Torna la fermata piazza Carducci, tensione tra Comune e Um (foto Fabrizi)

di Daniele Bovi
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Verrà approvato alla fine di luglio dall’assemblea dei soci, convocata per il 31, il primo bilancio del nuovo management di Umbria Mobilità, l’azienda unica regionale dei trasporti che da un anno vive una durissima crisi. Numeri dai cassetti della società ancora non ne escono ma, con tutta probabilità, non si tratterà di un bilancio semplice. Come succede da un anno a questa parte c’è infatti da combattere con i soldi che in cassa non ci sono e con i sindacati indecisi se dare vita o no ad uno sciopero (per venerdì intanto ne è stato indetto uno dall’Ugl). Vista la vendita di UM Esercizio, la nuova srl frutto dello scorporo, questo sarà il primo e ultimo bilancio di questo management. L’obiettivo, secondo quanto trapela, è di tagliare il tagliabile per arrivare ad un agognato quanto difficile pareggio visto che, dato il prossimo passaggio di mano, un piano di più anni per ristrutturare i conti non è possibile. Conti che comunque verranno tirati lunedì nel corso di una riunione del consiglio di amministrazione.

Evasione e Roma Buoni risultati invece starebbero arrivando sul fronte dell’evasione tariffaria, un fenomeno che riguarda in particolar modo le corse urbane. Nelle ultime settimane infatti si sono intensificati i controlli del personale e gli effetti sarebbero positivi, tanto che saranno messi sul tavolo dal cda dell’azienda nel corso degli incontri coi soci. Nessuna novità positiva invece arriva dal fronte romano. Come noto, uno dei motivi principali che ha portato alla crisi di liquidità esplosa nel luglio di un anno fa, è il mancato pagamento a UM da parte del Comune di Roma per i servizi svolti dall’azienda umbra. Una montagna di soldi che ammonta a circa 60 milioni di crediti. Nei mesi scorsi era stato approvato con la controparte un percorso di rientro mensile di questi soldi, percorso che però si è interrotto alla fine di maggio. Fino a lì infatti, spiegano da Umbria mobilità, gli impegni erano stati rispettati: poi le difficoltà economiche che colpiscono tutti gli enti locali e gli intoppi burocratici hanno fatto il resto. Risultato, i soldi non arrivano più.

Il prestito Cose se non bastasse, come spiegato nelle settimane scorse dallo stesso presidente dell’azienda Lucio Caporizzi, alcuni Comuni soci non hanno ancora versato il dovuto per i servizi resi da UM, tanto che mancano nelle casse dell’azienda, da questo fronte, 8-9 milioni di euro. Insomma, la situazione resta molto difficile. Nei giorni scorsi la Regione ha versato un’altra tranche del maxi-prestito da tre milioni di euro ma questi soldi non bastano e, soprattutto, dovranno essere restituiti entro la fine dell’anno. Se infatti per quanto riguarda il pagamento degli stipendi di luglio (da versare, in teoria, il 10 di agosto) c’è una certa tranquillità, i timori riguardano proprio l’autunno. Secondo quanto deciso dalla Regione nell’emendamento al bilancio con il quale è stato deciso il prestito, se UM non lo restituirà palazzo Donini tratterrà una pari cifra del fondo per il trasporto. «Il recupero di tali anticipazioni – è scritto infatti nell’emendamento – può avvenire sia a valere sulle risorse da erogare alle aziende per i servizi svolti nell’intero territorio regionale, sia mediante restituzione da parte dell’azienda tramite l’utilizzo di risorse nel frattempo recuperate».

Le Rsu all’attacco Giovedì inoltre le Rsu aziendali sono tornate a far sentire la loro voce. In una lunga nota, dopo aver ricordato quanto successo in questo anno bollente, le rappresentanze scrivono che non ci sono più scorte nei magazzini perché i fornitori non vengono pagati «e di conseguenza treni ed autobus sostano decine di giorni all’interno delle officine, con un trend peggiorativo al passato». Inoltre vengono condannate «la mancata convocazione da parte dei soci riguardo il protocollo di intesa sulle garanzie da inserire nel bando di gara», «il procedimento unilaterale nell’organizzazione del lavoro» e, tra le altre cose, i pagamenti in ritardo di stipendi, Una tantum derivante dal contratto nazionale e della 14esima in cinque rate. Tutti motivi che portano le Rsu a chiedere alle segreterie regionali di categoria «di mettere in atto tutte le azioni di lotta possibili per la tutela dei lavoratori» e la «non collaborazione» del personale di fronte alla richiesta di straordinari.

Brutti Da palazzo Cesaroni il segretario regionale dell’Idv Paolo Brutti dà il suo appoggio allo sciopero dell’Ugl e sostiene che «i problemi – scrive – non si risolvono vendendo un ramo di un’azienda lasciata deperire fino a collocarla fuori dal mercato». Secondo Brutti servono invece «due provvedimenti immediati», ovvero «l’adeguamento del corrispettivo chilometrico determinato dalla Regione, tenuto ostinatamente basso al di là di quanto prevede la legge» e «l’immissione immediata di denaro fresco da parte dei soci pubblici nelle casse di Umbra Mobilità, nell’ordine di 10-15 milioni di euro. Senza questo si rischia di finire con i libri in tribunale in autunno». «Se qualcuno – conclude – pensa che ci siano compratori disposti a far beneficenza agli enti proprietari si illude e illude i cittadini e i lavoratori di UM. Occorre sapere, inoltre, che in una situazione pre-fallimentare la vendita di parti dell’azienda non è consentita dalle norme vigenti e si possono correre rischi anche di natura penale».