di Daniele Bovi
Il piano di sdoppiamento di Umbra Acque è scritto sull’acqua. Il presidente Angelo Zucchini e l’amministratore delegato della società, Alessandro Carfi, sono stati ascoltati venerdì mattina dalla Commissione Bilancio del Comune di Perugia in merito, come recita la convocazione, «al piano aziendale» del quale però non è stato svelato alcun dettaglio rispetto alle indiscrezioni pubblicate nei mesi scorsi da Umbria24.it. Il motivo lo spiega l’ad della società (per un 60% pubblica e per l’altro 40% in mano ad Acea e che gestisce i 7mila chilometri di acquedotto che servono, in 38 comuni umbri, 500 mila persone e 230 mila utenze): «Finché il consiglio di amministrazione non prende una decisione – ha detto Carfi – rimane tutto nel mondo delle ipotesi e non abbiamo elementi concreti per dare risposte».
Altra riunione Martedì intanto si terrà un incontro con lo stesso ordine del giorno della commissione Bilancio con i sindaci dell’Ato in cui opera Umbra Acque. Anche lì però dettagli concreti non verranno svelati: «Faremo un incontro – spiega sempre Carfi – per discutere dell’eventuale problema della creazione di un’altra società». Punto. Tutto è fermo al confronto, definito «informale», che si è tenuto coi sindacati nei mesi scorsi e in seguito al quale le indiscrezioni intorno al piano della società si sono moltiplicate. Cgil, Cisl e Uil intanto torneranno a farsi sentire con una conferenza stampa lunedì mattina nella quale ribadiranno, con molta probabilità, il loro no secco a ipotesi che possano inficiare la qualità del servizio o i livelli occupazionali.
Progetto osteggiato Secondo le indiscrezioni trapelate nei mesi scorsi si mirerebbe a costituire una società operativa all’interno della quale collocare alcune attività come quelle di laboratorio, gli acquisti, il magazzino, l’igiene e l’autoparco, lasciando nell’altra la gestione nuda e cruda della rete idrica. Un progetto, come detto, che incontrerebbe la forte contrarietà dei sindacati. In una lettera del novembre scorso i sindacati diffidavano «i vertici aziendali a procedere su qualsiasi iniziativa di tipo unilaterale che modifichi l’appartenenza dei lavoratori al modello organizzativo definito nella primavera 2010 fra Umbra Acque, organizzazioni sindacali e Rsu».
Divisione dipende da prospettive «Nessuno – argomenta sempre l’ad della società riferendosi alle indiscrezioni pubblicate dalla stampa – obbliga Umbra Acque ad operare su mercati diversi generando ulteriori margini di guadagno. Ma sarà la società a operare una scelta piuttosto che l’altra». Questione di prospettiva insomma, di visione strategica: «L’eventuale creazione di una società – dice Carfi – dipende dalle prospettive». Stesso concetto espresso anche dal presidente della società Zucchini durante un confronto, a tratti molto accesso, con i rappresentanti della maggioranza, Emiliano Pampanelli (Prc) in primis: «Il cda – dice – ha ragionato su vari aspetti ma prima di illustrare i dettagli ci dobbiamo confrontare coi soci». Zucchini ha poi sottolineato gli aspetti positivi della gestione Umbra Acque: «Gli utili che facciamo – dice – non vengono dalle tariffe ma dalla gestione virtuosa della società. Abbiamo le tariffe migliori in Umbria e tra le migliori del Centro Italia e abbiamo fatto investimenti, grazie alle manutenzioni, pari a 20 milioni di euro».
Pd: altre le priorità Sull’ipotesi di sdoppiamento della società il Pd, tramite il suo capogruppo in Consiglio Francesco Mearini, non si dice «contrario a priori ma ci sono delle priorità come gli investimenti sulla rete». Il Pd inoltre «vuole chiarezza sul piano industriale e sugli investimenti: su queste cose non arretreremo di un millimetro. I piani non potranno prescindere dalla qualità del servizio e dalla congruità della tariffa rispetto al servizio offerto».
Prc: il sindaco interpelli in consiglio Il capogruppo del Prc Pampanelli fa notare come «l’ad ha riportato in commissione che un’ipotesi di scissione di un ramo d’azienda è in campo e che è stato delegato dal Cda di attivarsi in tal senso. Ma sul come, quando e in che modo, oltre che con quali risorse (mezzi, immobili, strumentazioni…) attuare tale ipotesi non è stata fornita alcuna risposta precisa, anche se è stato ammesso che a oggi, nell’unico confronto avvenuto con i sindacati, un piano specifico è stato avanzato e che prevede la scissione e cessione di attività e servizi». Ribadendo come «tali scelte, comunque, sono di competenza del Cda, che ricordiamo essere composto da una maggioranza di componenti delegati dai comuni dell’Ati» per Pampanelli «in merito a scelte così importanti crediamo che il sindaco debba interpellare il consiglio comunale». Rifondazione Comunista ribadisce la propria contrarietà a tale ipotesi «poiché rappresenterebbe l’inizio della privatizzazione del servizio idrico cittadino e a nostro avviso inciderebbe anche sulle tariffe. Per questo motivo – conclude Pampanelli -, insieme ad altri consiglieri di maggioranza, abbiamo sottoscritto una mozione che invita il sindaco a intervenire per bloccare lo smembramento dell’azienda e a confrontarsi con il consiglio comunale sulla vicenda Umbra Acque».

