di MA.T.
La caccia è chiusa ma c’è chi non resiste al brivido di braccare una preda e magari farci un barbecue in terrazza in stile americano. Così il desiderio cresce insieme alla voglia di sfidare il proibito: non soltanto il periodo di chiusura generale alla caccia ma anche il ricorso a tecniche vietate dalla legge. Certo fare scattare un colpo di fucile avrebbe dato sull’occhio, se non sull’orecchio – è il caso di dire – col rischio di vedersi circondato nel bel mezzo di una distesa che circonda il lago Trasimeno. Meglio forse attrezzarsi di sistemi silenziosi ancorchè spietati.
La trappola Un semplice laccio d’acciaio, magari più di uno, disseminati quà e là in territori neppure lontanissimi da luoghi abitati, e il gioco è fatto.
Un sopralluogo, poi la collocazione delle trappole, nessun appostamento e il giro finale per verificare il risultato dell’operazione di bracconaggio. Purtroppo di mezzo, c’è spesso una lunga agonia dell’animale che nel dimenarsi – poichè in trappola – si procura ferite fatali fino a rimanere esangue sul terreno. Ma per taluni questi sono particolari marginali. ci sono dei particolari però che sono tutt’altro che marginali. Come quello di vedersi intrappolato dalle stesse proprie trappole. Quelle che danno all’occhio alla polizia Provinciale del comprensorio del Trasimeno, che mettono in allarme e fanno scattare le misure di sorveglianza e che poi determinano il blitz e la segnalazione all’autorità giudiziaria. Così è successo al bracconiere del Trasimeno che alle regole guarda sprezzante mentre a queste dovrà rispondere nonostante il suo giudizio a riguardo



Il lacciolo bisogna metterlo intorno alle sue “palline”per provare la crudeltà di questa ignobile trappola.