Sergio Lanzini, il lavoratore ferito

di Marco Torricelli

Un cerotto in testa e sette giorni di prognosi. E tanta amarezza. Il giorno dopo eccolo qui, il lavoratore che è finito al pronto soccorso con la testa rotta prima ancora che la situazione, alla manifestazione di mercoledì per la Tk-Ast, precipitasse del tutto. Si chiama Sergio Lanzini ed ecco il suo racconto.

Capoturno Sergio Lanzini ha 50 anni, lavora alle acciaierie dal 2002, nel frattempo è diventato capoturno al reparto ‘ecologia’, è iscritto alla Fim Cisl e «in questi undici anni ne ho fatti, di scioperi e di manifestazioni, ma sinceramente non ricordo di agenti schierati in divisa anti-sommossa, come mercoledì, o di cordoni con scudi e manganelli davanti. Eppure, in altre occasioni, di motivi di tensione e, magari, il timore di possibili incidenti (che, peraltro, a Terni non si sono mai verificati; ndr) potevano essercene davvero». E aggiunge un elemento al dibattito: «Forse chi ha organizzato il servizio di polizia non conosce la storia della città, della fabbrica e di noi che ci lavoriamo dentro. Forse, ma è solo un mio pensiero, dovrebbe andare a lavorare altrove».

Il colpo Quando è stato colpito, racconta, «eravamo lontani dalla stazione, perché il cordone di polizia ci ha fermati all’imbocco del piazzale – racconta Lanzini – e c’era chi spingeva, da una parte e dall’altra. Ho rischiato di perdere l’equilibrio, nella calca e mi sono voltato verso i miei compagni di lavoro per cercare di farli arretrare un po’. In quel momento è arrivato il colpo. Bello forte. Ed era di un manganello, non certo di un ombrello. Mi si sono piegate le ginocchia, ma sul momento non mi sono reso conto cosa fosse successo. Poi, quando ho messo la mano in testa e me la sono ritrovata piena di sangue, ho capito».

Il verbale Di quello che è successo dopo, ovviamente, ha saputo mentre era al pronto soccorso: «Dove sono stato avvicinato da due agenti di polizia, che hanno stilato un rapporto, ma credo sia la prassi, in caso di incidente». Avrebbero voluto trattenerlo, ma «ho preferito tornarmene a casa, da mia moglie e da mio figlio. Prima di uscire dall’ospedale sono andato a salutare il sindaco Di Girolamo e l’ho visto più amareggiato e preoccupato per quello che potrà succedere in futuro, che per il colpo che aveva ricevuto». Nessuna richiesta di informazioni da parte della questura? «No, almeno fino ad ora non mi ha cercato nessuno».

Il poliziotto Si è parlato di una segnalazione relativa a possibili ‘infiltrazioni’ nel corteo: «Guarda, mi dispiace dirlo, ma eravamo in pochi, a sfilare. E proprio per questo non sarebbe stato possibile. Io, di facce sconosciute non ne ho viste e ti racconto anche questo: io ed un agente della Digos di Terni, che è un amico, abbiamo fatto un pezzo di strada insieme e anche lui mi diceva che non c’erano estranei in circolazione e che era tutto sotto controllo». Si dice anche che nelle assemblee dei giorni scorsi si sia parlato di possibili tensioni: «Io alle assemblee ci sono stato ed è stato detto che si sarebbe concordato, come sempre è avvenuto, un ‘passaggio’ alla stazione con il simbolico blocco dei binari».

Il futuro Da ieri il suo telefono squilla in continuazione: «Compagni di lavoro, amici, sindacalisti e – dice ridendo – sì, pure voialtri. Avrei sinceramente preferito non riceverle, tutte queste attestazioni di solidarietà. Mi piacerebbe che, fin da oggi; dopo ovviamente che si sarà chiarita la storia dell’ombrello che, sinceramente, mi sembra una favola; si torni a parlare di due cose soltanto: il nostro futuro e quello della città, anche sotto il profilo della gestione dell’ordine pubblico».

Il sindacato Sulla vicenda c’è anche una presa di posizione della Cgil, che sottolinea «perché tutti o quasi sembrano esserselo dimenticato, che oltre al sindaco è stato ferito alla testa, riportando una brutto taglio, un lavoratore dell’Ast nel corso della prima carica portata dalla polizia nei pressi dell’hotel Michelangelo, quindi ben prima del tentativo di ingresso alla stazione». Più in generale, dice la Cgil, «le immagini contenute in numerosi video e fotografie sono inequivocabili e testimoniano l’aggressione subita dai lavoratori. La Cgil chiede dunque che le responsabilità di chi ha deciso una simile gestione dell’ordine pubblico siano accertate realmente e che se ne traggano le dovute conseguenze». 

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