di Mario Mariano 

Presidente Gian Luca Laurenzi, l’inizio di Umbria Jazz è dietro l’angolo, con quanta energia la macchina organizzativa arriva al grande evento? 

«Siamo tutti carichi, consapevoli che questo anniversario dei 50 anni dalla fondazione sarà un ulteriore banco di prova. L’obiettivo è quello di convincere gli ultimi scettici che Umbria Jazz è quanto di meglio viene proposto a livello nazionale e mondiale». 

Un po’ di propaganda non guasta mai… 

«Ogni festival è bello a mamma sua, però c’è un limite a tutto: pensare che altre manifestazioni possano essere paragonabili alla nostra, è pura follia. In ogni campo la competizione è una bella cosa ma non bisogna esagerare con i paragoni. Per qualità degli artisti e numero degli eventi Umbria Jazz si distingue da ogni altro festival. Portare la musica nei teatri e nelle piazze, oltre che nel suo luogo storico del Santa Giuliana, è un’altra nostra eccellenza non ripetibile». 

La vostra sicurezza sembra rafforzata dalla partenza straordinaria: Bob Dylan é un fuoriclasse assoluto e la sua presenza assicura un successo finale. 

«Non corriamo troppo, non abbiamo puntato solo su Bob Dylan, sarebbe un grave errore. Carlo Pagnotta ha chiuso contratti con artisti di qualità assoluta, il programma è di grande livello nella sua interezza. La prevendita sta andando bene, abbiamo ricevuto richieste da personaggi di caratura internazionale». 

A proposito di Pagnotta, sembra sia tornato il sereno dopo la bufera dei mesi passati? «Rispondo con la massima sincerità: Carlo é un monumento di Perugia, con le sue asprezze che vanno conosciute e unite alle sue straordinarie qualità. Ho avuto la sensazione che in passato qualcuno abbia gettato benzina sul fuoco sul nostro rapporto per farci litigare. Questo non è avvenuto e ne sono felicissimo. Per sgombrare il campo da qualsiasi illazione, aggiungo che soprattuto negli ultimi tempi mi sono frequentato più con lui che con mia moglie». 

Con Pagnotta, fresco reduce della iscrizione nell’albo d’oro cittadino,  la collaborazione  proseguirà ad oltranza? 

«Siamo un ente pubblico e come tale abbiamo leggi da rispettare: la Corte dei conti ha pieno diritto di guardare in casa nostra. C’è un consiglio direttivo formato da persone di diversa formazione ed esperienza ed è quello a decidere. A Pagnotta è stato proposto il rinnovo del contratto per un altro anno; io sono al terzo anno di presidenza, ma il mio voto conta per uno. Voglio aggiungere che Pagnotta non deve sentirsi sotto esame: gode della stima di tutti e questo lo tiene fuori da qualsiasi polemica». 

Presidente, un’ultima domanda: come riesce a conciliare la professione di avvocato con il tempo riservato ad Umbria Jazz? 

«Me lo sono chiesto spesso, il mio è un incarico onorifico e dunque non posso trascurare il mio lavoro di avvocato. Aggiungo solo che è gratificante lavorare per accrescere la fama di Perugia nel mondo». 

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