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26 settembre 2013 Ultimo aggiornamento alle 18:06

‘Caso Lorenzetti’, la raccomandazione per l’esame. Bistoni: «Mai prostrato a nessuno» e Grossi tace

Raggiunti dalle telecamere di Umbria24 il rettore: «Sono soltanto chiacchiere», Gaia Grossi: «Chiarirò alle persone a cui tengo»

‘Caso Lorenzetti’, la raccomandazione per l’esame. Bistoni: «Mai prostrato a nessuno» e Grossi tace

di Maurizio Troccoli e Francesca Marruco

Raggiunti dalle telecamere di Umbria24, alle domande sulla presunta raccomandanzione di un ragazzo per un esame universitario – emersa nelle intercettazioni agli atti dell’inchiesta fiorentina sulla Tav per cui Maria Rita Lorenzetti è stata messa ai domiciliari – il rettore Francesco Bistoni nega e la professoressa Gaia Grossi tace. «Non intendo rispondere su questa vicenda», dice Gaia Grossi al giornalista che ha provato a più riprese a incalzarla sulla questione delle ‘intercettazioni telefoniche’ del caso Lorenzetti dalle quali emerge una ipotesi di raccomandazione all’università di Perugia. Un passo indietro per capire meglio.

GUARDA IL VIDEO DEL RETTORE E DELLA PROFESSORESSA

La vicenda Nel fascicolo delle indagini che riguardano Maria Rita Lorenzetti per l’inchiesta ‘Tav’ spuntano delle intercettazioni telefoniche tra l’ex presidente della Regione Umbria e la professoressa dell’università di Perugia Gaia Grossi a cui, secondo gli inquirenti, Lorenzetti avrebbe chiesto la raccomandazione per uno studente e il cui esito, stando alle ipotesi degli inquirenti, sarebbe stato quello della mediazione tra la professoressa Grossi e il rettore Bistoni andata a buon fine. Insomma il giovane avrebbe superato l’esame con il voto di 30. Nel «linguaggio in codice», sempre secondo gli inquirenti, Lorenzetti e Grossi parlerebbero di «30 analisi» per fare capire il voto dell’esame senza chiamarlo con il nome esatto. Grossi, alla Lorenzetti, nel comunicarle il buon esito della mediazione, avrebbe detto – è scritto nelle carte delle indagini – anche che il rettore «si è prostrato».

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Bistoni «In quaranta anni di attività – dice Bistoni alle telecamere di Umbria24 – non mi sono mai prostrato a nessuno. Ha capito quello che voglio dire? – ribadisce -, ecco sia chiaro, non mi sono mai prostrato a nessuno». «C’ho parlato stamattina  – dice Gaia Grossi alla Lorenzetti - «che – si elgge negli atti – ha avuto modo di parlare di persona con il rettore della questione dell’esame»-  … per telefono e lo vedo domani primo pomeriggio … perché queste cose è meglio di persona … (…) …comunque si è prosternato .. perchè gli ho detto da chi viene … <a disposizione>».  E invece il rettore, con una sorta di fendente sinistro  lanciato a qualcuno non appena gli viene chiesto delle intercettazioni telefoniche,  non si sottrae  a rispondere nel merito della telefonata intercettata tra Lorenzetti e Grossi: «Sono solo chiacchiere, strappate ad uso e consumo di qualcuno», dice Bistoni. Quando gli viene chiesto se lui ha raccomandato qualcuno che ha preso 30, Bistoni risponde: «Nella fattispecie no».

Grossi Tentativo andato a vuoto invece nei confronti della professoressa di chimica Gaia Grossi. Incalzata dal giornalista su che idea si sia fatta rispetto alle intercettazioni risponde: «Non intendo pronunciarmi su questa questione, non in questa sede. Ho necessità di chiarirmi e lo farò nelle sedi opportune con le persone a cui tengo». Vista la non disponibilità a entrare nel merito delle indagini della professoressa Gaia Grossi, il giornalista le chiede almeno un parere su quale importanza assume per una professoressa universitaria come lei, il merito. Ma Grossi si limita a esprimere il fastidio della presenza del giornalista dichiarando di sentirsi oggetto di stalking, mentre alla domanda sul merito affida solo il silenzio. I dettagli nel video.

L’aiutino Era settembre 2012 quando la Lorenzetti chiamò la professoressa Grossi dicendo:«senti pische’ ti devo chiedere una … una cortesia … una informazione ed una cortesia .. tu giovedì ci sei a Perugia?… giovedì o venerdì … (…) … senti tu una tale Romani di Patologia Generale la conosci?». E la Grossi rispose«.. Luigina Romani, l’assistente del rettore … come no?! … certo!! … perchè? … che c’è?». «…ah! è l’assistenza del rettore è ?! …(…) … niente … è venuto da me un amico carissimo il cui figlio si sta laureando in Odontoiatria .. tutto a posto senza problemi … sta finendo due esami uno dei quali è Patologia … qual è la questione ?… ovviamente tutti questi odontoiatri hanno la preoccupazione di mettere su prima di un altro … o di qualcun’altro lo studio per cercare di arrivare prima sul mercato … allora lui è diciamo concorrente o compete con un altro che ovviamente come sempre accade c’ha più soldi quindi un padre che gli organizza meglio … (…) …può … diciamo … può …però chi sta più avanti con gli studi è quest’altro figlio di quest’amico mio di Terni … e quindi vorrebbe .. gli è venuta l’ansia che pure essendo avanti magari per un piccolo incidente .. gli si mette un casino e va oltre il mese di settembre quando ci stanno questi due appelli del 14 e del 28 settembre … poi io non .. non c’ho rapporti … non li conosco … non …(inc) .. è evidente che è un laureando e che quindi ecco …». «Ho capito ho capito – risponde Gaia Grossi – … ha bisogno di non essere fermato ingiustamente .. diciamo così … per qualche finezza accademica che poi (inc) e fa un danno vero».

Noi siamo concrete «Ecco brava!-  ribatte Lorenzetti – hai capito perfettamente Gaia mia … (…) … noi siamo concrete e pratiche senza tante seghe .. insomma .. questa è l’ansia di chi dice … <io non è che sono figlio di papà … sono … uno normale che però sto più avanti di quest’altro .. allora vorrei arrivare prima > .. loro ovviamente aprirebbero a Terni e questo è .. questa è la questione …». Pochi giorni dopo è la professoressa Grossi a dirle: «c’ho parlato stamattina … per telefono e lo vedo domani primo pomeriggio … perché queste cose è meglio (inc) di persona … (…) …comunque si è prosternato .. perchè gli ho detto da chi viene … <a disposizione> » E ancora: «ti faccio sapere domani … quando ci parlo comunque guarda trasmetti tranquillità .. non ne dubito .. mai dire (inc) quando non ce l’hai nel sacco come si dice … (…) … però insomma la persona è molto molto molto vicina a lui … è la sua allieva».

30 analisi «Grazie pischella mia – le scrive in un sms pochi giorni dopo la Lorenzetti – . Noi della vecchia guardia siamo sempre dalla parte del più debole . Baci baci Rita». «Istruzioni per l’uso – dice la Grossi al telefono con la Lorenzetti il 27 settembre scorso – il capo è andato in laboratorio ieri .. ha parlato con i suoi ha visto le analisi .. sono tutte positive quindi la prognosi è positiva».  Il giorno dopo il padre dello studente dice alla Lorenzetti: «il mio è andato a fare la visita … è rimasto contentissimo .. però gli ha ordinato 30 analisi da fare … il risultato finale … dice … <stai bene ma fammi queste 30 analisi» . Poi Maria Rita Lorenzetti manda un esame a Gaia Grossi: «Tutto a posto . 30. Grazie e ringrazia il capo».

Renzi: spero che qualcuno vi licenzi Sulla questione dell’esame raccomandato, è intervenuto anche il sindaco di Firenze Matteo Renzi, che sul suo Enews, ha scritto: «Le intercettazioni però hanno riportato una notizia, forse nemmeno penalmente rilevante, che mi fa uscire di senno dalla rabbia. Pare che ci siano alcune telefonate in cui una politica indagata chiamerebbe una professoressa per chiedere una particolare forma d’attenzione per un esame nei confronti di uno studente suo amico. La professoressa fa alcune telefonate o sostiene di averle fatte, ad altri professori. Lo studente, spero per caso, prende trenta. La professoressa chiama la politica e le comunica personalmente la notizia. Condita con una frase: “Grandi. E chi c’ammazza a noi?”Ammazzare spero proprio nessuno, sia chiaro. Ma spero che qualcuno vi licenzi. Perché che si arrivi a raccomandare persino per passare un esame all’università mi fa vergognare della classe politica italiana. E, se nessuno prenderà provvedimenti, anche della classe docente italiana. Se esiste un minimo di giustizia, si apra un’indagine disciplinare su quella professoressa e i suoi colleghi. E se davvero si sono passate informazioni sull’esame di un singolo studente, beh, semplicemente spero che chi lo ha fatto sia espulso dall’università pubblica di questo Paese. Troppo duro? Può darsi. Ma se consenti ai politici di mettere il naso negli esami universitari, stai dicendo che il merito in Italia non conta nulla. Che l’uguaglianza non esisterà mai. E che giurare sulla Costituzione di comportarsi con onore è poco più di una pagliacciata. No, non esagero. Se davvero questa notizia sarà provata io spero che chi ha sbagliato paghi. Senza sconto, sia chiaro: su questo settore non possiamo più permetterci i saldi di fine stagione».

 

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