Bufaloni e Melasecche

di Daniele Bovi

Nell’arco del prossimo decennio – vent’anni dopo la creazione dell’azienda unica dei trasporti collassata già nel 2013 – arriverà al capolinea il piano di rientro che ha l’obbiettivo di mettere ordine dentro ciò che rimane di Umbria mobilità. Martedì pomeriggio a Palazzo Donini l’assessore ai Trasporti Enrico Melasecche insieme all’amministratore unico Ferruccio Bufaloni ha fatto il punto sulla situazione dell’azienda che, tra ottobre e novembre, sarà trasformata dopo un lunghissimo travaglio nell’Agenzia regionale per la mobilità. Il 5 agosto ci sarà l’assemblea dei soci con, all’ordine del giorno, l’approvazione del bilancio, del piano di rientro e la nomina del nuovo amministratore unico; dossier che, ironizza Melasecche rispondendo ai giornalisti, «è nelle mani del Signore e della presidente», mentre Bufaloni a proposito di una sua possibile conferma si dice molto scettico.

I numeri Per capire cosa succederà nei prossimi mesi occorre mettere qualche numero sul tavolo. UM ha un indebitamento da 104 milioni di euro (dei quali 46 con le banche e altri con Regione, Provincia e Comune di Perugia) ma un patrimonio netto di 20 milioni, «quindi non c’è alcun buco a differenza di ciò che qualcuno ha scritto. La società – dice l’amministratore arrivato come advisor nel 2012 – non naviga nell’oro e non distribuisce dividendi ma la situazione non è drammatica»: a bilancio ci sono affitti per 2,5 milioni, un patrimonio immobiliare da 60 milioni, molto costoso in termini di manutenzione (e che ha perso valore negli anni), e circa 50 milioni di euro di crediti relativi alla partita di Roma Tpl, «la madre di tutte le disgrazie» come la chiama Bufaloni. Nonostante alcuni accordi siglati nel corso degli anni, al momento sono rientrate nelle casse «cifre irrisorie» ma nel 2022, dopo la cessione di un credito relativo al concordato Atac, ne saranno incassati 14. Per un’altra decina di milioni, relativi a partite diverse, è stato dato mandato a uno studio legale.

Proteggere l’Agenzia Nei mesi passati, in vista del delicato passaggio che porterà l’ex azienda unica a diventare Agenzia, si è lavorato per proteggere la nascitura dal prevedibile assalto dei creditori. Visto l’indebitamento e dato che nelle casse dell’Agenzia transiteranno i circa 100 milioni del Fondo nazionale trasporti, sfruttando le possibilità offerte dal codice civile i soldi sono stati messi al sicuro costituendo un «patrimonio segregato», inattaccabile da parte dei creditori che, entro i termini stabiliti, non si sono opposti. Il piano, che ha un orizzonte decennale, oltre agli elementi già citati prevede una dismissione di parte del patrimonio, un potenziamento delle entrate per ciò che riguarda gli affitti e 1,5 milioni all’anno per la gestione della futura Agenzia.

Agenzia e gara Ma quando nascerà l’Agenzia che permetterà al sistema di risparmiare 8-900 mila euro al mese grazie al fatto che non bisognerà più pagare l’Iva per il tpl? Dopo l’assemblea del 5 tutto sarà spedito alle banche che dovranno dare il loro via libera entro 45 giorni; poi andranno trasferiti all’Agenzia i contratti di Comuni e Province: «Stiamo facendo di tutto – assicura Melasecche – e vogliamo correre; tra ottobre e novembre ce la faremo». Poi, dopo l’atto propedeutico dei mesi scorsi, bisognerà pensare alla maxi gara unica per l’affidamento del servizio su gomma, dal valore di circa un miliardo di euro nell’arco di un decennio. Una procedura che sarà lunga, complessa, potenzialmente non priva di colpi di scena (vedi al capitolo ricorsi) e al vertice della quale c’è una domanda: quanto potrà e vorrà mettere sul piatto la Regione?

Il bubbone romano La conferenza stampa è stata l’occasione per Bufaloni anche per ricordare alcuni snodi decisivi della travagliatissima storia di UM, in primis il bubbone romano: «Abbiamo pagato scelte sbagliate – ha detto – fatte ancor prima del 2010, con una fusione tra aziende che non brillavano. Nell’azienda unica sono state portate dentro, peraltro senza lo spirito giusto, le peggiori problematiche e partite neanche rappresentate nei bilanci di alcune aziende». Quanto alla «madre di tutte le disgrazie», cioè il mega appalto vinto dall’allora Apm, «Roma bruciava 1,3 milioni al mese ed eravamo noi a finanziare il trasporto romano pagando gasolio e dipendenti; il tutto dopo aver costituito una società in cui avevamo un terzo del capitale senza però avere pari peso decisionale».

Il Pd Alla conferenza stampa erano presenti anche le consigliere regionali del Pd Donatella Porzi e Simona Meloni, che hanno sottolineato «l’importante e meticoloso lavoro di risanamento economico-finanzario fatto negli anni». Le due dem chiedono ai soci di «gestire al meglio l’attivazione dell’Agenzia» e alla Regione di «avviare una stagione di investimenti strutturali in grado di sostenere nuovi progetti industriali».

Twitter @DanieleBovi

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