Nadia Toffa a Umbertide

di Barbara Maccari

Nadia Toffa, uno tra i volti  più noti della trasmissione «Le Iene», ha presentato sabato 3 maggio ad un affollato cinema Metropolis di Umbertide, il suo libro-denuncia sull’industria del gioco d’azzardo «Quando il gioco si fa duro».

Presentazione Sono accorsi in molti al Metropolis di Umbertide ad assistere alla presentazione del libro d’esordio di Nadia Toffa. Giovani e meno giovani si sono ritrovati al cinema per un incontro su un tema sempre più d’attualità, la ludopatia. Un libro forte e di denuncia «Quando il gioco si fa duro», dove la «Iena» approfondisce il mondo del gioco, l’unica industria in Italia che non conosce la crisi. Il gioco d’azzardo è un fenomeno davvero allarmante che in Italia sta vivendo un’espansione senza precedenti.

Dati Nel libro la Toffa analizza in modo efficace questo fenomeno non solo dal punto di vista sociale, ma approfondisce i vari aspetti a livello economico e politico: indaga su chi guadagna realmente sul gioco d’azzardo. Nel libro si legge che in  Italia si contano circa cinquemila sale giochi. Quasi un quarto dei soldi spesi nel mondo per il gioco d’azzardo in internet sono degli italiani. L’ Italia, con un’economia in crisi, è a tutti gli effetti il quarto paese nel mondo dopo Stati Uniti, Giappone e Macao (Cina) per volume di gioco, e il primo in Europa. Il gioco rappresenta il 5% del Pil italiano.

Chi gioca Da molti il gioco viene visto come l’unica via di uscita dalla situazione di crisi. Studi dimostrano che nei periodi di crisi economica si tenti molto di più la fortuna al gioco e che a giocare siano soprattutto le fasce maggiormente colpite, ceti medio bassi e disoccupati. Ludopatia che non fa distinzioni di genere, le quote sono divise infatti a metà tra maschi e femmine.

Educare al consumo «Sulle vetrine ci sono immagini di gente vincente – ha detto Nadia – è troppa l’offerta del gioco. Non dico che bisogna essere proibizionisti, è un concetto che non mi appartiene e abbiamo visto dalla storia cosa ha portato il proibizionismo quando applicato, ma ci deve essere un’educazione al consumo e quindi un’attività di prevenzione, per un consumo consapevole. Su questo voglio sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso il mio libro».

Dipendenza «Siamo di fronte a una nuova dipendenza, una dipendenza senza sostanza – ha dichiarato Nadia – . Leggere questo libro ti insegna a riconoscere gli effetti e i primi segnali della malattia del gioco. E poi ci sono le storie umane: mi hanno scritto in molti e sono in contatto con i protagonisti delle vicende che racconto nel libro».
Parlare ai giovani «Credo che la cosa più importante in questo momento sia quella di riuscire a parlare ai giovani – ha concluso Nadia – perché loro per primi devono essere informati sulla realtà del gioco per approcciare in maniera corretta. Per questo con il mio libro ho avviato un tour nelle scuole dove andremo a parlare di gioco, dei rischi e delle reali probabilità di vincita, che devono essere chiare a tutti, per evitare illusioni».

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