Come sottolinea un professore, ‘volpiano’, a margine dell’assemblea, il 10 ci si peserà e poi, in caso, si capirà su chi far convergere i voti.

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