di Marco Torricelli
Alla fine ha vinto lei. Almeno il primo round, di quello che si preannuncia comunque come un match difficile e ancora molto lungo, se lo è senza dubbio aggiudicato una donna. Ed è il ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi.
L’accordo ThyssenKrupp ha, di fatto, accettato di riscrivere il piano industriale. La richiesta di ‘mobilità’ per il personale viene ritirata, il contratto integrativo aziendale resta in vigore e azienda e sindacati si impegnano, fino al 4 ottobre, data entro la quale dovrà essere raggiunto un accordo definitivo, non assumeranno «iniziative unilaterali». Questa, mentre sulle tre pagine dell’accordo stanno mettendo la firma tutti i presenti, è la sostanza. I dettagli si conosceranno più tardi e per lunedì prossimo è già fissato il nuovo incontro, sempre al ministero, per avviare un percorso che dovrà essere a tappe forzate.
Il ‘lodo-Guidi’ Umbria24 è in grado di rendere noto il testo integrale, a parte la premessa di carattere generale, dell’accordo sottoscritto nella notte:
1) La proprietà, le parti sociali e tutte le istituzioni nazionali e territoriali presenti, confermano che “A.S.T.” rappresenta un patrimonio industriale per il Paese oltre che per il territorio nel quale opera. Per questa ragione può e deve continuare ad essere una importante azienda siderurgica capace di competere nel mercato nazionale ed internazionale degli acciai speciali. L’azione coerente di tutti i soggetti interessati, ciascuno per le specifiche responsabilità, è condizione fondamentale per dare concretezza a queste affermazioni e, contemporaneamente, garantire il mantenimento di un clima sociale adeguato alla gestione dei complessi problemi da affrontare in un territorio già interessato da notevoli criticità occupazionali.
2) Il Piano Industriale presentato da “A.S.T. – ThyssenKrupp” lo scorso 17 luglio presso il Ministero dello Sviluppo Economico, contiene indicazioni ed obiettivi confermati dall’azienda e finalizzati al superamento delle difficoltè economiche, industriali e finanziarie. Tali indicazioni (in particolare con riferimento agli obiettivi di riduzione dei costi che l’azienda ha quantificato in 100.000.000 di euro/anno) saranno la base di partenza di un confronto aperto e senza pregiudiziali che potrà comportare anche modifiche del piano industriale.
3) Le parti riconoscono che, in questo quadro, è prioritario e fondamentale il confronto tra le parti sociali con l’obiettivo di giungere rapidamente ad un quadro di riferimento omogeneo ed a soluzioni condivise su: Obiettivi aziendali di medio-lungo periodo (investimenti e rilancio industriale);
– Organizzazione della produzione.
– Miglioramento di efficienza, produttività e qualità;
– Prospettive e dimensione della occupazione sia diretta che indotta.
4) Il confronto si svilupperà nell’arco del corrente mese di Settembre 2014, sulla base di un serrato calendario definito dalle parti, per giungere ad una intesa entro il 04 Ottobre 2014. Gli incontri tra le parti si svolgeranno presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Il primo incontro è fissato al giorno 8 Settembre 2014 alle ore 15 Il Governo eserciterà per l’intera durata del confronto una attiva azione di monitoraggio.
5) In questo quadro, la Direzione Aziendale si impegna a ritirare la procedura di mobilità attivata in data 01 Agosto 2014 e successivamente sospesa, nonché a ritirare la disdetta del contratto integrativo aziendale in atto. La Direzione aziendale si impegna fino al 04 Ottobre 2014 a non attivare altre iniziative unilaterali in conflitto con contratti collettivi di secondo livello in atto applicati. A fronte di questo impegno dell’azienda le organizzazioni sindacali
impegnano a loro volta a non avviare fino al 04 Ottobre p.v. proprie iniziative unilaterali conflittuali su materia oggetto di confronto tra le parti. Al termine del periodo previsto per il negoziato, qualora non fosse stato raggiunto un accordo, le parti attiveranno le prerogative previste dalla legislazione in materia lavoristica.
6) L’azienda dichiara unilateralmente che qualora non si raggiungesse un’intesa entro il 04 Ottobre p.v. si riserverà di attivare una nuova procedura di mobilità.
7) Le organizzazioni sindacali dichiarano unilateralmente che qualora non si raggiungesse un’intesa entro il 04 Ottobre p.v. e nel caso in cui l’azienda avvii una nuova procedura di mobilità porranno in essere tutte le iniziative di mobilitazione conseguenti.
8) Un incontro di verifica generale del lavoro svolto sarà convocato presso il Ministero dello Sviluppo Economico il prossimo 29 settembre e comunque in ogni momento su richiesta di una delle parti.
Guidi decisa Che il ministro – affiancata dal vice ministro Claudio De Vincenti e dal sottosegretario al ministero del lavoro, Teresa Bellanova – fosse decisa ad imporre il suo punto di vista, lo aveva dimostrato fin dalle prime battute del confronto, con la richiesta rivolta alla delegazione di ThyssenKrupp – guidata a sorpresa da Markus Bistram, capo del personale della divisione materials di Tk-Ast, che ha affiancato, a sorpresa, forse anche per lei, l’ad Lucia Morselli – di ritirare, e non limitarsi a sospendere, le richieste di messa in mobilità per 473 lavoratori, lo spegnimento di uno dei due forni di fusione, l’annullamento del contratto integrativo e altre diavolerie varie.
Poletti E un altro ministro, quello del lavoro Giuliano Poletti, ospite giovedì sera della festa de l’Unità ad Orvieto, aveva spiegato – ai microfoni di Umbria24 – che «il governo ha già detto alla Tk-Ast che il piano industriale presentato non è adeguato. Non si può avere un atteggiamento di chiusura assoluta. C’è bisogno di disponibilità di confronto con le istituzioni, tenendo conto dei problemi dei lavoratori. Noi siamo interessati ad investire i nostri soldi pubblici per far lavorar la gente, non per farla stare a casa quindi siamo pronti a sostenere gli investimenti, l’innovazione, tutto ciò che aiuti l’impresa».
GUARDA L’INTERVISTA AL MINISTRO GIULIANO POLETTI
La trattativa Il timing della giornata è stato a tratti surreale, con i rappresentanti del governo prima impegnati in una riunione ‘ristretta’ – durata più di due ore – con quelli della multinazionale, per poi cambiare interlocutori e confrontarsi con quelli delle istituzioni locali (la presidente della Regione, Catiuscia Marini; il presidente della Provincia, Feliciano Polli e il sindaco Leopoldo Di Girolamo) e, in un altro momento, con i sindacati nazionali di categoria. Dopo un altro ‘passaggio’ con Bistram, Morselli & C – che nel frattempo si erano messi in contatto con la casa madre in Germania – è arrivata una prima bozza di proposta: un ‘lodo’ ministeriale sottoposto a tutte le parti in causa. Anche ai sindacati locali.
Parere favorevole Sindacati e istituzioni locali, anche se con grande cautela, hanno fatto capire che, per loro, quella ipotesi era praticabile. A patto che fosse sottoscritta da tutte le parti: una scelta di buon senso, che di fatto ha lasciato il cerino in mano ai tedeschi. I quali, per parte loro, dopo un avvio di giornata che aveva fatto temere un irrigidimento addirittura ulteriore rispetto alla fase preliminare, hanno poi lasciato intravvedere una possibile soluzione positiva. Il ‘lodo’ è stato ulteriormente messo a punto e, all’una di notte, è iniziata la trattativa finale.
Rischio rottura A notte fonda, intorno alle 5, il momento più critico. Lucia Morselli, con una di quelle impennate per le quali è ormai famosa, ha rimesso tutto in discussione e, addirittura, ha rischiato di far saltare il tavolo. Altre due ore di tira e molla e, alla fine, quando ormai dalle finestre del ministero entrava la luce del nuovo giorno, la firma.
Le domande Ovvio che quello che è successo nelle – quasi – 15 ore romane, dovrà essere valutato, con calma, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane – ma probabilmente anche in tempi molto più lunghi – e solo conoscendo il complesso delle proposte che, su questo non possono esserci dubbi, il ministro Guidi avrà messo sul tavolo. Dal tipo di intervento – economico e normativo – che il governo si è impegnato a garantire, dalle possibili implicazioni relative all’applicazione del contratto di lavoro che i sindacati dovranno mediare, dal tipo di collaborazione che dovrà venire dalle istituzioni locali. Ma anche – e qui la faccenda si fa ancora più complessa – dal tipo di exit strategy che a ThyssenKrupp potrebbe essere concessa, dal momento che la sua intenzione di disfarsi delle acciaierie ternane è confermata.
Morselli Chi, dalla giornata-nottata romana, non esce bene è senza dubbio Lucia Morselli. Ma non solo lei, se è vero – come è stato fatto trapelare nei giorni scorsi – che il piano che la multinazionale si è vista costretta a ripudiare, è stato messo a punto fin nei dettagli prima ancora del suo arrivo a Terni: ThyssenKrupp potrebbe, a questo punto, rivedere molte cose.
La vertenza 50 giorni dopo quel 17 luglio, quando ThyssenKrupp annunciò un piano industriale che fu subito giudicato da tutti come «irricevibile», comunque, si riparte da zero. Per ottenere questo risultato ci sono volute proteste forti – anche clamorose e drammatiche – da parte dei lavoratori; ci sono volute prese di posizione chiare da parte dei politici, proposte concrete dei sindacati e un’azione diplomatica intelligente, culminata con una presa di posizione chiara e decisa del governo.
Il futuro Nella giornata di venerdì saranno le assemblee dei lavoratori a dire la loro sull’ipotesi sottoscritta nella notte, ma un fatto non potrà essere, da nessuno, dimenticato o sminuito: quella del 4 settembre 2014 potrà essere considerata una vittoria solo nel caso in cui – dal 5 settembre, oggi – si inizi a ragionare, a Terni come a Perugia e a Roma, su quali prospettive vere e concrete si vorranno dare alle acciaierie di viale Brin. E si inizi a farlo sul serio.
Il dibattito Una prima occasione di approfondimento, intanto, si avrà nel tardo pomeriggio di venerdì: alle 19, alla festa de l’Unità – in corso al parco della Passeggiata – si terrà il previsto dibattito dal titolo: ‘Terni, Italia: quali politiche industriali per il Paese’, al quale prenderanno parte alcuni dei protagonisti della estenuante notte romana. Ci saranno infatti il vice ministro Claudio De Vincenti; la presidente della Regione, Catiuscia Marini; il sindaco di Terni, Leopoldo di Di Girolamo e, con loro, il presidente della commissione attività produttive del senato, Guglielmo Epifani e il senatore Gianluca Rossi.

Qualcuno mi può rassicurare che quello che sta intercorrendo, non faccia parte del iter per il licenziamento, scritto nella nuova riforma Fornero. Poichè i tempi corrispondono.
Tentativo di accordo
Entro 7 giorni dalla ricezione della comunicazione, e su richiesta dei sindacati, si effettua un esame congiunto in cui si cerca una soluzione alternativa. Questa fase non può superare i 45 giorni (23 per licenziamenti di meno di 10 lavoratori). A questo punto il datore di lavoro trasmettere l’esito dell’esame congiunto e le motivazioni allaDTL: questa potrà riconvocare le parti in cerca di un nuovo accordo da raggiungere entro 30 giorni (15 per licenziamenti di meno di 10 lavoratori). In mancanza di accordo, il datore di lavoro attua il licenziamento comunicando per iscritto a ogni lavoratore interessato il provvedimento.
http://www.pmi.it/economia/lavoro/articolo/59202/licenziamento-collettivo-le-nuove-norme-con-la-riforma-del-lavoro.html