In diverse occasioni Umbria24 si è occupato di questioni legate all’inquinamento ambientale, nello specifico per quanto riguarda il Css, ovvero il combustibile solido secondario, ovvero rifiuti non riciclabili, di vario genere, che finisce nei forni delle cementerie umbre e il Pfas che oltre a essere presente nell’acqua è stato rilevato anche nell’aria. In questo link si accede ai contenuti. Il Pfas si compone di sostanze perfluoroalchiliche, prodotti chimici altamente resistenti, realizzati per rendere resistenti alcuni utensili, come ad esempio la sostanza per le pentole antiaderenti, o impermeabilizzanti, che per tali caratteristiche sono di difficile distruzioni, per cui definite anche eterne. Inteso come microparticelle presentano un lentissimo processo di degradazioni e risultano essere rischiose per la salute umana. L’assessore regionale ha scritto alla redazione di Umbria 24 con la necessità di un chiarimento che proponiamo integralmente di seguito.
di Thomas De Luca – assessore regionale all’Ambiente
È a dir poco fuorviante continuare a tirare in causa la Regione Umbria in merito al combustibile solido secondario (Css) da rifiuti utilizzato nelle cementerie eugubine senza fornire l’informazione essenziale: ogni singolo grammo di Css viene importato da fuori regione, il suo uso è stato completamente deregolamentato dal Governo Draghi, autorizzato (de facto) dalla precedente Giunta regionale di centrodestra e incentivato e promosso dall’attuale governo Meloni.
L’attuale Giunta regionale non ha avuto alcun ruolo in questo processo e per gerarchia istituzionale e legislativa non può vietarne l’uso se questo è non solo permesso ma addirittura incentivato dallo Stato. È volontà della giunta regionale avviare un percorso condiviso di transizione ecologica per un settore hard to abate come l’industria cementiera verso tecnologie più sostenibili come l’idrogeno entro il 2035. Rafforzare i controlli e le prescrizioni ambientali anche attraverso una revisione autorizzativa accompagnando il settore umbro su una filiera controllata direttamente dalla regione. Contemporaneamente farsi promotrice di un’azione politica nei confronti del Governo volta all’adozione di un piano di transizione mirato al decommissioning di tutti gli inceneritori e la messa a bando di ogni combustione dei rifiuti entro il 2050.
Nei prossimi giorni la pre-adozione del disegno di legge sull’economia circolare avvierà una fase di partecipazione nel territorio in ogni comunità dell’Umbria, sul nostro nuovo modello di gestione dei rifiuti verso il recupero integrale entro il 2050.
Un’azione strategica volta alla progressiva eliminazione della dispersione di microplastiche e inquinanti nell’ambiente. Proprio in questa direzione le politiche di monitoraggio, prevenzione e contrasto alla contaminazione ambientale da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas), promosse dall’attuale Giunta regionale, hanno portato l’Umbria dalla totale assenza di presa in carico del problema all’essere avanguardia a livello nazionale insieme a Veneto e Piemonte sulla materia.
Ancora oggi si continua a tirare in causa le regioni senza considerare che l’origine dei Pfas sta nel fatto che queste sostanze sono ancora oggi perfettamente legali e autorizzate. Chi dovrebbe assumersi le proprie responsabilità è il Governo Meloni che ha il dovere morale e politico di metterne a bando la produzione e commercializzazione, soprattutto dei composti più pericolosi.
La Regione Umbria è stata la prima regione in Italia a implementare un monitoraggio continuo sulle sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) nelle acque destinate al consumo umano. Questo impegno è stato formalizzato attraverso la firma di un Protocollo d’intesa regionale con i gestori idrici, Auri, Arpa e le Usl. Il Protocollo prevede un doppio campionamento e analisi capillari al fine di verificare la presenza di Pfas e garantire la salubrità delle risorse idriche regionali. Tale azione, definita strategica per la sicurezza dei cittadini, è stata avviata immediatamente, anticipando i termini previsti dalla normativa nazionale fissati al 13 gennaio 2026. I risultati dei controlli saranno pubblicati e resi accessibili. L’assessorato all’ambiente, inoltre, ribadisce la richiesta al Governo di una normativa che metta definitivamente al bando i Pfas. Inoltre, la Regione ha in corso il progetto InSingergia, un progetto di biomonitoraggio finanziato con fondi Pnrr (1,5 milioni di euro), che include l’analisi di circa 50 elementi, inclusi i Pfas, su sangue, urine e siero di 200 soggetti residenti nella Conca ternana. È bene inoltre ricordare, infine, come Arpa Umbria in merito al monitoraggio dei Pfas in atmosfera abbia anticipato di gran lunga i tempi con il lavoro sperimentale ‘Contaminazione da Pfas: studio preliminare sulla loro presenza nella matrice aria’, presentato nel 2022
