di M. To.
«Notizia di reato». Non è una bella cosa. Significa che secondo chi si rivolge alla procura della repubblica c’è il sospetto che in un certo tipo di comportamento si possa ipotizzare che sia stato commesso, appunto, un reato.
L’Arpa E quando a rivolgersi alla procura è l’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) il reato che si ipotizza è serio. E se a commettere il reato potrebbe essere stata una grande azienda che opera sul territorio la faccenda assume un aspetto di rilevanza ancora maggiore.
L’Aia La questione l’avevano sollevata, ad aprile, Italia Nostra e Wwf: «La recente visita ispettiva di Arpa Umbria a Tk-Ast, tesa alla verifica del rispetto dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) – scrivevano – si è conclusa accertando l’inadempimento di almeno 15 prescrizioni. Criticità aggiuntive, forse superabili. Restano invece irrisolti e dunque strutturali, nonostante le decine di milioni di euro asseritamente spesi dall’azienda negli ultimi cinque anni, molti nodi».
Gli atti Tanto che le due associazioni ambientaliste avevano fatto quella che in gergo si chiama ‘richiesta di accesso agli atti’: avevano cioè chiesto all’Arpa, sempre ad aprile, di poter consultare i documenti relativi alla visita ispettiva. La risposta che hanno ricevuto è inquietante.
«Notizia di reato» Perché il direttore del dipartimento ternano dell’Arpa, Adriano Rossi, ha fatto sapere che «gli atti richiesti sono stati trasmessi alla procura della repubblica di Terni con comunicazione di notizia di reato. Per tale motivo si comunica il differimento della domanda».
I dubbi Secondo l’Arpa, insomma, quella visita ispettiva alla Tk-Ast ha messo in evidenza qualcosa di strano. Se quanto ipotizzato dagli ambientalisti fosse stato verificato – quindici prescrizioni disattese, rispetto a quanto previsto dall’Autorizzazione integrata ambientale – non si tratterebbe proprio di bruscolini, ma di autentici macigni.
Le indagini La procura della repubblica, insomma, non starebbe solo cercando di capire quale sia il reale stato delle cose in relazione alla discarica di Valle e al tunnel Tescino – la famigerata ‘galleria dei veleni’ – ma potrebbe essere anche alla caccia di altre informazioni: non a caso, sempre ad aprile, era stata presentata una lista, articolata in ben quarantasei punti, nella quale si richiedevano documenti relativi praticamente ad ogni aspetto dell’attività dell’acciaieria: dal personale alle produzioni, dai macchinari fino alle certificazioni di sicurezza.
La Tk-Ast L’azienda ha sempre respinto le accuse che le vengono rivolte e l’amministratore delegato di Ast – Marco Pucci, di recente confermato – aveva detto che «a volte in maniera confusa e strumentale, ci si accusa di non fare fino in fondo il nostro dovere sul fronte ambientale; rispondo che Ast spende ogni anno circa 30 milioni di euro per l’ecologia e la sicurezza e che, solo dal 2009 ad oggi, ha investito 40 milioni per impianti ecologici».

ALLORA PERCHE SI CACCIA UNA SOCIETA COME INDUSTRIA E SERVIZI CHE HA LA CERTIFICAZIONE AMBIENTALE E SULLA SICUREZZA