Lo sciopero generale del 17 ottobre (foto @pappaianni)

di Redazione Umbria24

Una giornata straordinaria, quella vissuta da Terni. E che ha dato nuovo coraggio ai sindacalisti di base delle acciaierie. Che prendono spunto da quanto accaduto per dare un autentico ultimatum al governo.

Lunedì Dopo aver ringraziato quanti hanno partecipato alla manifestazione, infatti, le rappresentanze sindacali unitarie dell’Ast, dicono di «ritenere che debba essere riconvocato in tempi rapidi il tavolo governativo» e che «se entro lunedì non avranno una risposta in merito», organizzeranno tempestive iniziative di lotta tese ad ottenere tale convocazione».

IL RACCONTO DELLA GIORNATA

FOTOGALLERY: LA MANIFESTAZIONE
VIDEO: LE PRIME INTERVISTE
VIDEO: IL CORTEO PARTITO DA VIALE BRIN
VIDEO: LA FOLLA PER LE VIE DEL CENTRO
VIDEO: LE PAROLE DAL PALCO
VIDEO: TENSIONE MANIFESTANTI-SERVIZIO D’ORDINE
VIDEO: LE PAROLE DI ROBERTO DI MAULO
VIDEO: I FISCHI PER I LEADER SINDACALI
VIDEO: PADRE A ANTAGONISTI, NON ROVINATE TUTTO

12.30 Nel corso della giornata altri servizi e approfondimenti.

12.00 Comizi finiti, la piazza si sta svuotando mentre una sorta di piccolo ‘contro-comizio’ di un gruppo di No Tav si è tenuto nella piazzetta adiacente.

11.50 «Da Terni a Taranto – ha detto una Camusso fischiata a più riprese -, forse il governo non si è accorto che tutta la siderurgia è in grande difficoltà. Al governo diciamo che non c’è una politica industriale per il Paese se non c’è una politica della siderurgia, un’idea del settore, una siderurgia che funzioni. A tutti i metalmeccanici diciamo che sarebbe bene andare allo sciopero generale del settore». «All’incontro che il governo ha annunciato – ha detto Camusso – ci andremo con tutti i lavoratori dell’acciaieria. La convocazione delle parti sociali non può essere solo un governo che si limita ad ascoltare cosa dice l’azienda. Ci auguriamo che ieri Renzi abbia ricordato alla Merkerl che loro hanno guadagnato dalla Tk-Ast. Forse non si è accorto che Terni e tutta la siderurgia italiana sono in una grande difficoltà. Al governo diciamo che non c’è politica industriale se non c’è un’idea della siderurgia. C’è poi un’assenza che ci preoccupa, quella di Confindustria che non sostiene il futuro della produzione industriale di questo Paese. Ad Ast diciamo che ci devono essere i volumi che garantiscono il secondo forno. Dietro questo piano industriale c’è un’idea di progressivo smantellamento delle acciaierie. A governo e Ast diciamo che noi la trattativa l’abbiamo fatta seriamente sapendo qual era obiettivo, invece non abbiamo visto volontà di Thyssen di investire. Perché il governo non chiede all’Ast di fare contratti di solidarietà? Sarebbe uno strumento per sostenere una fase di ampliamento del piano industriale mentre sembra invece prevalere l’idea del progressivo smantellamento dell’acciaieria. Noi non lo permetteremo».

11.50 Lunghi e rumorosi fischi hanno accolto gli interventi dei leader di Cgil e Uil, Susanna Camusso e Luigi Angeletti. Un folto gruppo di manifestanti ha fischiato a lungo soprattutto all’inizio dell’intervento di Camusso. «Credo ci siamo stati alcuni che militano in organizzazioni diverse e credo nei centri sociali», ha detto Angeletti sulla contestazione.

11.40 Tra qualche applauso e qualche fischio ha preso la parola Susanna Camusso.

11.33 Si susseguono gli interventi sul palco, dopo uno studente a prendere la parola è una lavoratrice della All food che gestisce il servizio mensa delle acciaierie.

11.25 «È stata una trattativa sbagliata, con una controparte rigida e spigolosa e un governo volenteroso ma inefficace, è un’infamia questa trattativa così impostata. Non si può chiedere sacrifici ai lavoratori senza dire loro che questo servirà a salvare il lavoro». Lo ha detto il segretario della Fim Cisl Giuseppe Farina dal palco in cui i sindacalisti stanno parlando ai manifestanti che sono scesi in strada per salvare le acciaierie di Terni. «E poi – ha aggiunto – basta che per salvare il lavoro bisogna tagliare i salari. Non si può avere un’industria competitiva con operai precari e malpagati». Inoltre, per Farina, «il Governo deve fare di più, non deve fare il mediatore». Ai giornalisti, prima si salire sul palco, Susanna Camusso ha detto che «è indubbio che se per un governo il tema fondamentale è dare alle imprese la libertà di licenziare, certo poi fa più fatica a spiegare alle aziende perché devono investire».

11.19 Secondo le stime i partecipanti alla manifestazione sono quasi 15 mila. A Parlare ora è Giuseppe Farina, segretario nazionale della Fim Cisl

11.14 Dopo Angeletti ha preso la parola un delegato delle Rsu aziendali e ora sta parlando un collega della ex Antonio Merloni, dove a rischiare il posto sono oltre 1.400 persone

Ore 11.10 Qualche fischio e alcune contestazioni all’indirizzo dei leader dei sindacati nazionali. Quando ha preso la parola il segretario della Uil, Luigi Angeletti, dalla platea alcuni manifestanti hanno urlato: «Ci avete rovinato voi, buffoni». Non una contestazione generalizzata, ma di singoli partecipanti disseminati nella piazza. Prima che il corteo giungesse in piazza della Repubblica qualche espressione dello stesso genere era stata rivolta anche al segretario della Cgil, Susanna Camusso, che chiuderà gli interventi dal palco.

Ore 11 «Togliamo l’Ast dalle mani di Thyssen. Riprendiamoci Terni. Commissariamento e fondo strategico», chiede il Movimento di Grillo. «La ripubblicizzazione è l’unica soluzione», sostiene Rifondazione. «Governo e padroni in esubero siete voi», recita il manifesto di Occupay Terni. «Non uccidete l’Ast», invocano gli studenti del liceo Enaudi. In piazza anche una bara di legno rossa con un cartello: «La fine di Terni».

VIDEO – GLI OPERAI: «CHI NON SALTA È UN TEDESCO»

Ore 10.56 Il corteo è arrivato in piazza della Repubblica ha avuto inizio il comizio. Il primo a parlare è stato il leader della Uil, Luigi Angeletti: «Se la Thyssen dovesse perseguire, anche lentamente, nell’obiettivo di chiudere la fabbrica – ha detto Angeletti – non ci sarebbe alternativa: bisognerebbe assolutamente nazionalizzarla». Il governo «deve dire con determinazione alla Thyssen di rivedere il piano perché non possiamo permetterci di perdere né un chilogrammo di acciaio, né un solo occupato. Sono i governi che devono dire alle multinazionali cosa fare».

Ore 10.30 Sono più di 10 mila le persone presenti al corteo, uno dei più imponenti del dopoguerra cittadino.

Ore 10.20 Il governo, dice ancora la Camusso a Radio Anch’io, «deve metterci il peso di una politica industriale e, se non ci sono imprenditori disponibili, deve metterci il peso di un paese che scelga comunque di non rinunciare alla siderurgia». Il problema, dice infine la Camusso, «non si risolve tagliando le condizioni dei lavoratori e quelle degli appalti, ma investendo sulle quantità produttive. Se si continua a ridimensionare, poi l’impianto non regge. È questa la domanda vera che il governo deve fare, non solo all’azienda, ma anche al governo tedesco».

Ore 10.15 La manifestazione che è in corso a Terni «doveva essere dei lavoratori ed è in realtà lo sciopero di tutta la città», ha affermato il leader della Cgil, Susanna Camusso, intervistata dai giornalisti durante il corteo. La Camusso ha, inoltre, sottolineato che «l’iniziativa che ha assunto la Thyssen Krupp, oltre a pregiudicare lo stabilimento pregiudica anche l’economia del città. A Radio Anch’io, il segretario generale della Cgil, ha spiegato che «il governo è di fronte a un problema di crisi di tutto il settore siderurgico e deve decidere cosa fare a Terni. Deve intervenire con decisione nei confronti del governo tedesco per dire che non possiamo diventare un paese deindustrializzato».

10.08 Mentre sfila il corteo parla il viceministro allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti che a Radio Anch’io spiega: «L’obiettivo del governo è quello di favorire una ripresa di dialogo tra le parti. Naturalmente ci vuole senso di responsabilità da parte di tutti, particolarmente da parte della Thyssen. L’impegno del governo è ottenere una modifica forte nel piano industriale della  Thyssen, che per noi è un piano inadeguato a garantire il futuro produttivo e occupazionale di Terni. Quello che il governo aveva proposto nella riunione della settimana scorsa per noi sono punti fermi».

10.00 Il corteo, pacifico, è lungo circa un chilometro e mezzo.

9.47 La manifestazione è imponente: migliaia le persone presenti in un clima sereno. Attualmente il corteo sta sfilando lungo viale Brin. Grande la partecipazione popolare e tante le rappresentanze sindacali presenti, anche di altre categorie.

09.42 Lo slogan scelto dai sindacati è «I cuori di acciaio scendono in piazza per difendere la loro acciaieria». Il corteo partito da viale Brin si snoderà per le vie della città dove quasi tutte le saracinesche sono abbassate per poi raggiungere piazza della Repubblica, dove si terranno i comizi conclusivi di Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, Giuseppe Farina, segretario generale della Fim Cisl, e Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. Ma a sfilare oggi per le strade di Terni c’è simbolicamente tutta l’Umbria. Un’adesione piena e bipartisan. Hanno annunciato la loro presenza praticamente tutti i gruppi politici, dal Pd a Forza Italia, da Rifondazione al Psi. In marcia c’è la presidente della Regione, Catiuscia Marini, al fianco del sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo. Accanto agli operai Ast i lavoratori di tutte le categorie, compresi i poliziotti del Silp Cgil, che hanno aderito alla protesta. Tanti i gruppi e le associazioni. Particolare la scelta del comune di Alviano, che ha deliberato all’unanimità sfilare con la fascia tricolore non sia il sindaco, ma Maurizio Giulivi, un operaio dell’Ast attualmente consigliere di maggioranza

Ore 9.20 Si parte. Il lungo serpentone di operai, studenti, politici e cittadini ternani è in marcia.

VIDEO: IL CORTEO PRONTO A PARTIRE

Ore 9 Il corteo è pronto a partire in viale Brin, di fronte alle acciaierie. Tra la folla sono già presenti il leader della Uil Angeletti, si attendono Camusso (Cgil) e Farina (Cisl). Sono molti i giovani che dalle prime ore di venerdì mattina hanno raggiunto i lavoratori davanti alle portinerie. La città è lì accanto agli operai. Per il momento l’atmosfera è tranquilla e pacifica.

Ore 8 Silenzio. Di mattina presto è così. La gente arriva alla spicciolata. Gruppetti di lavoratori – ma anche di gente che di solito davanti alla fabbrica ci passa in macchina – percorrono a piedi il lungo viale Brin in direzione delle acciaierie. Per raggiungere la portineria dalla quale il corteo, che si prevede imponente, si snoderà per la città.

Lo sciopero Terni oggi si ferma. Come ferma è la sua fabbrica. Per protestare contro una multinazionale – la ThyssenKrupp – che ha in mano le chiavi dell’Ast (per qualcuno non solo di quella) e che ne sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza.

LA VERTENZA

La solidarietà Lunghissimo, tanto da rendere praticamente impossibile farlo, l’elenco delle attestazioni di solidarietà che sono pervenute ai lavoratori, ai sindacati, alle istituzioni e nel complesso alla città in questa, ennesima, giornata cruciale della sua storia: facile sintetizzare con la frase di rito ‘tutta la regione stringe intorno, eccetera’, ma in fondo è la verità, perché le acciaierie ternane rappresentano un pezzo bello grosso del Pil umbro e se saltano per aria, l’onda d’urto arriverà lontano. Molto lontano.

LA STORIA DI AST

Le ultime notizie Nella giornata di giovedì, nel corso dell’incontro che la presidente della Regione, Catiuscia Marini e il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, hanno avuto con i rappresentanti del governo, qualche piccolo impegno in più, da parte di questi ultimi, si è registrato. Secondo i rappresentanti del governo, che si sono impegnati per la riapertura di una trattativa, cinque sono i punti fermi: «Il mantenimento del secondo forno; il mantenimento dei livelli di produzione degli ultimi 3 anni; il trasferimento della linea produttiva di Torino; gli investimenti in innovazione di processo e di prodotto per 110 milioni di euro in 3 anni; lo sviluppo della rete commerciale di Ast».

Sindaco contestato Ma per alcuni lavoratori non si è trattato di nulla di soddisfacente e nella tarda serata di giovedì hanno pesantemente contestato il sindaco nel cortile di palazzo Spada, quando Di Girolamo ha tentato di spiegare loro i risultati del confronto di palazzo Chigi. Urla, parecchi insulti e un paio di bottiglie d’acqua – di plastica – lanciate contro l’auto che riportava il sindaco a casa.