Non piace ai sindacati ma soprattutto non piace a molti studenti. Il nuovo statuto dell’Università degli studi, che verrà varato prossimamente, è stato al centro di un’assemblea che si è svolta venerdì 9 settembre alla facoltà di Lettere.
Non ci piace Li hanno chiamati gli “Stati Generali” degli esclusi. Dopo un’iniziale resoconto è intervenuto Amedeo Zupi, per il quale riferisce Aurora Caporali, senatrice accademica dell’Up, «è uno Statuto che non rispetta affatto le proporzioni. C’è un’eccedenza di rappresentanza non elettiva: non è pensabile che 2/3 del Senato ci siano di diritto e non regolarmente eletti». La stessa rappresentante degli Universitari progressisti ha sostenuto: «Questo Statuto lede il nostro diritto all’incisività. I principi ispiratori di uguaglianza e pari dignità tra le varie anime dello Studium, dichiarati in testa al documento, vengono totalmente sbugiardati dalla prassi enunciata nell’articolato».
Estromessi «Sebbene il numero di rappresentanti degli studenti negli organi rispetti le norme della legge – ha proseguito Caporali -, lo Statuto ci estromette dalle votazioni più importanti. Gli studenti non saranno chiamati ad esprimersi in maniera effetiva né sulla tassazione studentesca né sulle borse di studio dei Dottarati. Estromessi dalle questioni di didattica, estromessi dalle “questioni di tasse”, estromessi dalle assegnazioni di borse di dottorato, dove finiscono i principi di trasparenza e dignità di categoria tanto millantati?».
Espressione di una casta Secondo il successivo intervento della ricercatrice di Scienze politiche, Enza Caruso «questo Statuto è l’espressione di una casta, la poca democraticità è palese ed evidente, non possiamo sottostare a tanta scelleratezza». Poi altri interventi nella medesima direzione. «La volontà generale – conclude Aurora Caporali – è quella, tanto per cominciare, di modificare lo Statuto e avere più “eletti” e meno “nominati”, onde evitare che l’Ateneo si trasformi in una sorta di Feudo dove il Re-Rettore nomina i suoi Vassalli, Valvassini».

