di Marco Torricelli
Domenica mattina i segretari di categoria e i lavoratori si sono riuniti in un’assemblea molto partecipata. La tensione è alta ed emergono sempre più pareri contrastanti. Nel corso della mattinata si voterà per decidere il da farsi.
L’assemblea Per i cinque segretari territoriali delle organizzazioni sindacali non è stato facile trovare una sintesi comune delle varie posizioni – in qualche caso decisamente contrastanti – che, già emerse nelle settimane scorse, si stanno radicalizzando con il passare del tempo. Tra le prime decisioni prese nel corso dell’assemblea – oltre a quella di proseguire ad oltranza con lo sciopero – c’è quella della partenza per Bruxelles. Lunedì pomeriggio tre pullman partiranno per la città belga dove, martedì mattina, i lavoratori manifesteranno e avranno l’opportunità di incontrare alcuni europarlamentari.
La rabbia Il sentimento più diffuso? Eccolo, in un post di un lavoratore della Tk-Ast su Facebook: «Oggi vado al cimitero, ma non posso comprare fiori per i miei morti. Non ho i soldi per farlo perché lo stipendio non mi viene pagato. Spero che loro capiscano». Tutti gli altri – i vivi, intendo – capiranno invece perché le acciaierie ternane ribollono di rabbia. E cosa ci sia alla base della decisione di proseguire nello sciopero ad oltranza – arrivato all’undicesimo giorno consecutivo – e alla determinazione di «alzare ancora il tono ed il livello della protesta – dicono i rappresentanti sindacali – e puntando ad iniziative che permettano alla nostra drammatica vertenza di restare al centro dell’attenzione nazionale».
L’azienda: «Niente stipendi» L’Ast, invece, da quell’orecchio non ci sente: «Acciai Speciali Terni – si legge in una nota diffusa nella mattinata di sabato – precisa di avere già anticipato nel comunicato aziendale del 24 ottobre scorso che le difficoltà nello svolgimento delle normali prestazioni lavorative a causa del protrarsi delle astensioni dal lavoro dei dipendenti dell’azienda e quindi al momento non sia stato possibile dare corso al pagamento delle retribuzioni. Acciai Speciali Terni assicura che al ristabilimento della necessaria operatività aziendale, l’erogazione delle retribuzioni di ottobre verrà immediatamente effettuata con priorità assoluta e auspica che tale operatività possa essere ripresa con la massima urgenza».
Le buste paga pronte L’Ast, quindi, insiste – tutte le ‘buste paga’ di ottobre sarebbero in effetti pronte – e dice di non aver ancora sbloccato le procedure (a spingere il tasto ‘invio’ sul computer deve essere Lucia Morselli e non altri): forse ha ragione ‘radio fabbrica’ quando dice che Lucia Morselli non darà il via libera al pagamento degli stipendi fino a quando i lavoratori saranno in sciopero.
La Uilm attacca Il segretario nazionale della Uilm, Mario Ghini, dice la sua su Twitter, ovviamente nella forma sintetica imposta dal sociale network «Ast stipendi, valutiamo se avviare un procedimento legale per attività antisindacale contro provocazione azienda».
FOTOGALLERY: I LAVORATORI INVADONO LA SUPERSTRADA
Raccordo bloccato E, tanto per cominciare, venerdì sera sono tornati a sfilare per le vie della città ed hanno raggiunto il raccordo Terni-Orte, bloccandolo per tre ore.
E45 in tilt Ma che il tiro sia destinato ad alzarsi si è capito presto: dallo svincolo di Terni Ovest i lavoratori si sono portati fino a quello che collega il raccordo con la E45 ed hanno occupato anche quello.
VIDEO: I LAVORATORI VERSO IL RACCORDO
Le parole per dirlo Ma un modo per raccontare come la città stia vivendo questa vicenda è anche quello scelto dal sindaco, Leopoldo Di Girolamo, che ha sfilato con i lavoratori ed ha poi fatto in modo che arrivassero degli autobus per riportarli indietro quando, intorno alle 23, hanno deciso di togliere i blocchi stradali: dalle acciaierie fino allo svincolo per la E45 ci sono circa dieci chilometri.
VIDEO: LE PAROLE DEL SINDACO IN CORTEO
La correzione di rotta Nella giornata di sabato, poi, Di Girolamo ha invitato i lavoratori – e la cosa non è stata accolta bene – a «rivalutare le modalità di lotta, per compiere fino in fondo il primo passo utile per svelenire il clima. Se ci sono degli spiragli per non continuare il muro contro muro con l’azienda, si percorrano, per far sì che gli stipendi si paghino».
La solidarietà Ormai non si contano più – mentre i commenti contrari sono davvero poca roba – le manifestazioni di solidarietà nei confronti di questa gente che – anche se non mancano tensioni, legate soprattutto alla paura provocata dalla decisione dell’ad di Ast Lucia Morselli di tenere bloccati gli stipendi – anche venerdì sera ha attraversato una città che si preparava alla serata di festa senza provocare il minimo incidente (da sottolineare, perché è giusto, che anche le forze dell’ordine, come è sempre accaduto in città dal 17 luglio ad oggi, ci hanno messo del loro) e anche sulla superstrada, nei confronti di qualche automobilista ‘poco accorto’, non si è andati oltre la canonica salva di fischi e improperi.
VIDEO: RENZO ARBORE ESPRIME SOLIDARIETA’ AGLI OPERAI
Il caso Ilserv E poi c’è, sempre meno chiaro, il caso relativo alla Ilserv-Harsco: la più grande azienda ‘esterna’ che opera in Ast – e le cui attività sono vitali per la marcia degli impianti – alla quale sono state tolte la gran parte di quelle attività e che ha deciso per questo di mettere in cassa integrazione 200 dei 330 addetti. Ast aveva fatto circolare la notizia relativa alla propria disponibilità a ‘stoppare’ il provvedimento e prorogare gli appalti ad Ilserv-Harsco fino alla fine dell’anno. Ma poi non ha mai dato seguito a questo annuncio.
L’appello Della cosa si era cominciato a parlare durante il corteo che ha percorso il raccordo Terni-Orte e il sindaco Di Girolamo aveva espresso l’intenzione di fare un tentativo. Ma Fausto Renzini, per conto del coordinamento regionale di Sinistra Ecologia Libertà, ha deciso di rompere gli indugi e si rivolge al presidente della fondazione Carit, Mario Fornaci: «Come certo saprà – gli scrive – i lavoratori della Ast, impegnati in durissima vertenza a difesa del più importante impianto industriale dell’Umbria, sono oggetto, in questi giorni, di una ingiustificata ritorsione da parte della multinazionale tedesca: questa infatti,senza alcuna motivazione giuridica e senza che vi siano impedimenti pratici, sta omettendo di pagare gli stipendi regolarmente guadagnati».
La richiesta La manovra, insiste Renzini, «può essere facilmente sventata da un intervento della sua e delle altre Fondazioni bancarie umbre , perfettamente in linea con i compiti solidaristici previsti dagli statuti e del tutto privo di costi materiali e di rischi patrimoniali. La Carit e le altre Fondazioni umbre potrebbero cioè, in brevissimo tempo, costituire un fondo straordinario e temporaneo di solidarietà, con l’unico scopo di anticipare ai lavoratori i compensi regolarmente guadagnati e indebitamente trattenuti dalla ThyssenKrupp. Il fondo, naturalmente, sarebbe automaticamente reintegrato, e le Fondazioni interamente rimborsate, non appena la multinazionale tedesca si deciderà a pagare quanto dovuto».

Come 70 anni fà,la ritorsione è il metodo a cui ricorrono.
E’ questo un segnale di debolezza.
Hanno paura che la lotta continui e sono furibondi che altri lavoratori solidarizzino con gli operai dell’AST, a Genova,Milano,Napoli,Livorno, centinaia di lavoratori appoggiano e sosengono la LOTTA! come lo striscione di tanti anni fà dell’Acciaieria:”UNITI SI VINCE”