Un autobus di UM (foto Fabrizi)

di Daniele Bovi

Il 70% subito, il resto entro un anno se la casa madre, Umbria Mobilità, deciderà di esercitare la sua opzione di vendita. E’ quanto prevede il bando per la preselezione delle aziende interessate all’acquisto di Umbria Mobilità Esercizio, la srl frutto dello scorporo costituita il 16 maggio scorso e che, come noto, finirà sul mercato. Nell’«invito a manifestare interesse» pubblicato sul sito di UM, tra gli impegni che il possibile futuro acquirente deve sottoscrivere c’è infatti l’acquisto, subito, del 70% della srl. Entro un anno poi UM ha la possibilità, se lo riterrà opportuno, di vendere il restante 30%, con l’obbligo per l’acquirente di comprarlo. Un’opzione, della quale ha parlato mercoledì il presidente della società, Lucio Caporizzi nel corso di un’audizione a palazzo Cesaroni di fronte al Comitato di monitoraggio, sulla quale si è aperto il braccio di ferro.

Braccio di ferro I consiglieri hanno rimandato la discussione sul punto all’incontro che si terrà la prossima settimana con l’assessore regionale ai Trasporti Rometti, mentre l’intero Pd (gruppo consiliare e segreteria) prende posizione e chiede «la conferma – è scritto in una nota del partito – di una significativa e permanente quota azionaria pubblica che non releghi i soggetti istituzionali alla sola funzione di programmazione e pianificazione dei servizi, ma permetta loro di svolgere un ruolo determinante nelle opzioni strategiche di fondo della costituenda società». Il segretario regionale dell’Idv Paolo Brutti invece parla di «vendita truccata»: «In tal modo – osserva – si incassa di meno ma si offre un paravento al sindacato, umiliato da un accordo tra le parti ridotto a carta straccia». Insomma, mentre il bando è pubblicato in Gazzetta Ufficiale larga parte della maggioranza di centrosinistra ne contesta uno dei punti cardine, con i sindacati che, oltre ad aver dichiarato venerdì lo stato di agitazione, ritengono imprescindibile che i soci pubblici mantengano una quota significativa dentro la srl.

I requisiti Le manifestazioni di interesse andranno recapitate a UM entro il 29 luglio: il giorno dopo infatti, alle 11, si apriranno le buste. Oltre all’impegno di cui sopra, l’eventuale acquirente dovrà sottoscrivere anche il patto parasociale dove, auspicano i sindacati, saranno contenute pure le garanzie su stipendi e livelli occupazionali. Saranno ammessi a partecipare «imprese di capitali» italiane o straniere, raggruppamenti di imprese ma nessun partecipante a consorzi. Due banche, o più, dovranno garantire sulla solidità economico-finanziaria di un’impresa grande almeno quanto UM. Tra i requisiti per partecipare c’è infatti quello di aver gestito almeno 50 milioni di chilometri negli ultimi due esercizi per quanto riguarda i bus e 5 milioni di chilometri per quanto riguarda i treni. Sempre negli ultimi due esercizi l’impresa dovrà avere 700 bus e una media di 1.300 dipendenti. Il patrimonio poi dovrà essere di almeno venti milioni mentre il fatturato degli ultimi tre bilanci dai 300 milioni di euro in su.

Quattro fasi Quella che si chiuderà il 29 e 30 luglio sarà solo la prima fase della procedura. Con la seconda, una volta capito chi è interessato (si parla di Busitalia, del principale vettore pubblico tedesco e dei francesi di Transdev) verrà spedito l’invito a presentare l’offerta, poi ci sarà la presentazione vincolante e, infine, la valutazione e l’aggiudicazione. Valutazione che verrà effettuata in base all’offerta economicamente più vantaggiosa. Sui 100 punti totali che verranno assegnati infatti, 80 attengono all’offerta economica e 20 a quella tecnica. Proprio la situazione economica è stata al centro della già citata audizione di mercoledì del numero uno Caporizzi che ha diffuso numeri da brivido. Secondo il presidente dell’azienda infatti «dei 50 milioni di risorse aggiuntive previste dall’estate scorsa ad oggi – ha spiegato – ne sono entrati meno di un quinto: solo Regione e Provincia di Perugia hanno ottemperato agli impegni presi, peraltro con somme costituite da prestiti a breve scadenza».

Soldi da incassare A mancare all’appello sono diversi Comuni soci che non hanno ancora versato ad UM il dovuto per i servizi svolti. E quello che più preoccupa è che «non sono – ha detto Caporizzi – nella condizione di farlo». Vista la situazione, il commento del presidente è amaro: «La cosa che deve sorprendere – ha detto – non è la difficoltà di pagare gli stipendi di un mese, ma il fatto che negli altri mesi si sia riusciti a pagarli». L’accordo sulla montagna di crediti romani ha poi partorito un topolino. «Il piano di recupero crediti prevede – ha spiegato -, oltre alle rate da 500 mila euro al mese, ingressi per 2,5 milioni di euro nei mesi di maggio, giugno e settembre, più una rata conclusiva da 7 milioni entro dicembre. Finora sono entrati solo i due milioni e mezzo di maggio. E al Comune di Roma, altro debitore di UM, è stata liquidata una somma di 30 milioni di euro, dei quali 2,8 spettano a noi, attualmente ferma in tesoreria perché evidentemente anche quell’amministrazione comunale ha i suoi problemi nel disporne».

Twitter @DanieleBovi

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