Palazzo Donini, sede della giunta

«Censure sproporzionate nei confronti di un testo che ha valore essenzialmente compilativo, e cioè che riunisce in un unico codice l’intero apparato normativo regionale vigente in materia di governo del territori». Palazzo Donini reagisce così all’impugnazione, da parte del Governo, del testo unico sul territorio (la legge 1 del 2015) approvata all’inizio dell’anno dal consiglio regionale. Una legge che negli ultimi giorni aveva sollevato numerose polemiche, a partire da un articolo molto duro su Repubblica dello storico dell’art Tomaso Montanari. La Regione si riserva ora di valutare nel dettaglio i rilievi fatti alla fine di un confronto con il Ministero che nei giorni c’è stato: «Evidentemente – spiega palazzo Donini – i chiarimenti di carattere giuridico forniti non sono stati ritenuti sufficienti a fugare alcuni dei dubbi di costituzionalità».

I MOTIVI DELL’IMPUGNAZIONE

Incontro Nei prossimi giorni ci sarà un incontro tra i tecnici della Regione e il ministro Dario Franceschini, al quale nella serata di ieri si è rivolta la presidente Catiuscia Marini con un tweet: «Le norme – scrive – sono in vigore in Umbria dal 2009. Il Testo unico non innova». In attesa dell’incontro i tecnici dell’amministrazione regionale danno quella che è la loro versione: «Il Testo – dicono – riunisce in un unico codice l’intero apparato normativo regionale vigente in materia di governo del territorio, nato con l’intento di operare una drastica ed efficace riduzione e razionalizzazione del complesso ordinamento regionale, le cui norme avevano superato più volte il vaglio di costituzionalità da parte del Governo».

Sorpresi «Sorprende innanzitutto – è detto ancora nel comunicato – la censura di violazione delle norme del Codice dei beni culturali nei confronti di uno strumento come il Programma strategico territoriale che non prevede, né può prevedere, alcun contenuto di pianificazione ma costituisce un semplice documento a carattere programmatico finalizzato alla definizione di una visione strategica ed integrata del territorio regionale». Altrettanto sorprendente che «ad un siffatto documento venga pretestuosamente attribuito il significato di “grande condono preventivo”».

Piano paesaggistico Quanto alla mancata conclusione dell’iter del Piano paesaggistico, questa non è avvenuta a causa delle «incertezze derivate dai ripetuti e insanabili contrasti sorti tra alcuni degli stessi rappresentanti del Ministero nel comitato redazionale e che ha di fatto vanificato anni di impegno e di lavoro». Un iter che la Regione vuole «portare a conclusione il più presto possibile». Il tutto «nell’interesse dei cittadini e delle imprese senza che ciò significhi in alcun modo abbassare la guardia nei confronti della tutela paesaggio e dell’ambiente che intendiamo proteggere e salvaguardare non meno di quanto ciò stia a cuore al Governo nazionale».

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