Palazzo Donini (foto archivio F. Troccoli)

di Iv. Por.

I numeri fanno clamore, ma se si va a scavare bene in fondo il compito affidato a Sviluppumbria è tutt’altro che semplice. Si parla di spremere denari dal patrimonio della Regione Umbria. Un monte teorico di 399 milioni di euro, di cui 292 costituito di immobili. Il problema è tradurre il valore su carta in carta moneta.

La convenzione La Convenzione, rinnovata per il triennio 2013-15, tra Regione Umbria e Sviluppumbria si propone di «mettere a valore il patrimonio immobiliare della Regione Umbria attraverso strategie di gestione, marketing e promozione che, in accordo con gli strumenti di programmazione regionale e sulla base dei risultati finora ottenuti», affinché «possano effettivamente concorrere alla ripresa economica ed alla promozione integrata dei territori».

Gli obiettivi Tra i compiti di Sviluppumbria, spiega l’assessore Fabio Paparelli «la prosecuzione del lavoro di catalogazione e classificazione del patrimonio regionale con modalità che consentano l’individuazione delle migliori opportunità  di valorizzazione e appetibilità e la prosecuzione di operazioni già avviate in precedenza, volte alla vendita di aziende agrarie di proprietà regionale, di immobili ex Anas ed Fcu non più utilizzati e di fabbricati rurali o terreni marginali. A ciò si affianca l’attività che Sviluppumbria è chiamata a compiere relativamente a progetti di sviluppo e valorizzazione dei beni attraverso azioni di marketing e la definizione di progetti che possono prevedere nuove destinazioni d’uso, per rendere il patrimonio più rispondente alle richieste del mercato».

Il valore Più facile a dirsi che a farsi. I beni della Regione Umbria, al 31 dicembre 2012, sono stimati in quasi 399 milioni di euro, di cui circa 292 milioni in immobili,  per lo più rurali, e la restante quota in terreni. I beni di pregio disponibili, tuttavia, come precisa l’assessore Fabio Paparelli «sono costituiti da pochi compendi immobiliari».

Mercato difficile «Si tratta di un patrimonio consistente – fa notare Paparelli – che deve fare i conti con la situazione depressiva del settore immobiliari iniziata nel 2008, che è andata acuendosi negli ultimi anni e che in prospettiva mostra un quadro quanto mai critico a causa della competizione tra aree territoriali, del ridimensionamento dei volumi di investimento, dovuto alle proibitive condizioni di accesso al credito, di un consistente incremento sul mercato di immobili in vendita, soprattutto di proprietà pubblica, oltre che al protagonismo di nuovi Paesi dove l’investimento risulta meno difficoltoso sotto il profilo burocratico e di vincoli». La fiducia viene quindi riposta in Sviluppumbria. «Le loro variegate competenze legate alla creazione e sviluppo d’impresa, alla gestione delle politiche sul turismo e sulla promozione integrata, all’attrazione di investimenti esogeni – conclude – contribuiscono a creare sinergie tra valorizzazione del patrimonio immobiliare e politiche economiche regionali e locali».

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