Ministro Guidi

«Fin dall’inizio di questa lunga vicenda, il governo si è adoperato per ottenere da Ast l’irrobustimento delle prospettive industriali dello stabilimento di Terni rispetto al piano iniziale. Proprio grazie a questa azione, il piano è profondamente cambiato». A parlare, attraverso una nota, è il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi, dopo la notte segnata dalla rottura della trattativa fra sindacati e azienda: «Azienda e sindacato – afferma il ministro – si sono dimostrati troppo rigidi. Il governo intende però continuare ad offrire ogni sostegno per giungere ad un accordo e ad una soluzione che salvaguardi il futuro dello stabilimento».

LA BOZZA DEL GOVERNO: DOCUMENTO INTEGRALE

Il lodo La proposta del governo, ricorda il ministro, prevede «un piano di investimenti di 100 milioni di euro in 4 anni, 10 milioni per la ricerca e lo sviluppo, il trasferimento della linea di laminazione a freddo di Torino, il mantenimento dell’attuale capacità produttiva almeno ai livelli registrati negli ultimi tre anni e la riduzione al minimo degli esuberi previsti dall’azienda».

Punto di vista Federica Guidi ripercorre, dal proprio punto di vista, i passi principali della trattativa: «Dopo diversi incontri senza esito, il governo, sollecitato dalle parti, ha accompagnato progressivamente il tentativo negoziale cercando di agevolare il raggiungimento di un’intesa. In questo non è stato aiutato dalle rigidità manifestatesi che hanno contribuito a mantenere un clima molto difficile in termini di relazioni industriali».

«Sforzo di responsabilità» «Nonostante ciò – aggiunge Federica Guidi – il governo aveva individuato i punti intorno ai quali si sarebbe potuta raggiungere un’intesa, come era stato auspicato in occasione del primo intervento che aveva portato al ritiro della procedura di mobilità, ribadendo anche in questa occasione che avrebbe messo in campo tutte le misure, compreso l’efficientamento dei costi energetici, in grado di aiutare il raggiungimento di un accordo. Anche mercoledì sera, nel tentativo di proporre un accordo quadro, il governo ha richiamato le parti ad un estremo sforzo di responsabilità, finalizzato a proseguire la discussione in un clima meno conflittuale che l’esercizio di atti unilaterali, come avvenuto stamattina, avrebbe inevitabilmente reso molto più difficile».

L’auspicio «Il governo – conclude il ministro – ribadisce la volontà di continuare ad offrire ogni sostegno affinché le parti raggiungano un accordo che garantisca lo stabilimento produttivo, lo sviluppo e l’occupazione dell’Ast di Terni, auspicando che l’avvio delle procedure di mobilità non vanifichi gli sforzi finora compiuti».

Delrio All’Ast, dice il sottosegretario Delrio, «la trattativa è andata male, ma continueremo a insistere Non abbiamo abbandonato le acciaierie e continueremo a insistere».

Serracchiani Il vice segretario del Pd, Debora Serracchiani, commenta così: «Oggi potrebbero partire le lettere di licenziamento per oltre 500 lavoratori delle acciaierie di Terni. Il sito però ha tutte le condizioni per continuare a produrre: il governo non mollerà e continuerà la trattativa per portare a casa il risultato». Quale risultato, poi, si vedrà.

I vescovi dell’Umbria Dalla Conferenza episcopale umbra si esprime «viva preoccupazione per il fallimento delle trattative che interessano i lavoratori dell’Ast di Terni. La rottura rende ancor più grave la situazione sociale e occupazionale dell’intera regione a seguito del paventato avvio della procedura di licenziamento per oltre 500 lavoratori, che porta con sé conseguenze umane e sociali dolorosissime». I vescovi, nell’esprimere vicinanza e solidarietà ai lavoratori e alle loro famiglie, rivolgono «un accorato appello alle parti in causa, ThyssenKrupp, governo, sindacati e istituzioni, affinché riprendano immediatamente il dialogo e le trattative con toni sereni e aperti alla comprensione reciproca per trovare una soluzione equa e dignitosa per tutti, specie per i più deboli della vertenza in atto».

La Cgil Il sindacato parla di «una protervia mai vista prima sui tavoli di crisi come quella dimostrata dai tedeschi della ThyssenKrupp ha impedito la ricerca di ogni possibile soluzione. D’altra parte, l’assenza nella proposta del governo di qualsiasi misura di politica industriale, a partire dalla riduzione dei costi dell’energia, che aiutasse a sbloccare la situazione, ha di fatto reso sterile la mediazione e ha portato all’inevitabile fallimento della trattativa. Non è infatti in nessun modo immaginabile che il risanamento e il rilancio dell’azienda possa avvenire con il taglio dei salari e dei diritti. Ed è questo quello che la ThyssenKrupp voleva e che tutto il sindacato unitariamente ha respinto».

Matteo Renzi Intervistato poco prima della segreteria nazionale del Pd il premier Matteo Renzi si è detto «molto preoccupato» per il fatto che la proposta «offerta dal governo» non sia stata «accettata». Aggiungendo che «le parti sono troppo lontane ancora e che si continuerà a lavorare» per trovare una mediazione.

Le istituzioni La Regione Umbria, la Provincia e il Comune di terni, si legge in una nota congiunta, «prendendo atto del mancato raggiungimento dell’intesa sulla bozza di accordo per la vertenza Ast di Terni predisposta dal governo, ringraziano l’esecutivo per la paziente opera di mediazione svolta al fine di raggiungere un accordo che responsabilmente tenesse insieme la prospettiva industriale del sito siderurgico ternano e la tenuta dei livelli occupazionali, alla luce di istanze emerse nel corso di queste lunghe settimane di confronto. Regione Umbria, Provincia e Comune di Terni esprimono altresì l’auspicio che i contenuti della bozza di accordo elaborata dal governo possa comunque rappresentare la base consolidata per poter continuare il percorso intrapreso e rivolgono un invito pressante a tutte le parti, e soprattutto all’azienda, affinché in questa delicatissima fase del confronto si tenga comunque aperto il dialogo e non si assumano atti unilaterali che rischierebbero di pregiudicare gli sforzi fin qui compiuti, oltre che ‘alzare’ inutilmente la tensione sociale».

La Uilm Secondo il segretario nazionale della Uilm, Mario Ghini,«nel testo proposto dal governo non sono state accolte le richieste delle organizzazioni sindacali, in particolare sul costo del lavoro e sul numero degli esuberi. Inaccettabile poi è la clausola che prevede già da ora il licenziamento dell’eventuale residuo esubero dopo i 24 mesi di Cigs. Anche sui volumi ed investimenti si è continuato a far riferimento al piano del 17 luglio che lo stesso governo aveva ritenuto non condivisibile».

La Cgil Umbria, attraverso il segretario Mario Bravi, ha diffuso una nota in cui si dice «al fianco dei lavoratori che hanno deciso di avviare una dura mobilitazione in risposta all’atteggiamento piratesco di Thyssen e all’incapacità del governo di difendere una produzione strategica per l’Umbria e per il paese». Per la Cgil «è necessario allargare al più presto la risposta all’intera regione e al paese, perché in gioco non sono soltanto centinaia di posti di lavoro a Terni, ma il futuro dell’intera economia regionale e della siderurgia in Italia». Particolarmente duro il passaggio riferito all’esecutivo: «Riteniamo gravissima – afferma il segretario regionale – l’inadeguatezza e l’arrendevolezza dimostrata dal governo Renzi che ha presentato una proposta di mediazione al ribasso assolutamente irricevibile, tutta incentrata sul taglio dei salari e dei diritti. La Cgil dell’Umbria – conclude la nota – è pronta a spendere tutte le sue forze in difesa dell’occupazione e del futuro produttivo delle acciaierie di Terni».

Ugl Il segretario provinciale dell’Ugl, Daniele Francescangeli, ‘spara’ sul governo, definendolo «lontano dalle metodologie di contrattazione sindacale, privo di strumenti costruttivi, incapace di trovare rimedio ad una  vertenza fra le più importanti a livello nazionale e che ha un contesto europeo fra i più rilevanti di questo ventennio. Con le sue azioni – aggiunge il segretario dell’Ugl – il board aziendale certifica che non ha mai avuto la volontà o forse neanche il mandato per trattare sul piano industriale presentato il 17 luglio. Esprimo rammarico per come è stato condotto fino ad oggi il tavolo di una trattativa il cui conto verrà pagato, come sempre, dai soliti noti e dalle loro famiglie».

Senatori Pd Il ternano Gianluca Rossi (Pd), si auspica «che venga fatto tutto il possibile per continuare il confronto tra le parti, che tuttavia non può prescindere da elementi certi e chiari sulle prospettive industriali e produttive delle acciaierie di Terni». Il parlamentare ritiene «strategico, per il buon esito della vicenda, un impegno congiunto del governo nazionale e della commissione europea, per garantire un’adeguata transizione, finalizzata al passaggio di proprietà di Ast, indipendentemente dalle dichiarazioni in senso contrario fatte dall’azienda». Un altro senatore Pd, Miguel Gotor, critica «l’inaccettabile decisione di Ast di riaprire le procedure per il licenziamento di oltre 500 lavoratori. In queste ore – aggiunge – è necessario riprendere il negoziato con le parti sociali. Il governo deve fare uno sforzo straordinario per riaprire la trattativa così da tutelare il lavoro di centinaia di persone e un asset strategico per lo sviluppo industriale del Paese».

Pd Umbria Il segretario regionale del Pd, Giacomo Leonelli, definisce la ‘rottura’ « quanto di più drammatico potesse accadere per Terni, per l’Umbria e per il futuro di centinaia di lavoratori e di famiglie». Per Leonelli « è oltremodo preoccupante che di fronte alla manifesta intenzione del governo e del premier Renzi di portare avanti, con ragionevolezza, la discussione, l’azienda abbia forzato la mano sulla mobilità di 550 dipendenti e sullo stop agli integrativi. Bene ha fatto il governo, sollecitato anche dal Pd, a muoversi con serietà e impegno nel tentativo di trovare una possibile mediazione che salvaguardasse produzione e occupazione e non possiamo che ringraziare le istituzioni locali per aver tenuto il punto nel merito della discussione nell’interesse della regione e dei lavoratori. Ora l’auspicio – conclude il segretario – è che si ritrovi al più presto la strada del dialogo, che l’azienda faccia la sua parte per onorare gli impegni presi in sede europea e che non si alimenti una pericolosa tensione sociale, con il rischio di danneggiare i lavoratori».

FI e FdI Per il capogruppo di Forza Italia in regione, Raffaele Nevi, «arebbe riduttivo, allo stato attuale della vertenza, se le istituzioni umbre si limitassero a ringraziare l’esecutivo per la ‘paziente opera di mediazione’ svolta tra azienda e sindacati. C’è bisogno – afferma Nevi – che tutte le istituzioni umbre si appellino al premier affinché si arrivi ad un accordo. Se necessario Renzi deve mettere in campo anche i suoi canali internazionali e tutto il peso dell’esecutivo. L’alternativa non esiste». Duro anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Alfredo De Sio: «Il naufragio di ogni mediazione possibile è il frutto del combinato tra arroganza della multinazionale e incapacità del governo Renzi a reclamare nelle sedi opportune rispetto per il proprio Paese. Come si può pensare di mediare – si chiede De Sio – se la posizione iniziale  del governo italiano è quella di ribadire la possibilità da parte aziendale di intervenire su esuberi e costo del lavoro e con tutele inesistenti per il futuro? Come ci  si può stupire se la Tk, con un governo imbelle, non receda di un millimetro dal piano presentato a luglio?».

M5S I parlamentari del Movimento 5 Stelle Lucidi, Ciprini e Gallinella, insieme al vicepresidente della camera Luigi Di Maio, alla parlamentare europea Laura Agea e ai consiglieri comunali di Terni, affermano che «il futuro della vicenda deve passare per Terni e che la decisione finale deve giungere dopo una nuova fase di concertazione. Prima che inizi la giostra dello scaricabarile – aggiungono gli esponenti del M5S – Regione, Provincia e Comune devono chiedere al loro vertice politico di bloccare ogni azione riguardante il sito ternano. I sindacati devono invece adoperarsi per definire un piano di ottimizzazione aziendale in sinergia con gli operai e i tecnici e Tk-Ast deve garantire che ogni strada percorribile venga analizzata e studiata per scongiurare errori che, come in passato, hanno penalizzato la città e il suo tessuto sociale e ambientale».

Associazioni di categoria Il sostegno alla protesta dei lavoratori Ast viene anche dalla Confcommercio di Terni. Il presidente Ivano Rulli parla di «stagione peggiore per Terni e per l’Umbria, legatagli evidenti errori della Ue insieme alla malcelata volontà di chiusura delle produzioni da parte Thyssenkrupp, che sembra rispondere più a interessi nazionali tedeschi, piuttosto che a pure logiche del mercato e della concorrenza. La nostra gente – afferma Confcommercio – sa che questa è la battaglia decisiva. Mentre vengono consegnate 537 lettere di licenziamento, le imprese del commercio, del turismo e dei servizi della provincia di Terni sono al fianco dei lavoratori». È il presidente Giuseppe Flamini ad esprimere il punto di vista di Confartigianato Imprese Terni: «Ci troviamo nuovamente a fare i conti con scelte che, come unica conseguenza, porteranno inevitabilmente alla  perdita di posti di lavoro, sia nella grande azienda che nelle piccole imprese dell’indotto. Proprio per ciò che riguarda l’indotto, esprimiamo totale disappunto per la comunicazione relativa alla riduzione dei contratti con le aziende ‘terze’: una scelta semplicemente distruttiva. Una diminuzione del 20% ‘prendere o lasciare’, che metterà in ginocchio molte imprese  e di conseguenza numerose famiglie».

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