
di Iv. Por.
Ne parlano i media scientifici di tutto il mondo, dagli Usa al Giappone, da Brasile alla Germania. Una semplice aspirina può sostituire costosi anticoagulanti nelle terapie per il tromboembolismo venoso, patologia da cui ogni anno in Italia vengono afflitti da 500 mila e un milione di nuovi pazienti. La scoperta viene da uno studio svolto da Cecilia Becattini, ricercatrice presso la Medicina interna e cardiovascolare dell’Università di Perugia, e presentato a metà dicembre al congresso annuale dell’American Society oh Hematology, a San Diego.
Otto centesimi al giorno «L’aspirina – spiega la dottoressa Becattini – un farmaco di uso quanto mai diffuso e sicuro, può essere una valida alternativa agli anticoagulanti per la terapia a lungo termine del tromboembolismo venoso. Questa alternativa appare di particolare interesse, in un periodo di incremento della spesa sanitaria, per il basso costo dell’aspirina (circa 8 centesimi al giorno in Italia) che risulta decine di volte inferiore rispetto ai nuovi farmaci anticoagulanti orali di prossima introduzione nell’uso clinico nel nostro paese». Becattini è ricercatrice presso il dipartimento di Medicina interna e cardiovascolare dell’Università di Perugia, diretto da Giancarlo Agnelli.
La ricerca fa il giro del mondo Lo studio tutto italiano, conosciuto nell’ambito scientifico come Warfasa, è durato due anni ed è stato presentato al Meeting annuale dell’America Society of Hematology, a metà dicembre, a San Diego (Usa), e ora si trova su tutti i principali media scientifici del pianeta. Il suo oggetto di studio è il tromboembolismo venoso, ovvero una condizione clinica che comprende la trombosi venosa profonda e l’embolia polmonare. Si stima che ogni anno, solo in Italia, si verifichino da 500 mila ad un milione di nuovi casi di questa malattia.
L’intervista alla dottoressa Becattini realizzata dall’American Society of Hematology:
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Il rischio con gli anticoagulanti Per prevenire le recidive, i pazienti con tromboembolismo venoso vengono trattati con gli anticoagulanti orali, farmaci che rallentano la coagulazione del sangue. Questa terapia rende necessari frequenti controllo di laboratorio e comunque si associa ad un incremento del rischio di emorragie, che si verificano nel 15-20% dei pazienti trattati. Pertanto la terapia anticoagulante viene generalmente condotta per un periodo limitato. Recidive di tromboembolismo venoso si verificano nel 15-20% dei pazienti nei due anni successivi alla sospensione della terapia con anticoagulanti.
Recidiva bassissima L’impiego dell’aspirina in alternativa alla continuazione dei farmaci anticoagulanti non era mai stato valutato prima dello studio presentato a San Diego. Lo studio Warfasa, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, ha valutato se una bassa dose di aspirina è in grado di prevenire le recidive di tromboembolismo venoso quando somministrata dopo un trattamento iniziale con anticoagulanti orali. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere aspirina 100 mg al giorno o placebo per due anni. Una recidiva di tromboembolismo venoso si è verificata nel 6.6% dei pazienti ogni anno nel gruppo aspirina e nell’11.2% dei pazienti ogni anno nel gruppo placebo. Un paziente in ciascun gruppo di trattamento ha presentato un sanguinamento maggiore con una incidenza di sanguinamento non maggiore simile nei due gruppi.
