di Marco Torricelli
Il dibattito, anche se virtuale, impazza sui social network e attraverso le lettere ai media. La stragrande maggioranza dei lavoratori delle acciaierie, va ricordato perché questo rende la vertenza ancor più drammatica, è ormai composta da gente giovane – la ‘generazione Facebook’ – e questo fa diventare quel dibattito, al contempo, più vivace e meno schematico.
Opinioni a confronto Il dibattito lo hanno innescato coloro che vorrebbero rivedere le modalità di sciopero – siamo a 32 giorni consecutivi – e sui social, a ben vedere, la maggioranza dei commenti appare favorevole alla ‘linea dura’ cui si è deciso di dare attuazione nell’assemblea di giovedì scorso. Ma se i sindacati hanno deciso di organizzare una riunione straordinaria delle Rsu per domenica mattina – perché «va fatta una valutazione oggettiva» della situazione – deve essere stato percepito che c’è qualcosa non va. Visto che, tra l’altro, alcuni operai delle ditte esterne hanno annunciato, sempre per domenica mattina, un’assemblea autonoma nel parcheggio Serra.
Lo scambio di messaggi Aveva iniziato un ex delegato della Fiom, Michele Dettori, che in una lettera aperta aveva affermato di scrivere «per diffondere il ‘grido d’aiuto’ delle persone che oggi sono ostaggio della vertenza Tk-Ast. Parlo di ostaggi, perché di questo si tratta, in quanto se è vero che questa vertenza ha esordito con una condivisione quasi totale da parte dei lavoratori, ad oggi la condizione è completamente ribaltata. Nei vari presidi ,di questa situazione, ne sono tutti coscienti, a partire da molti Rsu, ma la mancanza di coraggio delle segreterie sindacali non permette di far emergere l’anima responsabile dei lavoratori che sono pronti a riprendere le attività produttive». A strettissimo giro era arriva la replica, da parte di Simone Armadori, un giovane operaio: «Sinceramente non capisco come chi ha scelto deliberatamente di non partecipate a questa protesta (Dettori, è l’accusa, non ha praticamente mai scioperato; ndr) non ritrovandosi concorde fin da principio nelle modalità che sono state seguite possa definirsi ostaggio. Credo che sia ironico che chi non ha mai partecipato e è stato sempre libero di accedere in fabbrica chieda un referendum per rientrare. Come l’hai fatto te non lo può fare chi vuole? Lasciateci cercare di salvare questa fabbrica in pace!». Poi anche un altro giovane operaio, Luca Pisu, ha detto la sua: «I risultati ottenuti fin’ora – ha scritto, rivolgendosi al ‘dissidente’ – mi sento di dirti che vengono dal sacrificio, non tuo, né di quelle persone che ora cerchi di rappresentare, non so nemmeno con quale tua carica. Se abbiamo raggiunto una bozza d’accordo lo devi a tutti quei ragazzi che, al contrario di te, sono 30 giorni, che prendono freddo, acqua, che mangiano in viale Brin, e continuano a fare la notte, come se fossimo ancora in quarta squadra. A loro va il mio grazie, e non a chi come te fa polemiche inutili e sterili da casa, o magari perché no, da dentro lo stabilimento».
Le posizioni istituzionali Nel frattempo si sono moltiplicate le prese di posizione istituzionali e, manco a dirlo, tutte orientate nella stessa direzione. A cominciare da quella del presidente del consiglio, Matteo Renzi, che ha detto: «Siamo veramente vicini alla soluzione e se prevale il buon senso, si chiude», mentre il ministro Federica Guidi ha ribadito: «Chiedo un atto di responsabilità da parte di tutti perché c’è l’opportunità di arrivare a una conclusione del negoziato sulle acciaierie di Terni già mercoledì. Faccio appello al senso di responsabilità di tutti perché si possa arrivare alla chiusura dell’accordo e non si lavori per perdere» e la presidente della Regione, Catiuscia Marini ha auspicato che «si possano articolare in maniera diversa le forme di protesta». Nella mattinata di sabato parlerà Confindustria, ma quello che dirà non sarà una sorpresa per nessuno.
Area di crisi dimenticata Per mesi è stata al centro del dibattito: con una parte del Pd, Rifondazione comunista e la Cgil in prima linea impegnati a richiederla e con la Confindustria decisamente contraria. Un anno fa, il segretario della Cgil di Terni, Attilio Romanelli, diceva che«il riconoscimento dello stato di ‘crisi industriale complessa potrebbe dar vita, sulla base di una programmazione seria, ad un circuito virtuoso di investimenti e, tanto per dare un ordine di grandezza, basti pensare che a Piombino, per la ristrutturazione del porto, arriveranno circa 150 milioni di euro» e il senatore del Pd, Gianluca Rossi, che confermava: «Credo che sia un’opportunità da cogliere, ma spetta al sistema istituzionale locale chiedere la procedura sia attivata, con una richiesta formale dal parlamento». Era seguito un lungo tira e molla, fino a quando, a settembre, il consiglio regionale – con un voto sofferto – aveva dato il via libera. Ed è finito tutto lì. In questa fase poteva, forse, torna utile parlarne. Ma nessuno lo fa. Strano. O forse no.
