Sindacati uniti nel corso della conferenza stampa (foto U24)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Nelle casse di Umbria mobilità mancano in questi giorni qualcosa come 18 milioni di euro: conseguenza, come emerso nei giorni scorsi, non si pagano né stipendi né 14esime e la rabbia tra i lavoratori sta salendo. E in questo caso le responsabilità sono tutte di chi, come gli enti locali, non pagano i servizi svolti dall’azienda. Secondo quanto riferito venerdì dai sindacati in una conferenza stampa convocata d’urgenza infatti, sono dodici i milioni relativi al mancato pagamento dei corrispettivi da parte di Comune e Provincia di Terni, Comune di Perugia, Spoleto, Città di Castello e altri più piccoli. Secondo Cgil, Cisl, Uil, Faisa-Cisal e Orsa, il Comune di Perugia avrebbe anche contestato 1,5 milioni di euro di fatture. Fatto che palazzo dei Priori smentisce: da parte dell’assessorato alla Mobilità c’è stato sempre il via libera al pagamento, ma i soldi in cassa per pagare non ci sarebbero.

I soldi non ci sono Poi c’è il capitolo Roma, dal quale mancano una montagna di crediti. Nonostante l’accordo siglato nei mesi scorsi, in base al quale i crediti sarebbero stati versati in tranche mensili, i pagamenti da luglio si sono interrotti e il risultato è che UM s’è trovata a fare i conti con sei milioni di euro in meno. Di riflesso, stipendi e 14esime giovedì non sono arrivati e così la rabbia monta, tanto che i sindacati hanno preso carta e penna e hanno scritto ai prefetti. Questa ulteriore gravissima crisi di liquidità «potrebbe determinare da parte dei dipendenti – è scritto nella lettera – reazioni tali per cui le scriventi organizzazioni sindacali si troverebbero nella impossibilità di controllare la situazione, finora governata grazie anche al grande senso di responsabilità dimostrato dagli stessi dipendenti, e, quindi, nell’impossibilità di poter garantire il servizio».

Idea prestito Da palazzo Donini, sede della giunta regionale, trapela il forte fastidio per questa situazione relativa agli enti ‘morosi’. L’idea che circola, e della quale si discuterà lunedì durante la riunione dell’esecutivo, è quella di sbloccare in tempi rapidissimi altri sette milioni di euro del maxi-prestito varato nei mesi scorsi. Venti era il limite massimo fissato allora, tredici quelli utilizzati fino ad oggi. Tutti soldi che UM dovrà restituire attraverso gli accantonamenti fatti in questi mesi delle cifre relative al fondo trasporti. Con un rapido sblocco di quest’ultima tranche si garantirebbe così ossigeno prezioso per far continuare a viaggiare autobus e treni placando la rabbia dei lavoratori.

Martedì incontro Ed è in questo quadro che azienda, sindacati e Rometti (ma anche gli altri soci sono stati invitati) torneranno martedì 15 a vedersi. A fissare l’incontro è stata la società con una nota inviata venerdì ai sindacati nella quale si comunica anche che stipendi e 14esime saranno corrisposti, «con tutta probabilità», tra il 28 e il 31 ottobre. La certezza però arriverà solo martedì nel corso del summit. Un tavolo dal quale i rappresentanti dei lavoratori si aspettano risposte precise anche sulla vendita del 70% di UM Esercizio a Busitalia o Ratp. Entro il 25 a Pian di Massiano dovranno essere depositate le offerte di acquisto vincolanti: «La vendita – ha detto Cristiano Tardioli della Cgil – è una soluzione che abbiamo accettato obtorto collo. L’interesse reale delle due aziende c’è ma serve fare chiarezza. Vogliamo garanzie precise sul percorso in atto».

Si dimettano Ai soci, tutti, si chiede «un’assunzione di responsabilità: ognuno faccia la sua parte». Insomma, i soldi per i servizi svolti vanno trovati perché «in ballo ci sono 1.300 lavoratori,  le loro famiglie e tutto l’indotto. E poi pensiamo anche alla vendita: se in futuro gli enti non pagheranno il nuovo socio le conseguenze saranno un taglio delle linee e del personale». Alla fine poi arriva anche un invito al nuovo management della società: «Valutino – dicono i sindacati –  l’opportunità di rimettere il mandato nelle mani dei soggetti pubblici che, venendo sistematicamente meno agli impegni assunti, non consentono loro di lavorare per il bene di dipendenti e cittadini».