Una manifestazione per l'Ast

di Marco Torricelli

Speranze, poche e in diminuzione. Certezze, in aumento. E queste ultime preoccupano molto. Tanto che i sindacalisti di base del gruppo Ast – ma con il pieno appoggio delle segreterie territoriali dei sindacali – sono decisi ad alzare, e manco di poco, il tiro.

LA VERTENZA AST

Il vertice Mercoledì mattina, alle 10,30, è in programma una riunione, convocata dal responsabile del personale, Arturo Ferrucci, nel corso della quale dovrebbe essere ufficializzata la decisione aziendale di ridurre a 15 i turni settimanali del reparto acciaieria – quello dove ci sono forni di fusione, uno dei quali secondo Ast dovrebbe essere spento – e a 18 quelli del ‘treno a caldo’ che da quei forni sono alimentati.  E non sarà una riunione tranquilla.

«Indisponibili» Le Rsu del gruppo Ast, infatti, sono già sul sentiero di guerra e annunciano che andranno a quell’incontro solo per  «riconfermare la propria indisponibilità a discutere di tutte quelle azioni finalizzate all’attuazione del piano industriale del 17 luglio (perché di fatto di questo si tratta; ndr)» e che loro sono sempre in attesa di «una nuova convocazione in sede governativa ai massimi livelli».

L’avvertimento I sindacalisti, però, dicono anche altro: «Ogni azione unilaterale da parte dell’azienda verrà contrastata con iniziative forti già decise ed intraprese subito dopo l’eventuale esito negativo dell’incontro», e che si stanno adoperando «per portare la mobilitazione, il prima possibile, fuori dalla regione Umbria». In arrivo, insomma, c’è una nuova massiccia ondata di scioperi  e, magari, una ‘scappatina’ dalle parti di palazzo Chigi non è esclusa.

Governo in panne A complicare la situazione era stata una sortita del sottosegretario al lavoro, Teresa Bellanova, che nella mattinata di martedì se n’era uscita con un’affermazione che lasciava pochi dubbi: «Il governo ha fatto un intervento sulla proprietà che ha risposto che il piano è quello dell’amministratrice delegata Morselli». In sospetta coincidenza con la convocazione aziendale.

Le ditte esterne Tanto più che mercoledì cadrà un’altra pioggia di tegole – belle grosse – sulle teste di altri lavoratori: quelli delle ditte esterne che lavorano in Ast. Tutti i contratti che regolano i rapporti tra quelle ditte e il colosso, infatti, sono stati prorogati proprio fino a mercoledì. Da giovedì tutti i tesserini magnetici che permettono l’accesso ai lavoratori ‘esterni’ potrebbero essere di nuovo disattivati, con una sottile e perversa tattica psicologica che – forse attuata dall’ad Lucia Morselli di sua sponte, o magari nel rispetto di una strategia studiata ad Essen – tende ad accrescere una tensione ormai spasmodica.

Rossi Per il senatore del Pd, Gianluca Rossi «la vicenda Ast non è circoscrivibile all’interno del perimetro delle ‘crisi aziendali’ e per questa ragione il governo non può ritagliarsi il ruolo terzo o tecnico di mero arbitraggio tra sindacati e azienda. La partita che si gioca su Ast richiede che le forze in campo siano subordinate a quello che è l’interesse primario di un Paese, ossia un’ asse portante del Pil nazionale, dell’occupazione umbra e non solo, della qualità del nostro export nel mondo, di un ingranaggio fondamentale del sistema industriale europeo; tutti elementi che non possono essere oggetto di negoziazione. Per queste ragioni il posto che compete al Pd e al governo è quello di stare dalla parte dei lavoratori e di chi li rappresenta. Per queste ragioni si dia seguito alle parole scritte nella nota di palazzo Chigi di giovedì scorso, richiamando l’azienda ad abbandonare posizioni che talvolta, come nel caso emerso proprio oggi, appaiono volte ad innescare tensioni anziché risolverle e riprendendo un’iniziativa tesa a riattivare il confronto con l’obiettivo di raggiungere un punto più avanzato dell’accordo proposto l’8 ottobre scorso».

Marini Durissima la presidente della Regione, Catiuscia Marini, nel confronti di ThyssenKrupp che, denuncia, «grazie alle norme contenute nella legge di stabilità beneficerà di quasi 7 milioni di euro grazie all’operazione sull’Irap». Alla proprietà delle acciaierie di Terni «che in queste ore stanno licenziando 550 persone, qualche paletto in più per dire ‘io aiuto gli imprenditori che hanno però anche responsabilità sociale’, il mio governo del Partito democratico e di centro sinistra lo deve mettere». Sulla misura relativa all’Irap, chiarisce Catiuscia Marini, «sono perfettamente d’accordo, ho lavorato nel mondo delle imprese e la considero la tassa più ingiusta che le imprese hanno e deve essere alleggerita anche per incentivare il lavoro», ma deve, appunto, incentivarlo.

LA STORIA DI AST

Cecconi Una chiave diversa la sceglie, invece e ovviamente, il consigliere comunale ternano Marco Cecconi (FdI-An): «Due conclavi del Pd nello stesso giorno fra Terni e Roma e, poi, le esternazioni del sottosegretario Teresa Bellanova, sono più che sufficienti, purtroppo, per legittimare le più pessimistiche previsioni in ordine all’orizzonte strategico (che non c’è) e all’autorevolezza (idem) con cui le istituzioni locali e nazionali (entrambe governate dallo stesso partito) stanno affrontando la questione dell’Ast. Da Roma, Matteo Renzi ci ha fatto sapere che il ruolo di palazzo Chigi sarebbe nulla più che quello dell’ ‘arbitro’, in una partita ‘tra quelli che vogliono licenziare e quelli che si oppongono ai licenziamenti’. Se è questo il massimo che Renzi riesce a capire, è la prova provata che il suo governo non è e non sarà mai capace di guardare oltre l’ombelico».

«Doppia miopia» Secondo Cecconi «la miopia del governo nazionale fa il paio con quella delle istituzioni cittadine, se è vero come è vero che il massimo che il sindaco Di Girolamo e lo stato maggiore del Pd locale sono riusciti in queste ore ad inventarsi è ‘il ricorso ai contratti di solidarietà’, per ‘diminuire il carico del costo del personale sull’azienda’, come se – appunto – il vero problema delle acciaierie fossero gli esuberi negli organici». Mentre, invece, «per dichiarare le acciaierie ternane sito di interesse nazionale gli strumenti ci sono. E non c’è bisogno di chiamare in causa nessun disastro ambientale come per Taranto. Ci vuole la capacità di capire una buona volta che quella delle acciaierie ternane non è la crisi di una fabbrica qualunque. Ci vuole consapevolezza della strategicità della siderurgia made in Italy. Ma il problema è che al momento, in casa Pd, tutte queste cose mancano».

In Regione Il gruppo del Partito democratico in consiglio regionale, invece, esprime «apprezzamento e sostegno al documento dell’unione comunale del Pd di Terni sulla vicenda Ast in cui si riafferma l’importanza di riavviare al più presto il confronto per definire una soluzione alla vertenza, insieme all’invito al governo nazionale a trattare la questione assumendo in pieno il ruolo attivo e decisivo, a difesa degli interessi del Paese, della comunità regionale e del territorio ternano, delineato nella nota emanata da palazzo Chigi giovedì scorso al termine dell’incontro con le istituzioni locali».

Il sito da difendere Secondo il Pd «è necessario indirizzare tutti gli sforzi affinché non si ceda alla tentazione della reciproca delegittimazione, che per prima precluderebbe ai soggetti sociali, politici ed istituzionali umbri la possibilità di salvaguardare il futuro produttivo di Ast. Al contrario, si colga il messaggio di unità che viene dai lavoratori perché le istituzioni locali e nazionali ed europee, insieme alle forze sindacali, lavorino ad una piattaforma che abbia come priorità la difesa e l’integrità del sito e del ruolo strategico di Ast. E la conseguente salvaguardia dell’occupazione e il rilancio del sistema territoriale».

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