La protesta dei lavoratori di UM (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
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Andranno sotto i consigli provinciali e comunali di Perugia e Terni i lavoratori di Umbria mobilità per protestare contro gli enti proprietari dell’azienda «che non hanno onorato gli impegni finanziari presi». Ad annunciarlo venerdì tutte le sigle sindacali in una conferenza stampa convocata per fa il punto della situazione. Tra i motivi per i quali gli stipendi di aprile non sono stati pagati il 10 provocando così l’ennesimo ritardo, ci sono i soldi non versati all’azienda da Comuni e Province per i servizi svolti. Secondo i conti dei sindacati in cassa mancano tra gli otto e i nove milioni di euro così suddivisi: due nel bacino uno, ossia la zona del Perugino, 2,8 nel bacino due (Spoletino-Folignate) e 4-5 nel bacino tre, ossia nel Ternano. A ciò bisogna aggiungere la ormai fallita ricapitalizzazione di cui si è discusso per settimane.

Roma e la Regione Sul tavolo c’è anche l’accordo con Roma Tpl sul rientro della montagna di crediti, oltre 50 milioni, vantati da UM: attualmente, secondo quanto riferisce Alessandro Emili della Uil, stanno arrivando i 500 mila euro al mese concordati mentre la maggior parte degli altri quattro milioni concordati sono bloccati dalla Tesoreria di Roma. Una parziale boccata d’ossigeno arriva dal prestito della Regione: l’azienda intende utilizzare 13 milioni su un massimo di 20 finanziabili e che, comunque, andranno restituiti entro il 2013. Di questi 13 milioni cinque dovrebbero essere sbloccati a giorni anche per far fronte ai creditori che bussano con sempre maggiore insistenza alle porte della società. Gli stipendi dovrebbero essere pagati tra lunedì e mercoledì ma, viste le formalità bancarie, i soldi ai lavoratori arriveranno alla fine della prossima settimana.

Manuntenzioni «Svariate decine di persone – dicono i sindacati – rischiano di non poter venire a lavorare perché non hanno i soldi per mettere la benzina. Alcuni si fanno spostare i turni nelle ore centrali così vengono in autobus». In più c’è lo spettro del blocco dei servizi e la situazione, oltre che dei creditori, delle ditte che si occupano nelle manutenzioni: «Si rischia di non poter sostituire i pezzi». Sempre che, aggiunge qualcuno, i pezzi di ricambio nei magazzini ci siano. «Se non ci sono interventi nuovi – dice Emili – la situazione non migliorerà e nel giro di due o tre mesi rischiamo di trovarci nella stessa condizione di ora». Lunedì sarà una giornata importante non solo sul fronte stipendi. Nel corso del pomeriggio infatti i soci si riuniranno in assemblea con, all’ordine del giorno, i criteri per l’individuazione di un socio attraverso un bando pubblico in via di predisposizione.

Il socio Una scelta, quella della vendita di una parte del pacchetto azionario (al massimo il 60%) che i sindacati chiedono di approfondire. Anche gli advisor – dicono – sostengono che una volta risanata l’azienda tornerà a generare utili: è quindi veramente necessario venderla? Le sigle vogliono perciò un incontro urgente con i soci, anche per proporre la via alternativa della Cassa depositi e prestiti: «E’ paradossale – dicono – che le istituzioni pubbliche umbre si debbano privare di un’azienda strategica quando nella Cdp giacciono imponenti risorse economiche». Se la scelta sarà però inevitabile, lungo il percorso della vendita i sindacati piazzano una lunga fila di paletti: integrità dell’azienda che significa niente scorpori né «spacchettamenti» di dipendenti; salvaguardia dei livelli occupazionali, retributivi e dell’accordo recentemente raggiunto sull’omogeneizzazione.

Presidi «I servizi inoltre – dice Cristiano Tardioli della Cgil, devono essere garantiti ovunque serva, anche nelle frazioni. Non vanno tagliati in modo indiscriminato. In caso di cessione poi il pubblico dovrà mantenere una quota significativa: se pensano di venderla in blocco faremo le barricate». Oltre ai presidi sotto i consigli di Comuni e Province, i sindacati daranno vita ad uno lunedì in azienda in concomitanza con l’assemblea dei soci. La strategia delle sigle prevede anche il coinvolgimento delle forze politiche «per risolvere il problema di Umbria mobilità» e dei consumatori per una «battaglia comune allo scopo di garantire il diritto alla mobilità anche dei ceti più bisognosi e per conseguire l’omogeneizzazione delle tariffe su base territoriale».