«Si tratta di un provvedimento iniquo e punitivo che dietro l’apparente intento di garantire sicurezza e legalità, scarica sui lavoratori autonomi più poveri la responsabilità di un sistema in cui le piattaforme continuano a eludere gli obblighi contrattuali, previdenziali e di sicurezza». Così la segretaria generale di Nidil Cgil di Terni, Barbara Silvestrini, commentando la decisione del Comune di Terni di qualche giorno fa. La giunta infatti ha dato il via libera a una modifica al Regolamento di polizia urbana, che introduce l’obbligo per i rider di dotarsi di un tesserino identificativo comunale per poter effettuare le consegne a domicilio.
Denuncia Nidil Cgil Tuttavia, secondo l’organizzazione sindacale questa decisione sfavorirebbe i lavoratori: «Invece di intervenire sulle aziende del food delivery, si colpiscono i singoli rider, imponendo loro nuovi costi e adempimenti burocratici». Inoltre, per Silvestrini «questo tesserino, che rappresenta a tutti gli effetti una nuova gabella sui lavoratori poveri, rischia di aggravare la condizione di chi già vive in una situazione di precarietà estrema, alimentando discriminazioni e irregolarità. Mentre l’Unione Europea, con la direttiva 2024/2831, si muove per riconoscere diritti e tutele ai lavoratori delle piattaforme, Terni introduce un regolamento che va nella direzione opposta, burocratizzando il lavoro e criminalizzando la povertà, anziché intervenire sui modelli di business elusivi delle piattaforme».
Richiesta del sindacato «Alla luce di ciò, Nidil Cgil chiede al Comune di Terni di ritirare o sospendere l’attuazione della delibera e di aprire un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali, per: garantire la sicurezza alimentare e la tracciabilità attraverso il controllo sulle piattaforme, non sui lavoratori; promuovere l’applicazione del decreto legislativo 81/2008 in materia di salute e sicurezza; favorire il riconoscimento dei rider come lavoratori etero-organizzati, con i diritti e le tutele dei subordinati; promuovere la creazione di uno spazio condiviso, in centro città, per garantire possibilità di ristoro, di utilizzare servizi igienici, riparare i propri mezzi di lavoro e avere adeguata assistenza sindacale per questi lavoratori. “La legalità non si costruisce con nuove tasse sui lavoratori poveri – conclude Barbara Silvestrini –, ma con regole chiare per chi trae profitto dal loro lavoro. Serve una politica che guardi alle cause dello sfruttamento digitale, non ai suoi effetti».
