La vertenza Ast vista da Luca Pisu

di Marco Torricelli

Adesso bisogna mettere un argine. E qualcuno ci rimarrà pure male. Perché, mentre proseguono le assemblee e ci si prepara al referendum sull’intesa raggiunta al Mise – l’esito, appare scontato, sarà favorevole, ma sempre meglio aspettare il 17 – prosegue anche altro.

LA VERTENZA AST

Gli esodi La lista di attesa, cioè il numero degli ‘over 290’ – gli esuberi previsti dall’Ast sono stati abbondantemente superati grazie all’accettazione del bonus di 60 mila euro netti – continua ad allungarsi, visto che anche dopo la stipula dell’accordo, qualche decina di operai si è presentata negli uffici del personale per chiedere di poter usufruire del buonuscita. Mettendo, per certi aspetti, in crisi tutto l’ambaradan.

Gli impiegati Già, perché adesso emerge, con chiarezza, il problema che era stato più volte evidenziato: mentre gli operai hanno accettato in massa il bonus per andarsene, gli impiegati no. E tra di loro gli esuberi – il numero stimato era di un centinaio, anche se Lucia Morselli pare si sia spinta a parlare di 180 – restano tutti, o quasi. Mentre nei reparti dove si produce si profila il problema inverso: il personale comincia a scarseggiare.

Lo scenario Insomma, andrà a finire che mentre agli operai si dovrà dire «spiacenti, ma per te niente bonus: devi restare a lavorare», inizieranno – sarebbero già iniziate, per la verità – le chiamate individuali agli impiegati e il tono della conversazione sarà diverso, tipo «spiacenti, ma la tua scrivania traballa». Con tutte le conseguenze del caso. Demansionamento, cioè da impiegato si diventa operaio – per i maschietti, ovviamente, perché per le signore il problema sarebbe ancor più serio – oppure «cerchiamo una soluzione dignitosa insieme».

La business unit Il problema, peraltro, è aggravato dal fatto che con la costituzione della business unit nella quale confluiscono Aspasiel, Tubificio e Società delle fucine, molte funzioni impiegatizie saranno accentrate e, quindi, si creeranno inevitabilmente dei ‘doppioni’ che, vista l’aria, difficilmente potranno scampare alla mannaia.

I criteri Ultimo, ma non ultimo in ordine di importanza, è quello relativo ai criteri con cui si deciderà di utilizzarla, la mannaia. E questo è già motivo di agitazione anche tra i sindacati locali – ecco che arrivano altre conferme: l’accordo firmato è stato salutato con soddisfazione dai sindacati nazionali, ma le grane vere se le devono gestire in loco – che adesso potrebbero ritrovarsi a dover spiegare, magari a quegli stessi impiegati che facevano pressione per interrompere gli scioperi tornare al lavoro, che non è più tempo di fare le barricate.

Il racconto E a proposito di barricate e proteste: la vertenza Ast, i 140 giorni sul filo del rasoio e, soprattutto, il periodo più teso, sono stati raccontati in tanti modi – dai media, ma anche dai lavoratori stessi, sui social e sui blog aperti per l’occasione – in tanti modi e da diversi punti di vista. A Umbria24 piace farlo, stavolta, attraverso una serie di foto scattate da un operaio di Ast, Luca Pisu, che sta cercando – mentre resta lì dentro – anche una strada alternativa lungo la quale camminare.

LA VERTENZA VISTA DA LUCA PISU: LE FOTO

La stella d’oro Lunedì, intanto, le Rsu di Ast riceveranno la ‘stella d’oro’ in occasione dell’accensione della stella cometa che come ogni anno illuminerà la ‘conca’ dall’alto della montagna di Miranda: per i credenti quella stella indicava una meta precisa; per i ternani, oggi, assume un significato particolare. Perché la meta precisa non si conosce.

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