di Marco Torricelli
La prima pratica è stata liquidata in fretta. Per la seconda c’è voluto un po’ più di tempo. Per la terza, invece, le incognite restano. Ma sarà soprattutto quest’ultima – decisamente più importante – a determinare reazioni e commenti.
Sciopero: si cambia La decisione era nell’aria, ma non era facile articolare una versione condivisa e le Rsu – riunite di domenica mattina – ci hanno infatti messo un po’ di trovarla: in sintesi si andrà ad una rimodulazione graduale degli scioperi a partire da mercoledì. Naturalmente, viene fatto notare, «l’incontro proprio di mercoledì al Mise sarà decisivo per stabilire con precisione le nuove strategie».
L’assemblea L’iniziativa era stata presa da un gruppo di lavoratori, ma quella riunione – definita spontanea dai promotori – di fatto non è nemmeno iniziata. Erano qualche decina e, quando si sono radunati nel parcheggio, sono arrivati anche quelli che, poche decine di metri più là, erano al presidio della portineria ‘Serra’.
Scambio di battute Tra i due gruppi – decisamente più numeroso il secondo – c’è stato un vivace scambio di battute. Le voci si sono pure alzate. Ma nulla di più. Da una parte c’erano loro, quelli che avrebbero voluto parlare di possibili ‘rimodulazioni’ delle iniziative in corso e dall’altra c’era chi, al 33simo giorno consecutivo di sciopero, non ne vuole nemmeno sentir parlare. Risultato: dopo una mezz’ora di dibattito – durante le quale alcuni dei ‘dissidenti’ si sono via via defilati – i lavoratori intenzionati a proseguire nello sciopero duro sono tornati al presidio. Gli altri, ormai ridotti ad poco più di una decina, hanno rinunciato. Ma poco dopo sarebbe arrivata la notizia della decisione delle Rsu del gruppo Ast.
Le date Mercoledì riprenderà l’attività di quadri e impiegati; di Aus; del Centro di finitura; di Aspasiel; della mensa e della cassa mutua. Giovedì toccherà al Tubificio; venerdì alla Società delle fucine; sabato a Pix1 e Titania; domenica a Pix2; lunedì infine all’Acciaieria e al Treno al caldo. Per ogni reparto, ovviamente, è prevista la ripresa delle attività anche delle ditte sterne collegate.
Perché la rimodulazione Sugli aspetti della rimodulazione, è arrivata poi una nota stampa dalle segreterie provinciali sindacali di Terni: «La rimodulazione, discussa e approfondita attentamente, condivisa dalla Rsu dal confronto con i lavoratori – si legge – non è stato possibile organizzarla prima della giornata di mercoledì 26 novembre. La decisione, di non procedere a modifiche prima del 26 novembre – viene spiegato – nasce anche in ragione del comunicato aziendale affisso alle portinerie e pubblicato sui quotidiani locali, considerato elemento di disturbo e di ulteriore frizione tra i lavoratori manifestatosi nell’andamento della stessa assemblea di giovedì. Fermo restando quanto sopra detto, la Rsu ha comunque ritenuto, come elemento di responsabilità sindacale, di procedere alla rimodulazione a partire dal giorno di mercoledì 26 novembre delle iniziative di sciopero. La scelta è avvenuta non a seguito delle molteplici sollecitazioni di chi non è parte attiva di questo negoziato, ma ragionata esclusivamente dalle organizzazioni sindacali metalmeccaniche insieme alle Rsu come atto di responsabilità rispetto alla ripresa del negoziato. Lo stesso negoziato – viene specificato – dovrà avere come obiettivo quello di ottenere un esito di avanzamento o positivo, tenendo presente le posizioni che unitariamente le organizzazioni sindacali hanno più volte espresso al Mise. Le Rsu verificheranno l’andamento della trattativa come elemento per poter ulteriormente modificare le azioni in essere».
Cgil e ditte terzi Nel pomeriggio è arrivata anche una nota della Cgil di Terni in cui sta scritto: «La Cgil di Terni e le categorie dei lavoratori che operano nell’indotto Ast, intendono ribadire con forza che il negoziato in corso riguarda complessivamente il sito di viale Brin, tanto è vero, che ad oggi, uno dei punti di non accordo riguarda la clausola di salvaguardia per il personale delle ditte terzi, richiesta effettuata dalle organizzazioni sindacali e non accettata dalla controparte aziendale». Nella nota si afferma anche: «In questo senso sono inutiie e a volte dannose le fughe in avanti che vengono proposte da soggetti lontani dalla mobilitazioni e soprattutto dagli interessi specifici dei lavoratori. La fallita assemblea degli autoconvocati di questa mattina a Ponte Toro va inserita in questo contesto, poche unità di lavoratori che proponeva il rientro incondizionato, hanno trovato una rilevanza numerica solo quando molti lavoratori dei presidi si sono avvicinati per contestare tale decisione».
Incognita Ilserv A pesare, e molto, su tutta la faccenda, resta però la vicenda Ilserv: fino a domenica sera la posizione dei lavoratori della più grande tra le aziende che lavorano con Ast era di assoluta rigidità. Per loro – non a caso i loro delegati non hanno preso parte alle riunione della Rsu del gruppo – lo sciopero prosegue. L’assoluta incertezza sui rapporti che esistono tra Ilserv e Ast – con una proroga degli appalti fino al 31 dicembre solo annunciata e mai formalizzata e con la certezza quasi assoluta della drastica riduzione da gennaio e relativa cassa integrazione – secondo i lavoratori della ditta non permette di interrompere lo sciopero e la loro decisione potrebbe mettere in discussione la ripresa delle attività dello stabilimento.
Confindustria Sabato, il presidente della sezione ternana di Confindustria, Stefano Neri, affiancato da una folta rappresentanza di imprenditori che con Ast lavorano, era tornato a parlare della vertenza Ast: «Non è più tempo di guerra di trincea – aveva detto – e gli atteggiamenti conflittuali dettati da motivazioni ideologiche non portano da nessuna parte. Soprattutto perché lo sciopero sta provocando danni anche alle persone che lavorano nelle ditte esterne. Insomma, la trattativa va proseguita a cancelli aperti»e a chiedere che da parte sindacale arrivi un segnale di buona volontà. In pratica di rivedere la forma di protesta attualmente in corso.
Il Governo Mentre Neri diceva queste cose, peraltro, arrivava una nuova richiesta dal sottosegretario al lavoro, Teresa Bellanova: «Spero che siano riconosciuti i passi in avanti e si possano rimodulare le forme di lotta sospendendo lo sciopero a oltranza», mentre il ministro dl lavoro, Giuliano Poletti, aveva rincarato: «Quando c’è una trattativa in corso ci sono i potenziali, le possibilità che le cose si risolvano positivamente e mi auguro che il prossimo passaggio sia quello cruciale».
Le ipotesi All’interno dello schieramento sindacale, tanto per non girarci troppo intorno, è emersa con sempre maggiore chiarezza – nonostante le rassicurazioni sulla compattezza date giovedì nel corso dell’assemblea da Rosario Rappa della Fiom nazionale – l’esistenza di un fronte che spinge per una decisa revisione delle forme di sciopero che sono attualmente in corso. E anche per una valutazione più possibilista delle proposte di Ast.
Landini La Fiom, intanto, serra i ranghi: lunedì pomeriggio è in programma un’assemblea degli iscritti e la presenza di Maurizio Landini, insieme allo stesso Rappa e a Gianni Venturi – e il fatto che venga specificato che è «riservata agli iscritti» – dà la misura di quanto importante venga ritenuto questo appuntamento dall’organizzazione.
