di M. To.
Le cose sono due. O quando parlano tra di loro non si capiscono, o si capiscono fin troppo bene. Perché il ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi e l’amministratore delegato, Lucia Morselli, riguardo ad Ast sembrano raccontare due storie diverse.
La convocazione Matteo Renzi aveva detto che avrebbe organizzato lui un incontro – tra venerdì e lunedì – e invece la convocazione arrivata è firmata dal ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi, che giovedì prossimo 6 novembre, alle 10, vuole nel suo ufficio azienda e sindacati. La convocazione, spiega una nota del Mise, «segue l’incontro, avvenuto ieri, tra lo stesso ministro e l’amministratore delegato della Ast Lucia Morselli e la riunione svoltasi stamattina a palazzo Chigi, alla presenza del presidente del consiglio Matteo Renzi, con le organizzazioni sindacali». E la giostra riparte. Senza Matteo Renzi.
Gli stipendi Ma intanto c’è da segnale subito che forse siamo in presenza di una svolta in relazione al pagamento degli stipendi del mese di ottobre, che risultato tutt’ora bloccati. Come annunciato mercoledì a Roma i sindacati hanno dato il ‘via libera’ – e i lavoratori che presidiano le portinerie hanno ubbidito – consentendo l’ingresso negli uffici di quattro impiegate che dovrebbero avviare la procedura di pagamento.
Il ministro Riferendo alla Camera dei deputati dell’esito dell’incontro con l’altra signora, il ministro Federica Guidi ha iniziato spiegando che quella di Ast è una «vicenda di rilevanza particolare e sulla quale hanno pesato e pesano le scelte operate dalla Commissione europea», che «ThyssenKrupp ha denunciato perdite per circa 900 milioni di euro, probabilmente anche per scelte imperfette», in in periodo in cui «le importazioni dalla Cina sono arrivate al 34%» e nel quale «il quadro delle relazioni industriali della società si è deteriorato». E va bene.
Piano inaccettabile Poi ha anche detto che «il piano presentato il 17 luglio era drammatico, prevedeva circa 550 esuberi», con un «serissimo rischio di mantenere in servizio entrambi i forni di fusione», tanto che «il piano venne dichiarato inaccettabile dal governo, che ne ha chiesta la revisione», perché «provocherebbe un ridimensionamento insostenibile per un’azienda che il governo considera strategica». E va bene pure questo.
Le proposte Tanto che «il governo – ha spiegato Federica Guidi – si è attivato nei confronti dell’azienda, chiedendo di valutare la possibilità di limitare l’impatto sul lavoro a 30 milioni di euro, grazie ad un intervento del governo, con un servizio di consulenza dedicato a possibili risparmi energetici», mentre «al piano di investimenti per 100 milioni di euro in tre anni, l’azienda si è detta disponibile ad aggiungerne 10 per il settore di ricerca e sviluppo», oltre al trasferimento «della linea 5 di Torino a Terni, con un investimento di circa 30 milioni di euro». A fronte di questo il governo ha proposto di ridurre i «tagli al personale a 290 unità, da gestire in 24 mesi con la mobilità incentivata». Che, a grandi linee, altro non è che il ‘lodo’ già proposto il 9 ottobre scorso.
‘Caldo’ e ‘freddo’ Il ministro, infatti, ha poi confermato che l’azienda vuole riposizionarsi «verso le produzioni ‘a freddo’, pur senza abbandonare quelle ‘a caldo’», tanto che il governo avrebbe proposto «di mantenere un forno in funzione su 21 turni alla settimana e l’altro in funzione su 15 turni», con una produzione stimata «di circa un milione di tonnellate all’anno». Un quantitativo che, però – è già stato denunciato più volte – non garantirebbe l’equilibrio economico per lo stabilimento ternano.
Esuberi e integrativo Una ‘concessione’ che l’azienda sarebbe disposta a fare, ha detto il ministro «è quella rappresentata dal tener fuori dal numero di 290 esuberi, i giovani che lavorano con contratto a termine e gli apprendisti». Poi ha affrontato la questione del contratto integrativo: «La trattativa non potrà essere mediata dal governo, che non può e non vuole entrarci – ha detto Federica Guidi – ma abbiamo messo a disposizione una sede istituzionale e i ministeri dello sviluppo economico e quello del lavoro potranno collaborare per cercare una soluzione».
L’amministratore delegato Lucia Morselli, invece, fa sapere che «il ministero dello sviluppo economico ha proposto delle modalità alternative per l’implementazione del piano di ristrutturazione e di rilancio di Ast nel rispetto degli obiettivi economici inizialmente definiti. Tali proposte potrebbero essere di supporto per l’individuazione di un percorso alternativo all’ottenimento della prevista riduzione del costo del lavoro di circa 30 milioni di euro l’anno e contemporaneamente garantire l’integrità del sito produttivo di Terni». Che somiglia ad un’altra canzone.
Nuove minacce Soprattutto perché Lucia Morselli «ribadisce comunque che nel caso in cui queste proposte alternative non fossero compatibili con il previsto contenimento dei costi, dovrà adottare le misure previste nel piano già presentato lo scorso 17 luglio». Anche se accoglie «le sollecitazioni del ministro Guidi a proseguire ed a intensificare le trattative in corso con le organizzazioni sindacali, anche presso sedi istituzionali, con l’intento di valutare tutte le opzioni possibili che possano portare al raggiungimento degli obiettivi di ristrutturazione economica e rilancio industriale nel rispetto degli iniziali obiettivi economici definiti e conferma di ritenere necessarie riduzioni di costi, fra cui il costo del personale, per circa 100 milioni di euro». O occhio e croce, non sembrano due versioni che collimano.
Il caso Ilserv Soprattutto perché, poche ore dopo che le due signore hanno dato queste ‘versioni dei fatti’, è arrivata la mazzata su 200 dei 330 lavoratori della Ilserv-Harsco: alla più grande – e le cui attività sono vitali per la marcia degli impianti – azienda esterna che opera in Ast sono state tolte la gran parte di quelle attività e per loro scatta la cassa integrazione, poi ci sarà la mobilità e poi niente più.
Il vertice Il sottosegretario Graziano Delrio e il ministro Federica Guidi hanno parlato di possibile «irrobustimento del piano industriale, con il massimo della salvaguardia delle produzioni, permettendo di tenere accesi entrambi i forni e che riducano al minimo l’impatto sull’occupazione, che l’azienda ha confermato di poter contenere nelle 290 unità, circa 140 delle quali hanno già accettato gli incentivi offerti da Ast. Restano in ballo circa 150 unità che ci stiamo impegnando a salvaguardare».
IL VERTICE DI PALAZZO CHIGI: IL VIDEO E LE FOTO
Trattativa da riaprire Secondo il ministro Guidi, insomma, la trattativa potrebbe ripartire a breve e i sindacati hanno dato la propria disponibilità, ammesso che si parli «di un piano industriale diverso e della salvaguardia e potenziamento del sito ternano. L’azienda, però, deve fare il primo passo, sgombrando il tavolo dalla presenza del vecchio piano. Siamo anche disponibili – hanno detto – a ragionare di contratti di solidarietà e di sacrifici da chiedere ai lavoratori. Ma intanto sarebbe il caso che Ast cominciasse a pagare gli stipendi che al momento sono bloccati».
Marini La presidente della regione, Catiuscia marini, affida ad un post su Facebook le sue considerazioni: «Io sono presidente di Regione dal 2010. Alla presidenza del consiglio c’è stato Berlusconi, Monti, Letta ed ora Renzi. È la prima volta – scrive la presidente – che il presidente del consiglio personalmente si occupa delle acciaierie, e vuole conoscere personalmente la questione, chiede informazioni e chiarimenti e presiede una riunione con i sindacati». È quanto ha scritto la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, in un post sul suo profilo di facebook, nel quale aggiunge «allora mettiamo da parte gli scontri politici e le strumentalizzazioni che attengono ad altre questioni, legittime ma altre, ed occupiamoci per favore della vertenza industriale di Ast. Solo così difenderemo il lavoro davvero».
