di Marco Torricelli
Forma e sostanza. Come sempre la faccenda sta tutta lì. Se sulla sostanza, infatti, gira che ti rigira alla fine dovranno mettersi d’accordo – e pure i meno entusiasti tra i sindacalisti ternani se ne dovranno fare una ragione – adesso è la questione della forma a diventare di primaria importanza.
L’accordo Sì, la forma. Perché, a ben vedere, per trovare delle differenze sostanziali tra l’accordo che si prospetta – governo, azienda e sindacati nazionali sono certi di ‘chiudere’ martedì prossimo, magari con un’altra riunione-fiume – e la proposta fatta il 9 ottobre scorso dal ministro Federica Guidi, presumibilmente frutto di consultazioni preventive con l’ad Lucia Morselli, si deve fare un bello sforzo di fantasia. E di forma, appunto: perché si dovrà trovare il giusto modo per spiegare il tutto.
LA PROPOSTA GOVERNATIVA DEL 9 OTTOBRE
I punti-chiave Gli esuberi, infatti, saranno azzerati con l’escamotage della ‘mancetta’ (60 mila euro netti, che per qualcuno – e ovviamente a discrezione dell’azienda – sono diventati un po’ di più); gli investimenti saranno quelli già previsti e i sindacati locali dovranno accantonare la richiesta di un nuovo laminatoio a freddo; agli 8 milioni che si era detta disposta a spendere per pagare il salario aggiuntivo, Lucia Morselli aggiungerà qualcosa e la farà passare come una dolorosa concessione.
PARLA CHI HA ACCETTATO L’INCENTIVO
La produzione Un milione di tonnellate all’anno di acciaio fuso, su questo si dicono tutti perfettamente d’accordo, sarà l’obiettivo dell’Ast. Una produzione che gli impianti ternani, con i due forni in funzione, può tranquillamente fare, a patto che poi quell’acciaio lo si venda – grezzo o rilavorato, che rende pure di più) – e quindi un’aspetto importante è la gestione delle politiche commerciali, sulle quali l’azienda ha garantito una discreta disponibilità. Da mettere poi a verifica. Perché se il commerciale non funziona, torna in ballo anche la produzione e, ovviamente, la sopravvivenza stessa dell’area ‘a caldo’ dello stabilimento.
Ilserv Una delle questioni importanti, gli appalti che erano stati tolti alla Ilserv, è stata risolta in Germania, con la conferma che solo le due multinazionali capofila – ThyssenKrupp per Ast ed Harsco per Ilserv – avrebbero potuto farlo. La proroga degli appalti stessi fino alla fine dell’anno fiscale (settembre 2015), e la nuova gara di appalto programmata per marzo prossimo, darà un po’ di respiro ai lavoratori – annullata la cassa integrazione per 207, da lunedì potranno tornare tutti al lavoro – e, soprattutto, permetterà a quella che per ora resta un’acciaieria di essere pienamente operativa.
I ‘dettagli’ Poi ci sono altre questioni da definire, ma queste saranno da gestire in ambito locale: a cominciare proprio dal ‘pienamente operativa’ riferito alla fabbrica: gli esodi incentivati hanno letteralmente stravolto la composizione di quelli che in gergo si chiamano gli ‘organici tecnologici’, cioè la composizione fisica delle squadre di operai che mandano avanti gli impianti e che devono essere ricomposte – numericamente e professionalmente – per garantirne una marcia regolare ed in sicurezza.
Mobilità e demansionamenti Si renderà insomma necessaria una pesante mobilità interna e qui potrebbe nascere un’altra grana, perché tra gli impiegati l’incentivo all’esodo non avrebbe riscosso grande successo, con i risultato che gli esuberi ci sarebbero ancora. A qualcuno, insomma, potrebbe essere detto di togliere la cravatta ed indossare la tuta. Altre cose sulle quali si attendono chiarimenti, martedì: la posizione dei lavoratori a tempo determinato e degli apprendisti; i rapporti tra Ast e le aziende esterne, Ilserv è solo una di esse e complessivamente – a dirlo è stata Confindustria – danno lavoro a 1.200 persone.
Le frizioni Restano, e anzi sembrano accentuarsi, le frizioni tra Ast e sindacati locali. La dura presa di posizione di Lucia Morselli, che «rileva che ad oggi perdurano la chiusura dell’area a caldo dei forni e l’impossibilità della movimentazione merci sia in ingresso che in uscita verso i clienti, neutralizzando di fatto l’operatività industriale. A fronte di questa situazione non più sostenibile, l’azienda richiede che venga ristabilita immediatamente la piena operatività del sito, al fine di consentire la consegna dei prodotti e il rispetto delle commesse», almeno fino alla mattina di sabato non ha ricevuto risposta e resta quindi in vigore l’ultima decisione delle Rsu, che pevede uno sciopero articolato ed un blocco delle portinerie – almeno per le merci in uscita – fino a giovedì prossimo. Data non scelta a caso: se martedì al Mise si mettono d’accordo, mercoledì o al massimo giovedì (appunto) si fa l’assemblea finale.
Le polemiche Su tutto, ovviamente, crescono – e non finiranno certo con la firma di un accordo – le prese di posizione e le polemiche. Il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Raffaele Nevi, scrive su Facebook: «Faccio un sentito appello alle forze sindacali e ai lavoratori Ast affinché consentano alla azienda di riprendere a produrre per evitare di perdere importanti commesse e indebolire la nostra azienda più di quanto è stato fatto a causa della miopia della direzione aziendale…….i passi in avanti fatti sono importanti visto il punto di partenza della trattativa……..so che la maggioranza dei lavoratori sta già su questa posizione e la speranza è che non prevalga chi vuole solo il tanto peggio tanto meglio!!!!»
La Cgil Una chiave di lettura prova a darla Attilio Romanelli, segretario della Cgil di Terni, che sempre su Facebook scrive: «La fabbrica si difende con l’impegno la serietà delle posizioni espresse, sapendo che compito del sindacato è trovare mediazioni onorevoli e nell’interesse dei lavoratori. Diffido di chi alterna posizioni radicali a posizioni moderate in piena confusione, ricordando il monito di Lenin ai propri compagni di guardare con attenzione a tutti coloro che urlano perché potrebbero essere al servizio dello zar».
