di Daniele Bovi
La bomba scoppiata dentro Umbria Mobilità, l’azienda unica regionale dei trasporti che entro il 20 luglio non è riuscita a pagare le quattordicesime ai suoi 1.300 dipendenti, è messa lì da tempo. Per scoprirlo basta leggere l’ultimo bilancio della società, ovvero quello approvato nel maggio 2011 e che si riferisce al 2010. Una crisi di liquidità non poteva essere considerata qualcosa di paragonabile a un fulmine a ciel sereno: nella società la situazione era nota, almeno a quelli che il bilancio l’hanno letto. Il passaggio centrale è a pagina 88 sotto il capitoletto «Rischio di liquidità». «Sebbene le dinamiche di tesoreria – scrive il 26 maggio 2011 l’amministratore unico Christian Cavazzoni nella relazione sulla gestione che accompagna il bilancio 2010 – siano costantemente monitorate all’interno delle aziende che compongono il Gruppo, l’incertezza circa i tempi di incasso delle prestazioni e dei contributi rende sensibile il rischio di liquidità e di variabilità dei flussi finanziari. Le aziende – prosegue Cavazzoni – stanno comunque valutando l’adozione di interventi che possano garantire un maggiore equilibrio finanziario tra fonti ed impieghi».
Il bilancio 2010 I risultati però non arrivano e così si arriva ai giorni scorsi quando l’azienda spiega a sindacati e lavoratori che le 14esime non possono essere pagate. La causa sta nei circa 49 milioni di euro di crediti da riscuotere dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma dove Umbria Mobilità ha vinto alcuni appalti. Soldi che i due enti non versano. Secondo quanto riportato nel bilancio (pagina 80) i «crediti verso clienti», comprensivi «degli importi per fatture da emettere e note credito da ricevere, il tutto al netto del fondo svalutazione accantonato», ammontano complessivamente a 62,3 milioni di euro. Un altro indicatore che parla con chiarezza della non rosea situazione di liquidità e di una tensione finanziaria all’interno dell’azienda unica dei trasporti è quello relativo al margine di tesoreria. Margine di tesoreria che altro non è se non la somma tra le liquidità differite (quelle che dovrebbero essere liquidate entro l’esercizio successivo, in primis crediti commerciali) e quelle immediate (cioè i soldi che l’azienda ha su i conti correnti e in cassa). Se la somma è maggiore delle passività correnti, la società è in equilibrio finanziario. Per quanto riguarda Umbria Mobilità l’indicatore è negativo per 58 milioni di euro. In soldoni risulta difficile onorare gli impegni a breve termine.
Tavoli e domande Tutto materiale che sarà probabilmente discusso sul tavolo tecnico recentemente istituito tra i soci dell’azienda e guidato dal direttore di palazzo Donini alla Programmazione Lucio Caporizzi. La prossima scadenza importante, per la quale la società si è già impegnata rassicurando sindacati e lavoratori che i soldi ci sono, è fissata per il 10 agosto quando andranno pagati gli stipendi di luglio. Dopo il passaggio con i sindacati di giovedì scorso ora gli obiettivi sono due: ottenere i crediti «romani» per sbloccare la situazione e passare al setaccio i conti dell’azienda. La presidente della Regione Catiuscia Marini si è già detta «indignata» per i mancati pagamenti da parte di Comune di Roma e Regione Lazio, ha fatto pressing sulla sua collega Renata Polverini e ha chiesto a Umbria Mobilità di ottenere la certificazione dei crediti con la quale si potrebbe bussare alle porte delle banche per ottenere soldi. Marini e l’assessore regionale ai Trasporti Silvano Rometti però vogliono vederci chiaro fino in fondo sulle cause che hanno determinato il mancato pagamento delle 14esime, e così per martedì hanno convocato una riunione con il consiglio di amministrazione e i soci proprietari per cercare di capire come si è arrivati a una situazione di questo tipo. La domanda che nel Palazzo circola con insistenza infatti è semplice: come si è arrivati a questo punto?

