di Daniele Bovi
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Cari sindaci, serve adeguare le tariffe. Potrebbe essere questo il senso della lettera spedita dalla Regione nei giorni scorsi ai primi cittadini di 30 comuni e ai due presidenti delle province con la quale palazzo Donini trasmette agli enti la «proposta di adeguamento del sistema tariffario» elaborata dal management di Umbria mobilità. Una revisione «dell’attuale sistema di tariffazione» che è «necessario ed urgente» visto quanto messo nero su bianco dalla Legge di stabilità 2013 che impone, se si vogliono incamerare i soldi del Fondo nazionale per i trasporti, precisi criteri «tra i quali l’incremento progressivo del rapporto tra ricavi da traffico e costi operativi». In sintesi, il biglietto deve coprire almeno il 35%. Inoltre c’è da mettere mano con una certa rapidità al Piano dei trasporti licenziandolo entro il 26 ottobre, pena la mancata erogazione dell’ultimo 10% che arriva dalla ripartizione del Fondo nazionale. Per l’Umbria una cifra che ammonta a 10 milioni di euro.
I destinatari Ovviamente si tratta di una proposta e le decisioni finali spettano a chi sottoscrive il contratto di servizio ma intanto alle «signorie loro», il 28 luglio, la proposta è stata inviata. I destinatari sono i due presidenti delle province e i sindaci di Amelia, Assisi, Campello, Castiglione del Lago, Città di Castello, Corciano, Deruta, Foligno, Gualdo Tadino, Gubbio, Magione, Marsciano, Montefalco, Narni, Nocera Umbra, Norcia, Orvieto, Passignano, Perugia, Spello, Spoleto, Terni, Todi, Trevi, Umbertide, Bastia Umbra, Cannara, Castel Ritaldi, Gualdo Cattaneo, Torgiano, Scheggia e Pascelupo. A tutti questi vengono chiesti «eventuali incrementi tariffari e/o interventi equivalenti, finalizzati al raggiungimento dell’equilibrio economico».
Le elaborazioni La proposta fatta non dovrebbe essere molto dissimile dalle elaborazioni realizzate dall’azienda unica dei trasporti e pubblicate da Umbria24 all’inizio di giugno. Tre fogli appena ma densi di cifre e divisi per bacino: il primo, quello del Perugino, il secondo (Folignate-Spoletino) e il terzo (l’area del Ternano). Una proposta in cui si disegna il possibile percorso per azzerare il gap che c’è nella gestione caratteristica, ovvero per portare la differenza tra ricavi e costi operativi dal terreno negativo, che caratterizza tutti e tre i bacini, a quello positivo. Le leve da manovrare per riuscirci sono due: taglio dei chilometri e aumento dei biglietti, dal 6,8% al 25,6% a seconda dei casi.
Bacino 1 Per ogni bacino si fa un’analisi approfondita. Partendo dal primo, il gap ammonta a 11 centesimi di euro a chilometro: 3,07 i «costi caratteristici» ogni mille metri contro ricavi che si fermano 11 centesimi più in basso. Un dato, quello dei ricavi, da scomporre e dove le cifre più significative sono i 63 centesimi che arrivano dal biglietto e 1,92 euro dai corrispettivi pagati dai comuni. Qui la manovra ipotizzata è un taglio del 4,1% dei chilometri (che arriva al 9% sommando quelli precedenti) e un aumento del 6,8% dei biglietti (a parte Perugia che già ha dato) tutti da decidere e da verificare. Una «cura» alla fine della quale si genererebbero, secondo i conti, 10 centesimi di utili a chilometro con un rapporto tra ricavi e costi operativi che passerebbe dall’attuale 20,5% al 23,1%.
Bacini 2 e 3 Più complessa la situazione nel bacino 2 dove lo «sbilancio» è di 41 centesimi ogni mille metri: 2,84 euro i costi, appena 39 centesimi i ricavi che arrivano dai biglietti mentre i corrispettivi pagati ammontano a 1,81 euro. Qui la sforbiciata ai chilometri sarebbe dell’11,4%, mentre l’aumento del biglietto del 21,7%. I conti così tornerebbero in positivo per appena un centesimo anche grazie all’«aumento» dei corrispettivi che deriva dalla diminuzione dei chilometri. Basso il rapporto ricavi-costi che aumenterebbe dal 13,7% al 19,1%. Nel Ternano invece la differenza da colmare è di 30 centesimi a chilometro: 3,02 euro i costi con 55 centesimi che arrivano dal biglietto e 1,80 euro dai corrispettivi contrattuali. Un gap che si trasformerebbe, secondo le previsioni, in un utile da 15 centesimi con un taglio dei chilometri del 9,3% e con un aumento sostanzioso delle tariffe (25,6%). In questo modo il rapporto che a norma di legge dovrebbe essere del 35% si attesterebbe al 25,5%: oltre sette punti in più rispetto alla situazione attuale. Potrebbero essere questi insomma i numeri sottoposti al vaglio dei comuni e che nei prossimi mesi potrebbero trovare conferma.
