di Marco Torricelli
Aspettavano una chiamata. Hanno ricevuto due sberle. Forti. E non deve essere stato stato piacevole. Sì sono fermati un attimo e, magari mordendosi la lingua, i rappresentanti dei lavoratori di Ast – quelli eletti nelle rappresentanze sindacali unitarie – hanno deciso che, vista l’aria, era il caso di ragionarci su per benino. Poi è arrivata pure la terza.
Bellanova Il sottosegretario al lavoro, Teresa Bellanova, nella mattinata di martedì e a margine di un’audizione parlamentare, se n’è uscita con un’affermazione che lascia pochi dubbi: «Sono pronta ad una convocazione anche domattina. Appena capiamo che ci sono le condizioni il governo è pronto. Siamo in una fase di gestione sindacale – precisa il sottosegretario – avendo l’azienda comunicato le procedure di mobilità. Se in 40 giorni non c’e’ l’intesa tra le parti, nei successivi 35 giorni possiamo fare una convocazione. Il governo ha fatto un intervento sulla proprietà che ha risposto che il piano è quello dell’amministratrice delegata Morselli». Amen.
Il vertice Dalla riunione di martedì pomeriggio, dopo una convocazione fatta dal responsabile del personale, Arturo Ferrucci, secondo il quale l’azienda sarebbe intenzionata a ridurre le turnistiche su alcuni impianti, le Rsu del gruppo Ast sono uscite con un comunicato duro: «A fronte della convocazione da parte dell’azienda per oggi pomeriggio e successivamente spostata a domani mattina, che ha come oggetto la riduzione della turnistica nei reparti Acc e Lac, dichiarano che parteciperanno tale incontro per riconfermare la propria indisponibilità a discutere di tutte quelle azioni finalizzate all’attuazione del piano industriale del 17 luglio. Le Rsu del gruppo Ast ricordano che tale discussione è da tempo aperta al Mise, e che doveva trovare come già dichiarato nel comunicato del 17 ottobre scorso una nuova convocazione in sede governativa ai massimi livelli. Le Rsu del gruppo Ast dichiarano fin da subito che ogni azione unilaterale da parte dell’azienda verrà contrastata con iniziative forti già decise ed intraprese subito dopo l’eventuale esito negativo dell’ incontro e informano che tali iniziative, già programmate, verranno comunicate appena terminato il confronto. Le Rsu del gruppo Ast dichiarano inoltre che si stanno adoperando per portare la mobilitazione, il prima possibile, fuori dalla regione Umbria». In arrivo, insmma, c’è una nuova massiccia ondata di scioperi che, fin da mercoledì, potrebbero di nuovo bloccare le acciaierie.
La Uilm Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, intanto fa sapere che «Abbiamo chiesto al coordinatore del sindacato dell’industria tedesco, responsabile per la multinazionale siderurgica che controlla l’Ast di Terni un incontro con la direzione aziendale di ThyssenKrupp da tenersi a Francoforte entro la metà del prossimo mese e la nostra istanza è stata subito accolta».
Renzi La prima sberla era arrivata dal presidente del consiglio. Matteo Renzi, nel corso della riunione della direzione del Partito democratico, lunedì aveva ripetuto che «il governo ha un ruolo di mediazione, il ministro Guidi ha parlato per l’ennesima volta con la proprietà tedesca, continueremo a farlo nelle prossime ore». Ma il premier ha anche sibilato che «una parte dei sindacati gioca la piazza contro il governo e a mio giudizio sbaglia. Perché quella di Terni è una piazza che fa pensare, perché parte dei cittadini si rivolta anche contro i sindacati».
LE CONTESTAZIONI DELLA PIAZZA: IL VIDEO
ThyssenKrupp Il secondo schiaffone, che Renzi aveva forse sperato di poter far passare inosservato, era arrivato attraverso il consueto ‘lancio’ dell’agenzia AdnKronos. «La multinazionale tedesca – è stata la sentenza – ha confermato il sostegno alla linea fin qui sostenuta dal management dell’Ast, che ha aperto una procedura di mobilità per 537 lavoratori dopo il fallimento del negoziato con governo e sindacati».
UN LAVORATORE: «PRENDO I SOLDI E VADO VIA»
La delusione Le Rsu di stabilimento – che erano state chiare nel «ritenere che debba essere riconvocato in tempi rapidi il tavolo governativo», annunciando che «se entro lunedì» non fossero arrivate novità, avrebbero organizzato «tempestive iniziative di lotta tese ad ottenere tale convocazione» – hanno preso atto.
LA MANIFESTAZIONE DI VENERDI’: LE FOTO
Il livello di scontro si alza? Dopo essere stati in riunione per ore, i delegati delle Rsu hanno deciso di riconvocarsi per martedì mattina. E quella in corso non è una riunione qualsiasi. Perché adesso il gioco si fa duro. Quanto duro? Un delegato lo dice sottovoce: «Tutto quello che potevamo fare a Terni lo abbiamo fatto». Che è come dire ‘Roma, stiamo arrivando’. Insomma, mi sa che stavolta, volente o nolente, Matteo Renzi con i lavoratori di Ast ci si dovrà confrontare, magari da lontano. Anche se sarebbe brutto.
Le ditte esterne Tanto più che mercoledì cadrà un’altra pioggia di tegole – belle grosse – sulle teste di altri lavoratori: quelli delle ditte esterne che lavorano in Ast. Tutti i contratti che regolano i rapporti tra quelle ditte e il colosso, infatti, sono stati prorogati proprio fino a mercoledì. Da giovedì tutti i tesserini magnetici che permettono l’accesso ai lavoratori ‘esterni’ potrebbero essere di nuovo disattivati, con una sottile e perversa tattica psicologica che – forse attuata dall’ad Lucia Morselli di sua sponte, o magari nel rispetto di una strategia studiata ad Essen – tende ad accrescere una tensione ormai spasmodica.
La solidarietà varca i confini Il bel gesto dei calciatori della Ternana che, pesante sconfitta a parte, sono scesi in campo per la partita di sabato contro il Livorno con i caschetti da operaio in segno di solidarietà nei confronti dei lavoratori di Ast, ha varcato i confini nazionali. Il quotidiano francese Le Figaro ha infatti dedicato un servizio alla cosa: ‘Solidarietà con i lavoratori, entrano in campo con un casco’ è il titolo dell’articolo.
Il Pd Nella giornata di lunedì, il Partito democratico di Terni ha discusso di Ast nel corso di un ‘attivo’ che, si legge in una nota, «a partire dalla relazione del segretario Andrea Delli Guanti e della comunicazione del senatore Gianluca Rossi, ha ribadito la necessità di riavviare al più presto il confronto per definire una soluzione alla vertenza aperta. Già da luglio abbiamo considerato irricevibile il piano industriale proposto da Tk, e non intravediamo alcuna via di uscita al di fuori di una battaglia unitaria di territorio».
Gli impegni I vertici del Partito democratico spiegano che «consapevoli che la sfida sugli acciai speciali attiene alle strategie industriali del Paese, riteniamo necessario ricercare con le istituzioni locali e nazionali e con le forze sindacali una piattaforma che abbia come priorità la difesa del ruolo strategico di Ast, la salvaguardia dell’occupazione, il rilancio del sistema territoriale. Per questo è necessario un ruolo attivo delle istituzioni a partire dal governo nazionale a cui a nostro parere non compete la sola funzione di mediazione bensì il ruolo delineato nella nota emanata dalla presidenza del consiglio giovedì scorso al termine dell’incontro con le istituzioni umbre».
«Crisi non tradizionale» Secondo il Pd, insomma, «ci troviamo di fronte infatti non ad una tradizionale crisi aziendale, ma ad una vicenda che chiama in causa relazioni sovranazionali ed europee che hanno avuto un ruolo non secondario nel determinare la situazione che oggi ci troviamo a fronteggiare. In questa direzione il Pd promuoverà incontri e confronti con le istituzioni e con le forze sindacali perchè si raggiunga l’obiettivo di una piattaforma su cui confrontarsi su alcuni punti che riteniamo cruciali, in parte indicati nella proposta di accordo del governo, seppur in modo ancora non compiuto».
Gli obiettivi Secondo il Pd ternano, gli obiettivi da perseguire sono «il mantenimento della capacità produttiva e integrata, sia a caldo che a freddo, con l’obiettivo di volumi produttivi adeguati; investimenti che, nel piano proposto da Tk, si limitano a quelli relativi alla linea 5, essendo le altre risorse indicate appartenenti ad una attività di routine e non aggiuntive. Per questo, e per rafforzare i volumi produttivi descritti, sottolineiamo la necessità di aggiungere le risorse per un nuovo laminatoio a freddo; posizionare l’Ast, dal punto di vista commerciale, nel ruolo di back-office marketing sotto l’area Material, fa perdere al sito autonomia e non è coerente con l’obiettivo di potenziare la propria rete commerciale e di rivolgersi a nuovi mercati; la necessità di trovare tutte le soluzioni possibili per la salvaguardia dell’occupazione anche utilizzando lo strumento dei contratti di solidarietà; sul fronte degli impegni delle istituzioni, accanto a quelli sul versante energetico indicati nella proposta del governo si devono corrispondere impegni in tempi certi, nell’ambito del potenziamento e ammodernamento infrastrutturale del Paese, come: il completamento del tratto viario Orte – Civitavecchia e l’ammodernamento e messa in sicurezza del tratto Terni – Orte, la realizzazione del potenziamento del collegamento ferroviario con l’Adriatico (raddoppio della Orte – Falconara), l’ottimizzazione e la messa in rete dei servizi della realizzanda piastra logististica di Terni – Narni, al fine di raggiungere l’obiettivo strategico di vero punto nevralgico non solo della movimentazione delle merci fine a se stessa, bensì vero nodo intermodale strategico dell’area tirrenica dell’Italia centrale».
Leonelli Sulla vicenda è intervenuto, nel corso della direzione nazionale del Pd, anche il segretario regionale Giacomo Lonelli: «Nel rimarcare la massima attenzione del Governo per il futuro delle acciaierie, il segretario e premier Renzi ha voluto porre l’accento, nel suo intervento, sulla crisi di rappresentanza che i fischi indirizzati dalla piazza di Terni, sabato scorso, ad alcuni leader sindacali ha messo in drammatica evidenza. Questo aspetto ci carica di un’ulteriore responsabilità che è quella di essere i depositari, a tutti i livelli, dalla segreteria regionale a quella nazionale, passando per i livelli istituzionali e il governo, delle aspettative di una comunità, che vede in noi l’unico riferimento per una positiva risoluzione di una vertenza dal profilo preoccupante. Proprio per il fatto di essere cuore, gambe e testa di questo Paese e come dimostra la piazza di Terni, il Pd porta un di più di responsabilità nella gestione, politica oltre che tecnica, della vertenza Ast e nella affermazione della strategicità a livello europeo dell’azienda».
Il sindaco Leopoldo Di Girolamo, lunedì, aveva ricordato che «la storia della ‘Terni’ è in gran parte la storia della città, ancora oggi. Qualcuno in questi anni ha messo in discussione questo legame, ha postulato il fatto che la città potesse fare a meno della sua fabbrica, che fosse ora di superare la produzione manifatturiera pesante, a causa delle servitù sociali ed ambientali che provoca, per passare ad altre tipologie di produzione di ricchezze: piccola impresa artigiana, servizi, turismo. Quanto accaduto in questi due anni, e soprattutto quanto visto venerdì, ci conferma invece che tutte queste attività dobbiamo certamente farle crescere ma non allo scopo di sostituire la produzione di acciai speciali, ma di integrarla, fornendo ai nostri giovani alternative di lavoro».
Le contestazioni Nei confronti dei leader nazionali dei sindacati, ha detto il sindaco, c’è stata «la contestazione di una parte dei partecipanti. Un fenomeno che si è verificato in forma anche più clamorosa nei giorni precedenti nei confronti degli amministratori comunali, in primo luogo il sottoscritto. Sono contestazioni che provocano amarezza in chi, in questi due anni e mezzo, ritiene di aver fatto di tutto per cercare di dare una soluzione positiva ad una vicenda così complessa e straordinaria quale quella che sta vivendo Ast. Di aver speso tutto quello che il suo ruolo gli ha consentito di fare. Al di là di quanto, con tutto il cuore, vorremmo fare».
Aumentare la pressione E Di Girolamo era sembrato anticipare i tempi: «Ma quei fischi e quelle urla ci dicono, al di là delle nostre valutazioni, che una parte di cittadini e lavoratori non ritiene sufficiente questo sforzo e questo impegno. Dobbiamo ascoltarli. Provando, tutti insieme, a fare di più. In primo luogo incalzando il governo italiano ad assumere con più forza la difesa dell’interesse nazionale che Ast rappresenta». E la strada sarà proprio quella. Tra poche ore si saprà come.
