di Marco Torricelli
Per il momento è ancora «un’ipotesi di accordo» – da lunedì a mercoledì ci sarà il referendum – ma su quella che era stata faticosamente raggiunta il 3 dicembre scorso al Mise, cala già il gelo. Non tanto, e non solo, per le perplessità dei lavoratori di Ast, ma perché adesso sono le stesse segreterie territoriali dei sindacati a gettarci sopra palate di ghiaccio.
L’incontro Nel pomeriggio di giovedì, visto che il giorno prima le Rsu e il responsabile del personale Arturo Ferrucci non avevano trovato il modo di capirsi, i segretari provinciali si sono visti con l’ad Lucia Morselli. E la faccenda è finita con la signora che si è alzata e se n’è andata. Non prima di aver, racconta chi c’era, «negato anche le cose sulle quali ci si era accordati, verbalmente (il riferimento, tra le altre cose, è ai 180 euro del premio di luglio e che non saranno erogati; ndr), alla presenza del ministro Federica Guidi».
L’inadempienza Alla fine le organizzazioni sindacali non ci vanno per niente leggere e fanno notare che hanno registrato «complessivamente un atteggiamento di potenziale inadempienza rispetto a quanto discusso e definito in sede ministeriale». Inadempienza, mica pizza e fichi.
Le contraddizioni Soprattutto perché, sempre secondo i sindacati locali, «dall’ipotesi di accordo ad oggi, si sono verificati atteggiamenti, da parte del management aziendale, palesemente in contraddizione al ripristino di corrette relazioni sindacali ed industriali».
Ritorno al Mise E per spiegare meglio che aria tira, arriva la bordata finale: «Riteniamo necessario un chiarimento, in sede ministeriale, sul come procedere nella modalità di gestione per fornire a tutti i soggetti firmatari dell’accordo ed ai lavoratori elementi di chiarezza e di certezza». Che suona anche come un richiamo ai sindacati nazionali, visto che la parte del leone, in fase di accordo al Mise, l’hanno fatta loro.
I ‘nazionali’ E la risposta delle segreterie nazionali non si sarebbe fatta attendere: una richiesta di incontro avrebbe già raggiunto le stanze del ministro Federica Guidi e non è per niente escluso che – sciopero o no – già nella giornata di venerdì ci possa essere un primo approccio.
L’indotto Mentre tutto questo succedeva, invece, il coordinamento dei delegati dell’indotto Ast – promosso da Cgil-Cisl e Uil di Terni – giudicava, tutto contento, «un passo in avanti il combinato disposto previsto nell’ipotesi di accordo» perché «per la prima volta nella storia di Ast viene prodotta un’ipotesi di accordo dove si parla dell’indotto e conseguentemente del futuro dei lavoratori che operano in quel contesto».
Il protocollo Anche se, dice il coordinamento, «quanto sopra non è sufficiente a risolvere gli innumerevoli problemi che ha il complesso mondo degli appalti, che sconta un’assenza della legislazione nazionale e di un protocollo provinciale e regionale che regolamenti in maniera definitiva la materia».
Le ditte esterne Tanto più che lo stesso coordinamento dice di «ritenere ancora non conclusa la vicenda delle ditte terze, a partire da quella Ilserv, legate alla filiera del processo e del prodotto dell’Ast e indispensabili al raggiungimento degli stessi obiettivi fissati nell’ipotesi d’intesa del 3 dicembre». E dice che «è necessario predisporre un referendum anche tra i lavoratori delle ditte terze sui punti inseriti nell’accordo che hanno generato questo documento». Anche di questo si parlerà, forse, nell’assemblea auto-organizzata dai lavoratori per sabato pomeriggio.
Ilserv E a proposito dell’Ilserv: l’incontro che si è svolto nel pomeriggio di giovedì a Roma – e che viene definito «di riavvicinamento», dopo le forti contestazioni che hanno caratterizzato i giorni più duri della vertenza – si è concluso, di fatto, con un rinvio alla prossima settimana. Ma con una certezza drammatica: un lavoratore ha perso il posto.
Il licenziamento In seguito agli incidenti che si sono verificati a fine ottobre nella sede di Confindustria, Ilserv ha deciso per il licenziamento in tronco di un suo dipendente. L’operaio, secondo l’azienda, avrebbe messo in atto comportamenti tali da giustificare il drastico provvedimento che, ora, potrebbe essere impugnato dal sindacato di appartenenza del lavoratore, la Fismic, con conseguente ricorso al giudice del lavoro.
Gli esuberi Non si sarebbe invece parlato, nel corso del vertice romano, di quelli che sono i problemi generali: gli esuberi che già nei mesi scorsi Ilserv aveva preannunciato ai sindacati – una cinquantina, pare – e che potrebbero aumentare in seguito alle misure di ‘razionalizzazione’ e insourcing che Ast avrebbe intenzione di mettere in pratica. Nel frattempo, quindi, la procedura di cassa integrazione aperta nelle scorse settimane potrebbe tornare utile, soprattutto per coprire le giornate di mancato lavoro che si verificheranno nelle aree – tipo il forno di fusione e il treno a caldo – che lavoreranno su turnistiche monche.
Il referendum Sono state decise, intanto, le modalità di voto per il referendum sull’ipotesi di accordo – sì, visto quello che sta succedendo suonerà strano, ma questo è ancora il suo nome – del 3 dicembre scorso. Si voterà lunedì e martedì, dalle 11 alle 16 e dalle 20 alle 24; mentre mercoledì i seggi saranno aperti dalle 11 alle 17. E poi sia quel che sia
