Un autobus di UM (foto Fabrizi)

di Daniele Bovi
Segui @DanieleBovi

Sarebbero tre le aziende che hanno manifestato il loro interesse per acquistare il 70% di Umbria Mobilità Esercizio, la srl frutto del recente scorporo da UM che si occuperà della gestione dei trasporti nella regione. In autunno si dovrebbero concludere le operazioni di cessione e i candidati, come accennato, potrebbero essere tre: oltre Trenitalia attraverso la controllata Busitalia, le altre due realtà pubbliche interessate sarebbero il primo vettore pubblico tedesco e Transdev, la controllata dalla Cassa depositi francese da qualche anno nella società di trasporti di Genova, la Amt, e presente in molte parti d’Europa. In queste settimane è in corso il vaglio delle manifestazioni di interesse che, nel giro di qualche mese, porteranno al bando di gara vero e proprio e da lì alla cessione con i sindacati che, come ripetuto in più occasioni, vorrebbero che i soci cedessero al massimo il 70% delle quote.

Stipendi Notizie parzialmente positive sono poi arrivate per i lavoratori della società ai quali sono stati pagati gli stipendi, senza però l’una tantum di 200 euro derivante dagli accordi nazionali e senza alcuna garanzia per il prossimo pagamento della 14esima che, attualmente, pare un miraggio. La liquidità dell’azienda è sempre sul filo della precarietà e, soprattutto, si avvia a chiusura il rubinetto aperto dalla Regione. Con l’ultimo bilancio infatti palazzo Donini aveva deciso di concedere un maxi-prestito alla società, con l’obbligo per quest’ultima di restituirlo entro la fine dell’anno, per un massimo di 20 milioni di euro. Fino ad ora ne sono stati erogati 18: 13 in una prima tranche e cinque nella seconda pochi giorni fa. Insomma, al momento rimane un «bonus» di due milioni e la speranza che comincino ad entrare in cassa i crediti romani. Basteranno per pagare il 10 luglio gli stipendi di giugno?

Tagli e proteste Oltre alle note difficoltà sul fronte finanziario c’è poi da fare i conti con le proteste di alcune zone dell’Umbria dopo il taglio di due milioni di chilometri scattato con l’entrata in vigore dell’orario estivo. Oltre ai sindaci di Norcia e Cascia martedì a prendere carta e penna sono stati i residenti di Valfabbrica, Pianello, Ripa e Sant’Egidio. Con una lettera spedita ai vertici di UM, agli assessori ai Trasporti regionale e provinciale, al sindaco di Perugia e a quello di Valfabbrica, i cittadini lanciano una petizione popolare e chiedono di incontrare a breve tutti per arrivare ad una revisione delle decisioni prese: «Nei giorni scorsi – scrivono – sono state soppresse tutte le corse degli autobus per Perugia, nella fascia che va dalle 8.35 alle 14.20 e la corsa delle 18.45 da Perugia in direzione contraria. Alle rassicurazioni fornite a mezzo stampa nei giorni precedenti al varo del nuovo orario, secondo cui i servizi essenziali del trasporto pubblico locale sarebbero stati comunque garantiti, hanno fatto invece seguito dei tagli lineari che pregiudicano il diritto alla mobilità pubblica di tanti cittadini e di tanti lavoratori che usufruiscono del mezzo pubblico, in un bacino consistente d’utenza. Riteniamo profondamente ingiusto che un intero Comune come Valfabbrica e tre frazioni comunque importanti di Perugia possano essere lasciate completamente sguarnite dei servizi di Umbria Mobilità, in una fascia oraria di ben 6 ore. In assenza di risposte, molti di noi che usufruiamo di questi servizi ci troveremo costretti a rinunciare all’abbonamento con Umbria Mobilità e a ricorrere ad altre soluzioni».