Un treno alla stazione di Perugia

di Maurizio Troccoli

Non ci si illuda che sussistano degli impegni assunti da Trenitalia o Rfi. Quello che c’è, invece, è una presa di posizione che dice che quella scelta non è adeguata. Parliamo della ormai nota decisione dell’autorità dei Trasporti di togliere dalla linea direttissima tutti i treni che viaggiano sotto i 200 chilometri orari a partire dal prossimo anno. Il fatto che Trenitalia o Rfi abbiano affermato di non essere favorevoli, non si traduce in un richiesta che viene rivolta da loro all’autorità, ma di una presa di posizione che valga quantomeno a difendere un principio, quello del trasporto treni come servizio pubblico, a rischio di essere fagocitato dal servizio per ricchi.

RISCHIAMO DI FINIRE PER SEMPRE SULLA LINEA LENTA

Poi alla fine può essere che non cambierà nulla, nonostante il parere espresso. Oppure che, potrebbe cominciare a cambiare qualcosa. Come qualcuno afferma da un paio di settimane a questa parte. Da quando cioè le Regioni del Centro Italia, Umbria, Toscana e Lazio hanno voluto fare voce comune. Per ribadire poche cose chiare: la decisione di togliere i treni regionali dalla direttissima non è accettabile, quel regolamento va eliminato o quanto meno cambiato e la data entro cui questi treni vengono cacciati da quella linea spostata. L’obiettivo è almeno fino a quando ci saranno i treni nuovi, 12 per l’Umbria, che potranno subentrare e occupare il binario veloce. Il timore è che se i treni regionali vengono espulsi prima, nel frattempo che arrivano i treni nuovi, la direttissima verrà riempita dalle compagnie dell’alta velocità, le italiane ma anche le straniere, come quella francese in arrivo, e a quel punto non ci sarà binario veloce neppure per i treni nuovi.

VIDEO: LA PRESA DI POSIZIONE DI PROIETTI

All’incontro di giovedì tra le regioni si è giunti con alcuni punti chiari: l’Umbria ha affermato che non parteciperà a tavoli che non comprendano il ministero, il soggetto cioè che deve assumere decisioni e che pare non avere molto piacere a incontrare le istituzioni regionali, atteso che l’assessore non ha ancora avuto modo di incontrarli, nonostante un mese di richiesta, senza risposta. E poi che non c’è disponibilità ad incontri a tu per tu: gli appuntamenti devono essere con tutte le regioni coinvolte. Queste le premesse, mentre i risultati dell’incontro, oltre alle dichiarazioni di Trenitalia e Rfi di considerare l’uscita dalla direttissima dei treni regionali come ‘non adeguata’, quello di avvertire come più prossimo l’incontro con il Governo. Su quali basi? Non è dato saperlo.

Tuttavia le tre regioni si dicono compatte e con le idee chiare: non accetteranno la fuoriuscita dalla direttissima dei propri treni, costi quel che costi. Per l’Umbria significa non soltanto 20 mila pendolari costretti a viaggi avventura, ma anche una economia regionale, turistica e legata ai servizi, gravemente danneggiata. Con conseguenze anche sullo stesso trasporto ferroviario, percepito dagli umbri sempre meno conveniente e affidabile. Le sfide all’orizzonte sono di non facile soluzione e il gigante del mercato ha già segnato i suoi punti di vantaggio rispetto al nano del servizio pubblico. Bisognerà vedere se la politica prossima, o futura, riequilibreranno il bilancino in direzione del servizio pubblico per evitare che i treni degni di questo nome siano solo un affare per ricchi.

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