di Marco Torricelli
In fondo potrebbe sembrare solo una questione di numeri. Solo che nella trattativa su Ast – che riprenderà lunedì al Mise – quei numeri potrebbero essere messi in colonna in modo diverso da come ci si aspetta.
L’annuncio Marco Bentivogli, segretario nazionale della Fim Cisl ha usato Twitter, poco prima delle 15 di sabato, per dare l’annuncio: «Il 17 novembre a Monaco incontreremo il board della ThyssenKrupp». Sarà quella, forse, l’occasione per conoscere, direttamente dalla multinazionale, quelle che sono le reali intenzioni rispetto allo stabilimento ternano.
I volumi A partire, forse, da quelli che, a proposito di numeri, sono quelli più importanti. Perché, come dice il segretario della Cgil di Terni, Attilio Romanelli, «la sopravvivenza di Ast si avrà attraverso il mantenimento del centro fusorio con volumi che consentano il funzionamento dei due forni», volumi che Romanelli quantifica in «più di un milione di tonnellate anno» e una produzione di ‘freddo’ «intorno alle 700 mila tonnellate». Per questo «necessitano investimenti e una politica commerciale diversa da quella presentata il 17 luglio».
Gli investimenti Ecco, altri numeri importanti sono quelli relativi agli investimenti, perché se gran parte dei 200 milioni annunciati da ThyssenKrupp nel prossimo triennio se ne andranno per il montaggio della linea 5 – quella che s’è mangiata le vite di sette operai a Torino, nell’incendio del 2007 – non ci sarà da stare particolarmente allegri.
I bilanci Poi, ovviamente, ci sono i numeri scritti sui bilanci e non è un caso che il segretario della Uilm, Nicola Pasini chiede «chiarimenti sulle implicazioni di carattere economico e finanziario che la fusione per incorporazione delle controllate Società delle fucine, Aspasiel e Tubificio avranno sui conti ed il bilancio consuntivo di Ast del 2014. Potremmo infatti trovarci di fronte a sorprese di non poco conto visto che c’è molta nebulosità su questo argomento anche in virtù dei vari cambiamenti di assetto societario verificatisi nell’anno in corso».
Gli esuberi Altri numeri sui quali si stanno registrando curiose interpretazioni sono quelli relativi agli esuberi, visto che secondo Ast, ora si dovrebbe parlare di un numero pari a 100 . Perché l’azienda non conteggia già più le 140 le persone che hanno firmato per essere volontariamente inserite nelle liste di mobilità e altre 50 che potrebbero, invece, uscire entro dicembre. Solo che 100, più 140, più 50, fa sempre 290.
I soldi E qui si arriva a parlare di euro, di soldi. Perché mentre si continua ad ipotizzare il possibile incremento dell’incentivo – 20 mila euro in più -offerto a chi vorrà lasciare l’azienda; gli stipendi sono in pagamento, ma la sorpresa – peraltro annunciata – è stata spiacevole: il fatto che Ast abbia considerato non più valido l’accordo integrativo, ha determinato tagli sulle retribuzioni comprese tra i 200 e i 250 euro a lavoratore.
La solidarietà Prosegue,a questo proposito, l’attività dell’associazione di promozione sociale ‘Bethel’, che ha organizzato una raccolta e distribuzione di prodotti alimentari – ‘Aiutaci ad aiutare’ e il motto – a beneficio delle famiglie dei lavoratori: «Nella giornata di sabato – spiega Danilo Lisci – all’esterno di tre supermercati Conad – in via Urbinati, in via Donatori di organi e in via Cesare Battisti – chiederemo ai cittadini, e con noi ci saranno anche alcuni lavoratori, di contribuire con prodotti alimentari di prima necessità alla scorta da mettere poi a disposizione, nella nostra sede di via Fratelli Rosselli 7, di chi vorrà usufruire di questo gesto di solidarietà».
Il ‘commerciale’ Ma, a ben vedere, sempre di numeri si parla, quando si pensa alla struttura commerciale di Ast, cioè a quella ‘sezione’ che deve occuparsi di piazzare sul mercato il prodotto ternano. La multinazionale insiste nel voler centralizzare tutto, i sindacati fanno resistenza e insistono che solo controllando le cose da Terni si potrà essere certi che sulle quote di mercato non si facciano giochetti strani.
Gli appalti Altro esercizio di stile sui numeri è quello rappresentato dai rapporti che intercorrono tra l’Ast e le così dette ‘ditte terze’. Il caso Ilserv-Harsco è emblematico: il taglio dei contratti di appalto provocherà, dome primo risultato, la cassa integrazione per i lavoratori dell’azienda. Il secondo sarà che quegli appalti verranno assegnati ad un’altra ditta esterna (Ecoindustria?) che potrebbe, forse dovrà, assumerne un certo numero. Quanti, e a quali condizioni contrattuali, si vedrà.
La trattativa Lunedì pomeriggio, al Mise, la situazione sarà ben chiara fin dal momento in cui tutti i soggetti in campo si metteranno a sedere: governo e azienda spingeranno per fare un accordo in fretta; i rappresentanti nazionali dei sindacati – che hanno già espresso pareri relativamente favorevoli – non faranno le barricate; quelli delle istituzioni locali potranno solo ricordare che questa comunità ha già pagato abbastanza, in termini di posti di lavoro persi.
Il futuro Il ruolo più delicato resterà appannaggio dei sindacalisti locali. Quelli che poi, da martedì e nei mesi successivi, quando gli effetti reali dell’accordo che si farà al ministero e quando Lucia Morselli potrebbe essere solo uno dei tanti brutti ricordi, si faranno sentite sul serio.
Numeri e persone Ecco perché, in realtà, la questione non è solo ‘di numeri’. Tutt’altro. Dietro a quei numeri ci sono le vite ed il futuro – in un senso o nell’altro – di un sacco di persone. Gente in carne ed ossa. Mica figurine.
