di Ivano Porfiri
Crolla il numero dei matrimoni in Umbria, soprattutto quelli religiosi, che tengono solo nei paesi più piccoli mentre vengono scavalcati nei due capoluoghi da quelli con rito civile. Un calo netto e costante da almeno 20 anni. Lo fotografa l’Istat che indica in netta salita le separazioni e i divorzi.
Numeri e raffronti In Umbria nel 2014 sono stati celebrati 2.640 matrimoni con un indice di nuzialità del 2,9 per mille. Il calo è netto se si pensa che nel 2004 erano stati 3.772 con un indice del 4,4. Il calo, secondo l’Istat, è costante dagli anni ’70, ma negli ultimi anni è rallentato nel contesto nazionale con alcune eccezioni: dal 2008 al 2014 il calo più forte è stato registrato in Sardegna (-5,7%), in Umbria e nelle Marche (-4,9%).
Civili e religiosi Delle 2.640 unioni del 2014, 1.172 pari al 44,4% sono stati matrimoni civili a fronte dei 1.468 religiosi (nel 2004 quelli civili erano appena il 31%). Ma va sottolineata una differenza territoriale. Nelle città il rito civile supera quello religioso: tra i 667 matrimoni celebrati nei comuni capoluogo (Perugia e Terni) 356 sono stati con rito civile e solo 311 religiosi. Negli altri comuni, invece, 1.157 in chiesa e solo 816 in Comune.
Età media si alza Il 34,2% dei matrimoni in Umbria vengono oggi svolti in regime di comunione dei beni (nel 2004 erano il 44,5%) e nel 18,1% dei casi almeno uno dei due coniugi era straniero (nel 2004 erano il 16,3%). L’età media del primo matrimonio va alzandosi: oggi è di 35,3 anni per l’uomo e 32,1 per la donna (nel 2004 erano 32,9 e 30,1). Sfiora il 10%, poi, la percentuale di sposi alle loro seconde nozze.
I mesi preferiti In Umbria il mese in cui ci si sposa di più è giugno (493), seguito da settembre (445), luglio (430), agosto (348) e maggio (280). Quello meno gettonato novembre (45 di cui solo 2 religiosi), seguito da gennaio (48) e febbraio (53).
Separazioni Infine le separazioni, per le quali le distanze tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno si vanno lentamente riducendo. Gli incrementi più consistenti, infatti, si osservano nel Mezzogiorno, dove i valori sono più che raddoppiati (ad esempio, si è passati da 70,1 a 254,0 separazioni per 1.000 matrimoni in Campania e da 95,3 a 309,4 in Sardegna). Le regioni del Nord e del Centro – che partivano da livelli sensibilmente più elevati – registrano nello stesso periodo un incremento più contenuto. L’unica eccezione è rappresentata proprio dall’Umbria, dove il valore del tasso è più che triplicato arrivando a oltre 300 separazioni ogni mille matrimoni (nel 1995 si era sotto ai 100).
