di M. To.
Stavolta hanno fatto presto. E questa non è una buona notizia. Anche perché non è andata come si sperava: non si partiti con un foglio, più o meno, bianco sul tavolo. L’azienda ha di fatto riproposto il piano industriale che era stata costretta a ritirare nei giorni scorsi.
La sorpresa Ma un coup de theatre c’è stato. Lucia Morselli, l’amministratore delegato, ancora, in carica ha lasciato tutti a bocca aperta quando ha annunciato: «La multinazionale potrebbe non vendere le acciaierie ed è pronta ad investire per il loro sviluppo». Se lo sono fatto ripetere due o tre volte, tanto per essere sicuri. E lei ha confermato.
Approfondimenti Dichiarazioni ad effetto a parte, l’unica concessione, a ben vedere, fatta dalla multinazionale. è stata quella di dirsi disposta ad una serie di approfondimenti specifici, da farsi nei prossimi giorni della settimana – forse giovedì e venerdì – ma nessuna apertura chiara nei confronti delle controparti. E anche questa non è una buona notizia.
Il comunicato Da parte dei sindacati locali è stato emesso un comunicato decisamente ‘possibilista’: «All’inizio della riunione il Mise ha comunicato l’esistenza di un tavolo specifico con governo, istituzioni locali e azienda sui fattori localizzativi rispetto all’accordo di programma; nel corso dello stesso sono state esposti da parte dell’azienda dei dati relativi alle macroaree che costituiscono le voci di bilancio; chiesti, da parte delle organizzazioni sindacali, approfondimenti specifici rispetto alle suddette voci ed in particolare su strategie commerciali, mercati di riferimento, politiche degli acquisti e dei prezzi, mix produttivi, volumi, investimenti, energia e futuro di tutte le produzioni presenti nel sito; parte di questi temi saranno oggetto di approfondimento in sede locale e utili a riprendere in modo più approfondito la discussione in sede ministeriale; nelle giornate di martedì e mercoledì proseguono le assemblee come da programma».
Le date Entro il 4 ottobre, è previsto nel ‘lodo Guidi’, si dovrà però giungere ad un accordo complessivo sul piano industriale, altrimenti la multinazionale darà seguito al vecchio: che prevede la messa in mobilità di centinaia di lavoratori. Dopo quella di oggi, quindi, ci saranno riunioni a tutto spiano – una è stata programmata per il 19 settembre – per poi giungere a quella ‘di verifica’ già prevista per il 29 settembre.
L’obiettivo ThyssenKrupp, al tavolo ministeriale c’era la ‘squadra’ italiana: Morselli-Ferrucci-Bufalini-Rossetti, è stata chiara: punta ad un risparmio di 100 milioni di euro l’anno e – governo, istituzioni locali e sindacati – sono chiamati a mettere sul tavolo proposte alternative a quelle, semplicistiche e che prevedono solo tagli, prospettate dalla proprietà. Una è stata quella delle tariffe energetiche, ma si è parlato anche di approvvigionamenti – nichel, cromo e rottame, per esempio – attraverso i quali si possono risparmiare bei soldi.
Il governo A rappresentare il governo c’era il coordinatore dei tavoli di crisi, Giampietro Castano – il vice ministro Claudio De Vincenti ha lasciato il tavolo di trattativa quasi subito per altri impegni – e questo la dice lunga sul fatto che quella di oggi fosse considerata solo una prima tappa di avvicinamento. Ma la delusione resta.
Federacciai Nella giornata in cui si riapre la trattativa, intanto, non sono passate inosservate le dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera da parte di Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, che parlando del settore e dei possibili investitori stranieri ha detto che «ben vengano i gruppi stranieri che vogliono investire», ma che «non funziona se colgono l’attimo per arrivare, comprare quote di mercato e smantellare impianti». citando come esempio quello del ‘magnetico’ di Terni e chiedendo, in buona sostanza, una maggiore presenza dello Stato.
