L'assessore Stefano Vinti parla al convegno

Il 9% del territorio umbro è a rischio frane. Finora sono stati spesi 550 milioni nelle 248 aree esposte. E’ questa la fotografia illustrata a Perugia dall’assessore regionale ai Lavori pubblici Stefano Vinti, nel corso del convegno “Le frane in Umbria, scenari di pericolosità: dalla conoscenza alla mitigazione”, organizzato dalla Regione dell’Umbria e dall’Ordine dei Geologi.

I numeri «In Umbria – ha detto Vinti – sono 185 le aree esposte a rischio di frana elevato o molto elevato e 63 aree a rischio medio, la cui disciplina è demandata alla Regione. I dati disponibili fanno rilevare, in sintesi, che l’8,7% del territorio collinare-montano è in frana, un valore in linea con la media nazionale (8,9%), con una superficie totale instabile pari a 651 km quadrati e un numero molto elevato di singoli eventi (34.545) per la maggior parte quiescenti (73%) e riferibili a frane a cinematica lenta (88%)».

Spesi 550 mln Gli interventi, secondo Vinti «su questo versante sono assolutamente indispensabili e quindi da un lato c’è la necessità di avere a disposizione le risorse necessarie e dall’altro occorre che gli interventi finanziari per la messa in sicurezza del territorio siano tenuti fuori dai vincoli del patto di stabilità che ingessano regione ed enti locali. Per fronteggiare questo rischio – ha affermato l’assessore – la Regione ha speso oltre 550 milioni di euro, in oltre 400 interventi realizzati con 82 aree a rischio messe in sicurezza, almeno parzialmente, a fronte delle 185 totali in Umbria. Volendo fare una proiezione a medio-lungo termine della spesa ancora necessaria per mettere in sicurezza tutte le aree ancora a rischio in Umbria, questa si aggira intorno ai 180 milioni di euro».

L’impegno della giunta «Nello scorso mese – ha proseguito l’assessore Vinti – abbiamo approvato in Giunta regionale un documento che illustra l’impegno sostenuto dalla Regione per consolidare, almeno in parte, il proprio territorio: qui si evidenzia come la Regione sia già notevolmente intervenuta in termini di consolidamento, soprattutto tenendo conto che negli ultimi anni ha dovuto fronteggiare numerosi stati di emergenza meteorologica che hanno destabilizzato interi territori. Oggi, in relazione alla coesistenza di numerose banche dati sulla pericolosità da frana, aggiornate e complementari, è necessario fornire agli utenti precisi indirizzi per un corretto utilizzo dei dati nella pianificazione territoriale. Questo è l’obiettivo della recente delibera regionale, con la quale abbiamo approvato i documenti di riferimento per la pericolosità da frana, che saranno aggiornati ogni anno e saranno diffusi informando sui rispettivi contenuti e sulle modalità di consultazione. Questi documenti, e soprattutto l’inventario IFFI (Inventario Fenomeni Franosi), dovrà essere obbligatoriamente considerato dagli enti locali per la nuova pianificazione urbanistica».

Convivere con la franosità «Nella nostra regione l’abbondanza di frane quiescenti – ha sottolineato l’assessore – configura uno scenario di “attesa” su cui le condizioni meteo-climatiche possono provocare riattivazioni, anche con gravi danni al patrimonio antropico, come è accaduto nel novembre 2005 e più recentemente nel novembre 2012. Prevedere gli scenari di riattivazione è una sfida ancora aperta, per le numerose variabili in gioco legate sia alle forzanti meteorologiche che alle frane stesse, ma sicuramente non può prescindere dalla conoscenza della frequenza storica degli eventi franosi nel territorio regionale. Sotto questo aspetto, in Umbria si contano ad oggi 266 ambiti urbanizzati maggiormente esposti a ricorrenza storica di frane, catalogati dal Servizio Geologico e Sismico. Ma, oltre ai numeri e alle statistiche, è importante evidenziare il carattere proprio della franosità dell’Umbria, che si contraddistingue come diffusa. L’Umbria deve quindi convivere con l’instabilità dei versanti e per questo motivo la prevenzione del dissesto idrogeologico è da sempre uno degli obiettivi strategici della Regione, perseguito attraverso una mirata pianificazione delle azioni per la mitigazione del rischio da frana nelle aree colpite da fenomeni di instabilità. Da sempre, ma particolarmente nell’ultimo decennio, è stato costante l’impegno per la realizzazione di interventi strutturali in difesa dei centri abitati, delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi».

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