Umbria Mobilità (foto Fabrizi)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Nessun accordo ma pure nessuno sciopero, anche se la pazienza dei lavoratori sembra davvero essere finita. E’ questo l’esito dell’incontro di venerdì mattina tra Umbria Mobilità e le organizzazioni sindacali. Incontro che arriva dopo la doccia fredda sugli stipendi di marzo. Gli emolumenti ai 1.500 dipendenti dell’azienda unica dei trasporti infatti, vista la continua crisi di liquidità della società verranno pagati a rate: la prima (da mille euro) lunedì e il resto il 18 marzo. Un secondo acconto che conterrà anche parte di quella quattordicesima il cui mancato pagamento, nell’estate scorsa, portò alla luce la situazione di grande difficoltà di UM.

Trattativa incagliata La trattativa si è incagliata intorno al secondo punto all’ordine del giorno, quello relativo alla cosiddetta omogeneizzazione, ovvero il livellamento contrattuale (che non riguarda solo gli stipendi) tra tutti i lavoratori della società che, come noto, provengono da diverse realtà locali poi confluite dentro UM. L’azienda, per dare il via libera, vorrebbe rivedere il capitolo produttività ma su questo c’è la chiusura dei sindacati. I lavoratori, e i loro rappresentanti, ritengono infatti che gli attuali livelli siano già più che sufficienti e, sul tavolo dell’incontro, a supporto della loro tesi snocciolano numeri: secondo le sigle sindacali infatti attualmente i dipendenti garantiscono gli stessi livelli di produttività pur con una carenza di organico pari a cento unità.

I soldi ci sono Le risorse per coprire il piatto poi (all’incirca un milione di euro) non sarebbero un problema visto che «gli eventuali maggiori oneri finanziari derivanti dall’attuazione degli accordi – scrivono i sindacati – sono già stati finanziati dalle economie riscontate in questi ultimi anni a fronte sia delle ristrutturazioni/riorganizzazioni del lavoro derivanti dal processo di fusione, sia della carenza strutturale di organico». In questa situazione a rimetterci potrebbe essere la «continuità del servizio», fino ad oggi «garantita – è scritto ancora – grazie alla piena disponibilità a collaborare da parte dei dipendenti, spesso chiamati ad effettuare turni caratterizzati da carichi di lavoro superiori all’orario di lavoro ordinario». Insomma, la «collaborazione», e quindi la regolarità del servizio, non sarà più qualcosa di scontato e i lavoratori al proposito «non si assumeranno alcuna responsabilità».

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