di Daniele Bovi
Alcuni milioni di euro di ‘rosso’, di più al momento non è dato sapere. Sul tavolo dell’assemblea dei soci di Umbria mobilità in programma per giovedì pomeriggio, uno degli argomenti all’ordine del giorno sarà il bilancio 2013 dell’azienda unica dei trasporti, l’ultimo prima dello ‘spacchettamento’ grazie al quale sono state create UM Esercizio, la società per il 70% nelle mani di Busitalia che si occuperà di trasportare gli umbri, e UM Holding che si occuperà dell’infrastruttura ferroviaria, delle partecipate e delle partite finanziarie. I conti verranno presentati ai soci e per il momento quello che trapela è che dopo il passivo di 8 milioni del 2012, il bilancio 2013 (una volta approvato il quale decadrà l’attuale cda) dovrebbe chiudersi con un ‘rosso’ dell’ordine di alcuni milioni. Cifre però ampiamente compensate, spiegano dall’azienda, dalla plusvalenza derivante dalla vendita del 70% che ha portato nelle casse della società di Pian di Massiano oltre 21,2 milioni di euro.
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Il nodo del 30% Chiuso il capitolo relativo al bilancio, Regione, Province e i Comuni di Perugia, Terni e Spoleto dovranno discutere dell’altro tema caldo di giornata, ovvero il destino del restante 30% di azioni. Nessuno, prima della riunione di giovedì, si sbilancia in un senso o nell’altro ed è assai probabile che, complici le nuove amministrazioni appena insediatesi (in special modo quelle di Perugia e Spoleto ora guidate dal centrodestra), giovedì non si arrivi ad una decisione definitiva. Il sindaco di Perugia Andrea Romizi negli ultimi giorni di campagna elettorale, incontrando il personale dell’azienda aveva spiegato che le azioni dovrebbero rimanere in mano pubblica.
Due strade Ora però bisogna decidere e a complicare il tutto c’è il fatto che il piano di risanamento dà per acquisita la vendita dell’ultimo 30%. Quindi le strade sono sostanzialmente due: o i soci vendono oppure devono aprire il portafoglio e per molti, visto anche il pressoché totale fallimento della ricapitalizzazione, non sarà facile trovare le risorse. Come scritto nei documenti di gara, se i soci decidessero di dare il via libera alla vendita, Busitalia (società controllata dal gruppo Trenitalia) avrebbe l’obbligo di acquistare il pacchetto di azioni. Giovedì poi intorno al tavolo torneranno a sedersi anche sindacati e azienda che dovranno trovare la quadra su alcuni nodi come l’aumento dell’orario settimanale di lavoro.
Twitter @DanieleBovi
