di Nicole Dionigi

La prossima serie televisiva ‘Le libere donne’ coprodotta da Rai Fiction ed Endemol shine Italy, promette di catturare il pubblico con la sua storia intensa e toccante. Dietro questo
progetto c’è anche la sceneggiatrice umbertidese, Laura Nuti, che ha trasformato la sua passione per la scrittura in un lavoro. Un nuovo volto alla follia, definita da Mario Tobino – autore del romanzo del 1953 – «una delle tante divine manifestazioni dello spirito umano». La fiction racconta le voci dimenticate di molte donne, in un racconto che spera di far riflettere ed emozionare, attraverso lo sguardo poetico e pieno d’amore di un medico nei confronti delle sue pazienti, un promemoria per un’intera società.

Romanzo ‘Le libere donne di Magliano’ di Mario Tobino

Le libere donne‘ Tratta dall’omonimo romanzo, Le libere donne di Magliano, la nuova fiction Rai composta da sei episodi, segue la storia di Mario Tobino, interpretato da Lino Guanciale, uno psichiatra che, in un manicomio toscano durante gli anni Quaranta, sfida le convenzioni del suo tempo, dando un nuovo volto alle donne internate. La sceneggiatura ha voluto rendere omaggio a Tobino e alle sue ‘libere donne’, donne che, pur essendo considerate fuori di senno dalla società, spesso non lo erano affatto. Attraverso le loro storie, la serie affronta temi universali come la violenza di genere e il potere dell’amore. Il regista, Michele Soavi, ha conosciuto Tobino perché era un amore passato, divenuto poi compagno di sua nonna, Paola Levi. La serie, perciò, rappresenta una messa in scena coerente con la realtà dei fatti, specialmente attraverso l’amore che lo psichiatra aveva nei confronti delle sue pazienti.

Una passione La sceneggiatura è sempre stata una presenza costante nella vita di Laura Nuti, che fin da bambina ha nutrito un profondo amore per il cinema e per la creazione di mondi immaginari: «Ad un certo punto non mi bastava più vivere nel mondo degli altri, volevo creare i miei, metterli su carta era un primo step verso la concretizzazione» racconta Laura. Fondamentale per la sua crescita professionale l’incontro, presso l’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico, con Peter Exacoustos, con il quale ha dato vita a progetti di successo e che l’ha affiancata nel lavoro di stesura della trama della fiction. «Scrivere una storia ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale in un manicomio, durante il Covid-19, non è stato semplice – confessa Laura – a molti è sembrata una storia cupa. Siamo riusciti a mettere in luce un racconto poetico, solare e soprattutto una grande storia di amore».

Il legame con l’Umbria L’Umbria è la terra d’origine della sceneggiatrice che sogna di poter raccontare storie ambientate nel cuore verde d’Italia, esplorando il suo ricco patrimonio culturale e folkloristico. Tra i progetti futuri, c’è quello di mostrare al mondo la bellezza nascosta di questa terra, senza ricorrere a effetti speciali ma valorizzando la sua autenticità. Per ora, in cantiere c’è un possibile thriller ambientato qua, anche se, suggerisce Laura, «ci sarebbe veramente una miniera da sfruttare». Come suggerimento per i giovani che vogliono iniziare a fare sceneggiatura, consiglia di scrivere, scrivere e ancora scrivere: «Non è un lavoro immediato, ci vuole molto tempo prima che riesca ad arrivare sullo schermo – afferma la sceneggiatrice e conclude – l’ambiente cinematografico umbro è cresciuto molto, ci sono più opportunità per lavorare in questo settore».

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